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BUON COMPLEANNO ITALIA !!!! SAIMO ARRIVATI A 150 !!

Siamo arrivati a 150!!!
BUON COMPLEANNO  ITALIA!

Le celebrazioni di grandi eventi del passato o di personaggi protagonisti della storia hanno sempre un’origine e un intento rivolti al presente, a giustificazione o a rimedio di una particolare situazione etica, politica o sociale. Le nazioni hanno il loro calendario civile con solennità dedicate agli avvenimenti o alle istituzioni sui quali sono sorte e si sono affermate ed ai quali intendono richiamare costantemente o eccezionalmente i cittadini, calendario che non a caso viene riveduto e corretto a seconda di orientamenti politici, ideologici e sociali che si susseguono. Movimenti sociali e politici iscrivono nelle loro bandiere e nei loro programmi le personalità e i motti dei fondatori o di coloro ai quali intendono fare riferimento, talora persino alterando la realtà storica per utilizzarla ai propri fini.

Celebrare, può essere un modo di essere e di crescere.
Ricordare i 150 anni dell’unità d’Italia rientra nel costume della memoria di un dato fondamentale per la esistenza stessa della nostra Patria nell’indipendenza, nella libertà e nell’identità nazionale.Quando il principe di Metternich disse l’Italia era solo una espressione geografica, non aveva capito una cosa fondamentale che l’Italia era già una realtà poetica-letteraria.
In Italia paradossalmente non è stata la nazione a produrre i versi, ma sono stati i versi a fare la nazione! Oggi nel centocinquantesimo dell’Unità dobbiamo fare il punto sul nostro rapporto equilibrato, organico, ragionevole con la nostra tribolata storia nazionale. La storia della nostra Patria passa anche attraverso la letteratura e non solo dalle battaglie risorgimentali.

Queste sono due facce della stessa medaglia!
Ma forse ciò che ha veramente unito la nostra Patria  è stata la cucina.  Si la cucina è una delle espressioni più profonde della cultura del nostro Paese. Frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da luogo a luogo, la cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. Una cultura attiva, frutto della tradizione e dell'innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare con i nostri comuni valori di italiani.
Leggendo i giornali nelle precedenti settimane mi è sembrato che le “celebrazioni” per il 150° dell’unità d’Italia non si annunziavano affatto tranquille.

E penso che  in senso positivo è bene che non lo siano!
L’evento non va “celebrato” va meditato, ripensato, magari reinterpretato:
150 anni fa fu fatta l’Italia ma non gli italiani!
Certo ci provarono da subito  con la scuola primaria e la leva militare, entrambe obbligatorie, furono le due misure più impegnative e più efficaci del tentativo di “fare gli italiani”. Ma oggi si deve ammettere che erano misure si necessarie ma sufficienti.  A fare gli italiani mancarono anzitutto le premesse morali e culturali. Mancò la giustizia sociale e una seria riforma agraria in un Paese ch’era largamente contadino, mancò uno sviluppo imprenditoriale e industriale equamente distribuito, si preferì rapinare il Sud per sviluppare il Nord, mancò una cultura della solidarietà nazionale in grado di disciplinare sul serio e secondo giustizia l’immigrazione interna e di arginare se non impedire, e si poteva farlo, l’emigrazione all’estero.  Molti nostri  antenati avevano nutrito la sincera speranza di credere nell’ideale della Patria unita, ma oggi, come ci comporteremmo, se avessimo di fronte non dico Mazzini, Garibaldi o Cavour, ma un garibaldino, o un soldato dell’esercito sardo come il nostro Francesco Costantino, in carne e ossa, uno qualunque di quelli che combatterono e morirono per l’Italia?  Non dico necessariamente da eroi, merce rara sin dai tempi di Omero. Penso che sia ingenuo immaginare i garibaldini, come dei patrioti, in un’aura di angelica purezza. Erano in guerra, è la guerra che è sempre brutta!  Ma i soldati sardi e i garibaldini, erano i patrioti che  stavano dalla parte buona, dalla parte che unisce e non divide, che cerca libertà, solidarietà, fratellanza Senza la ricorrenza di oggi non celebreremmo le altre feste nazionali della nostra Patria, 4 novembre, 25 aprile ed il 2 giugno, dobbiamo sempre valorizzare quello che ci unisce come italiani!. 
Celebrare, oggi, allora il 150° anno significa voler ricercare oggi, pur attraverso la riflessione sul cammino compiuto dalle generazioni che ci hanno preceduto, quali siano i caratteri essenziali, il marchio attuale dell’italianità. Il che non significa rispolverare un nazionalismo fuori tempo ovvero rinchiudersi dentro gli angusti confini ideali del proprio Paese, bensì al contrario, consapevoli e sinceramente orgogliosi dalle nostra identità di italiani, capaci di integraci in una comunità europea soprannazionale, insomma mettere in comune la nostra ricchezza umana ed intellettuale per fare crescere l’Europa.  Ricordare e mettere a frutto i 150 anni dell’Italia unita implica dunque un vero esame di coscienza del Paese, culturale, civile, politico, morale. Bisogna fare lo sforzo di aggiornarsi, si potrebbe dire reinventarsi come popolo, non tanto traendo dalla nostra millenaria storia gli insegnamenti per evitare cadute ed errori, ma facendoci carico delle responsabilità civili e morali e di trasmetterle alla generazioni future. Penso che ciascuno di noi individualmente, ma soprattutto ogni componente della società italiana, con gli strumenti che le sono propri, è chiamato a compiere questa operazione collettiva di fare il punto e di stabilire la rotta ravvivando lo spirito di avventura civile e le speranze dei cittadini.
Riflettere e valorizzare l’unità del Paese comporta pertanto dare nuova risposta alla perenne domanda di senso dell’essere italiani, domanda che ogni generazione di italiani si deve porre, nei momenti felici nei quali è quasi naturale rispondere positivamente e nei periodi di crisi, di difficoltà o di perdita di orizzonte come oggi,  ma sempre ben consci che il profilo dell’ italianità dei cittadini non è un dato tracciato una volta per tutte, né la somma di approssimazioni successive nel tempo, ma un obiettivo ed una scoperta da rinnovare continuamente, perché l’Italia  la nostra Patria deve essere sempre il nostro desiderio e la nostra aspirazione di servirla per renderla sempre migliore. 
W l’Italia, Buon compleanno a Te e a tutte le persone  che vi abitano e che ti vogliono bene!
 

Fonte.  Giorgio  Cortese
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