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NAPOLI. OVIESSE OBLIGE' I DIECI SAGGI ALLA CORTE DEL PRENCE NAPOLETANO

QUADRO ARTE

Oviesse oblige! Le risultanze del consulto dei dieci saggi alla corte del prence napoletano

Diceva un saggio d’altri tempi, Seneca: “Le idee migliori sono proprietà di tutti”. Ed infatti è vero e forse hanno così pensato anche i nostri saggi moderni. E qui mi sovviene una fantastoria.    A quel tempo in Gonzonia regnava un prence napoletano di mezza nobiltà, non come Totò per il quale “noblesse oblige”, per il nostro prence il motto era: “oviesse oblige”.  Così per chiarire l’oscura situazione in cui Gonzonia versava, anche in seguito al suo operato nefando, il prence in fase di dipartita chiamò al suo capezzale dieci saggi che illuminassero il paese sul bene e sul male del suo settennato poco assennato. I dieci lì riuniti ponderarono i fatti e fra di loro si dissero: ”Se diciamo la verità affermandola da saggi la gente direbbe: guarda un po’ questi arroganti che si credono saggi.. Se invece diciamo che non siamo in grado di dire la verità, come 10 pazzarielli qualsiasi, la gente direbbe: guarda un po’ questi ignorantoni che si definiscono pure saggi”.  Allora i 10 poveretti per non scontentare nessuno, e nemmeno il loro prence che li pagava fior di quattrini, trovarono un escamotage, un inciucio fra loro, ne sortì una mezza verità, tale e quale avrebbe potuto immaginare qualsiasi abitante di Gonzonia. Insomma i dieci saggi unitamente stabilirono quelle cose giuste da fare, che anche l’ultimo gonzo avrebbe capito da sé. Ed ecco le conclusioni. Gonzonia è in crisi, quindi i cittadini gonzi sono a rischio lavoro ed è meglio che emigrino; lo stato è iniquo e le tasse sono troppe e strangolano la libera imprenditoria ma non si possono abbassare altrimenti mancano i soldi per le spese inutili; la scuola non funziona e aumenta l’abbandono scolastico, andatelo a raccontare alla principessa Gelmina che l’ha così ben diretta; le donne sono discriminate sul lavoro ed in più debbono occuparsi della famiglia, però obbligatorio è il doppio lavoro pena la fame; la svendita dei beni immobili e degli enti del regno adesso non conviene, perché i prezzi sono bassi (senza considerare che proprio gli acquirenti -la grande finanza- ha fatto abbassare i prezzi per poter comprare a due petecchie); il reddito minimo garantito non è attuabile perché lo stato sperpera a destra ed a manca e deve pagare i debiti ai banchieri che gli prestano la moneta (di signoraggio bancario meglio non parlarne affatto).  Insomma queste sono alcune perle di saggezza partorite dai 10 saggi riuniti dal prence in uscita. Visto il risultato soddisfacente anche il pontefice massimo Franceschiello ha deciso di chiamare un gruppo di saggi per decidere sulle cose utili alla chiesa, che persino un curatello di campagna saprebbe dire. Non so perché mi sovviene di un altro detto: “Non sono mai stato l’autore di nulla, perché ho sempre pescato le cose che passavano nell’aria.” (Nicanor Parrà)

 
Paolo D’Arpini
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