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MILANO. LA SAGGEZZA DI AMBROGIO

SANT AMBROGIOMILANO LA SAGGEZZA DI AMBROGIO

di Paolo Pivetti 

MILANO “Non cercare mai moglie a nessuno, e non fare raccomandazioni per chi vuol entrare in uffici pubblici.” Questi saggi consigli, così adatti anche ai tempi nostri, sono di sant’Ambrogio, nostro patrono, che fu vescovo di Milano dall’anno 374 al 397 dell’Era Cristiana. Ma prima di esser nominato vescovo, Ambrogio a Milano era un magistrato in carriera.  Ascoltiamo la sua voce: “Il bravo giudice non agisce d’impulso, né per interesse personale. Non porta niente da casa sua già fissato, ma giudica soltanto secondo le prove. Obbedisce alle leggi ed esamina serenamente le cause. Quanta incrollabile obbiettività richiede il giudicare!” E non sono anche queste parole di grande saggezza, tanto attuali per la Milano di oggi?

Quando improvvisamente, e contro la sua stessa volontà, fu nominato vescovo, si rivolse subito ai suoi fedeli con umiltà pragmatica e grande franchezza: “Gli uomini imparano prima di insegnare. Ma a me non è capitato così. Perché strappato dai tribunali e fatto sacerdote, dovrò cominciare a insegnarvi ciò che nemmeno io ho imparato. Devo dunque imparare e insegnare insieme.” E come seppe insegnare! In un’epoca di dissolutezza morale sostenne il valore della verginità, anche per difendere la figura della donna, troppo spesso ridotta a puro strumento di piacere.  Ma la sua predicazione non ebbe all’inizio molto successo presso le fanciulle milanesi; lo ebbe invece presso le giovani di città vicine, attirate a Milano dalla sua fama. “Se predico qui e persuado altrove - ebbe a dire un giorno alle sue fedeli - dovrò andare altrove per veder di persuadere voi.” Qualche anima bella del tempo lo accusò perché la sua difesa della verginità avrebbe potuto suonare critica al matrimonio, con rischio di calo demografico, e lui rispose: ”Io condanno chi sconsiglia il matrimonio. Infatti non potrebbero esservi vergini se non vi fosse chi le mette al mondo.”

Grande saggezza, raffinato humour: vero spirito ambrosiano. Fortunata quella città che ha per patrono un grande saggio.

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