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LOMBARDIA. MILANO. VERSO L’UNITÀ D’ITALIA: TRA LE STRADE DI ALLORA...


Nella Milano di metà Ottocento

quasi mille osterie e alberghi

Il pittore Hayez aveva bottega in via Della Spiga

C’erano più armerie, calzolai e cappellerie di oggi

Mestieri antichi: 44 fiaccheri (taxisti), 57 offellerie, 28 cavamacchie

I locali di allora ancora aperti: La Rampina, Boeucc, Monzino, Bocca, Cova, Biffi, Marchesi, Borsalino, Medagliani, Grand Hotel et de Milan, La Rinascente, Berti, Savini, Zucca, Hoepli
Milano, 16 marzo 2011. Verso l’anniversario dell’Unità d’Italia, così era la Milano di metà Ottocento, con 6241 attività. In testa c’erano le osterie (430, il 6,9% del totale) con alberghi e bettole (408, 6,5%) in una città aperta al passaggio e agli affari. Poi sarti (310, il 5%), liquori e vini (301, 4,8%), calzolai (206, 3,3%), tessitori (195, 3,1%), carrai (185, 3%) e carbonai (181, 2,9%). Ma c’erano anche agenti di cambio (22) ed artisti (62 tra pittori e scultori compreso Hayez, che aveva bottega in via della Spiga negli anni prima dell’Unità), cioccolatai (60) e venditori di suppellettili religiose (50). 44 i fiaccheri (taxisti a cavallo). Inoltre grandi mercanti, commissionari, spedizionieri e negozianti in coloniali, droghe, lane, cotoni, filati e metalli. E poi arrotini, intagliatori, “apparatori di chiese”, calzolai, cappellai, costruttori di carrozze, sellai, maniscalchi, calcografi, incisori, pittori, mobilieri, mugnai, orologiai, orefici, parrucchieri, tipografi, librai e vetrai. Le donne lavoravano come “cavamacchie (28), lavatrici e soppressatrici (stiratrici)” e sarte. Chi poteva permetterselo, di sera, magari chiamando un fiacchere (taxi di allora), si svagava girando per le numerose bettole, caffè, locande, offellerie (57, con confetti e caramelle), osterie e trattorie. Tra gli imprenditori dell’epoca al posto dell’odierno Brambilla i nomi più diffusi sono Colombo (36), Bianchi (31), Rossi (29), Cattaneo (26), Galli (26) e Villa (26). Queste le attività produttive note alla Camera di Commercio di Milano nel registro dell’epoca.

E se confrontiamo la Milano economica di due secoli fa con quella di oggi? Le bigiotterie ieri erano 20 ed oggi 706, gli istituti finanziari 34 ieri e oltre 2.000 oggi, i fabbri dai 118 di ieri ai 24 di oggi. Ma ci sono settori tradizionali in controtendenza: i calzolai dai 206 di ieri ai 190 di oggi, le cappellerie dalle 94 di ieri alle 39 di oggi, le armerie dalle 44 di ieri alle 19 di oggi.

I simboli dell’Italia oggi più noti: l’inno, il 1861, Dante, il 17 marzo.  L’inno di Mameli, l’anno dell’Unità (1861), Dante padre della lingua, il 17 marzo. Sono i simboli dell’Unità d’Italia più conosciuti dagli italiani, rispettivamente dal 95%, il 92%, il 90% e l’84%. Emerge da un’indagine della Camera di Commercio di Milano su oltre 2000 operatori economici milanesi e lombardi a marzo 2011.   Viaggi in Italia: oltre 9 su 10 hanno visto Milano e Roma, 6 su 10 Napoli. Le più visitate: Milano (93.6%), Roma (91.1%), Venezia (89.6%), Firenze (87.6%), Torino (82.7%), Genova (82%), Bologna (76.4%), Napoli (61.3%). Ma tra milanesi e lombardi il 76% è stato a  Parigi, il 62% a  Londra, solo il 45% a  Palermo, il 39% a Bari e il 23% a Reggio Calabria. Così la Tour Eiffel batte la Costiera Amalfitana, visitate rispettivamente dal 74% e dal 54%.  Attrazioni: Duomo, piazza San Marco, Colosseo. Primi per luoghi visitati il Duomo di Milano (93.1%), piazza San Marco a Venezia (90.1%), le rovine romane e le opere d'arte di Roma (82.7%), la riviera romagnola (77.9%), i musei di Firenze (76.4%), le Dolomiti  (74.3%), Assisi e Gubbio (68.1%). Piatti nazionali: risotto e lasagne col 93% e 92% delle preferenze battono olive ascolane (86.6%), orecchiette con cime di rapa (81.6%), saltimbocca alla romana (75.4%), risotto alla trevigiana (75.2%), pastiera napoletana (75%),  canederli trentini 74.8%, fonduta valdostana (73.1%).

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