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MILANO. LUXURY SUMMIT 2019

LUXURY SUMMIT 2019 coverMILANO

LUXURY SUMMIT 2019

ORGANIZZATO DA 24 ORE BUSINESS SCHOOL

CON IL SOLE 24 ORE

 

Nell'anno che vede il ritorno dell'ecologia al centro del dibattito pubblico, insieme alle novità in ambito tecnologico, il Luxury Summit, organizzato da 24ORE Business School in collaborazione con Il Sole 24 Ore, si è concentrato su: i trend e i cambiamenti nel settore dell'alto di gamma, la globalizzazione dei mercati, i nuovi strumenti finanziari, lo sviluppo della multicanalità, il crescente ruolo della tecnologia, gli effetti dell'economia circolare sul mondo del lusso. Il lusso è esperienza umana, l’hi-tech non basta” La questione è trasversale, planetaria, perché la digitalizzazione sta comportando la trasformazione di ogni attività industriale “dal fashion all’automotive, e non solo” e di ogni tassello della filiera, perché “le smart factories si accompagnano allo smart banking e allo smart retailing“. Gert Leonhard è un futurologo (“ma non faccio previsioni, osservo il presente per comprendere le trasformazioni dei prossimi anni”), saggista di recente autore del titolo Humanity Vs. Technology. Intervenendo, si sente in dovere di precisare il rapporto tra sfera umana e sfera tecnologica, che va letta in maniera simbiotica e non conflittiva.

LUXURY SUMMIT 2019

A Milano  presso la sede del Sole 24 Ore, in Viale Monte Rosa 91.

Da un decennio il summit si propone come spazio di confronto sul mondo del lusso: e quindi della moda, del beauty, ma anche del design e del foo; un mercato che vale quasi 1.200 miliardi di euro e che è continuamente esposto a sollecitazioni, che arrivano dalla rete e dai nuovi consumatori.“Una macchina può scrivere buona musica, perché è un’attività che ha a che fare con la matematica – spiega Leonhard -. Ma non saprà mai comporre musica grandiosa. La tecnologia supera l’intelligenza umana quando si tratta di logica. Ma non può uguagliarla quando si parla di sentimenti e sensazioni umane”. Per le imprese del lusso, sollecitate dalla rivoluzione digitale e dalle sue conseguenze, la questione è centrale. “Innanzitutto, perché l’innovazione va ben declinata – argomenta il futurologo -. La questione non è solo cosa è possibile tecnicamente fare, ma anche il perché. Il cliente va attirato, ma non va forzato. Il tema della sfiducia verso le piattaforme tecnologiche è forte: il cambio della percezione di Facebook presso il grande pubblico è esemplare”. Non è possibile, insomma, immaginare un’industria del lusso governata in tutto e per tutto dall’intelligenza artificiale e dai big data. Quale rimane il valore aggiunto dell’elemento umano? “Le macchine non costruiscono relazioni, ma sono le relazioni a determinare la felicità umana – conclude -, mentre il lusso non è solo un prodotto, è un’esperienza. Con un valore della manifattura di lusso che nel 2018 ha superato di poco i 9 miliardi di euro e che, per quasi il 70% (circa sei miliardi, contro i cinque del 2012), è destinato alle aziende italiane mentre per un terzo (3 miliardi circa) ai big player stranieri. Che a sua volta ha certificato lo stato di buona salute del mercato del lusso: a fine anno le vendite dovrebbero registrare un +8 per cento. La ricerca, condotta su un campione di 110 aziende italiane con ricavi superiori a 50 milioni di euro, che nel 2018 hanno registrato un fatturato complessivo di 42 miliardi, ha evidenziato che il lusso non può più fare a meno del made in Italy: «Ottantacinque imprese su 100, un numero in crescita del 12% rispetto a quello del 2018, confermano di produrre entro i confini nazionali»

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