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MILANO SI RACCONTA A CURA DI PAOLO PIVETTI

PAOLO PIVETTIUna fonderia napoleonica

tra i segreti di Milano 

di Paolo Pivetti  

Tra i segreti di Milano, e sono in pochi a saperlo, c’è una fonderia napoleonica. È una storia curiosa, e per raccontarla dobbiamo portarci in un vecchio quartiere della città, che si chiama Isola. Perché “isola”? Perché l’avvento della ferrovia, all’inizio del Novecento, tagliò la comuncazione diretta col centro, trasformando questo ricco agglomerato di case e di chiese in un’”isola”. FONDERIE NAPOLEONE MILANO

Il monumento più noto dell’Isola, e anche il più glorioso, è il santuario di Santa Maria alla Fontana. Qui una fonte miracolosa dispensava le sue grazie ai devoti sin dal Quattrocento. Santa Maria alla Fontana, che, pur dopo le trasformazioni dei secoli tuttora si può ammirare insieme col suo chiostro a emiciclo, fu retta prima dai Certosini poi, a partire dal Settecento, dall’ordine di S. Francesco da Paola. Il luogo, fuori dalle antiche mura Spagnole, era fiorente di agricoltura e di attività contadine. I religiosi, per collegarlo col centro della città, realizzarono persino un grande viale che collegava la basilica alle mura di porta Volta; forse il tracciato era quello che oggi ritroviamo tra via Borsieri e corso Como.FONDERIE NAPOLEONE MILANO.2 Allora, in quello scorcio di fine Settecento, il quartiere non era ancora un’”isola”, la ferrovia era di là da venire. Ma proprio in quegli anni, prima del treno, arrivò un visitatore ben più temibile: nientemeno che Napoleone. Al termine della Campagna d’Italia, tra il 1796 e il 1798, Napoleone sceglie quella zona decentrata come centro di rifornimento per le sue truppe di stanza a Milano. Espropria la basilica di Santa Maria alla Fontnana, il convento, tutte le costruzioni religiose, e vi insedia le salmerie: carri, quadrupedi, e tutto ciò che serve per il trasporto di armi, munizioni e viveri. Napoleone requisì anche le campane della basilica e delle chiese vicine e decise di fonderle per farne cennoni. Ma per far questo gli serviva una vera e propria fonderia. Nessun problema: alcuni locali del convento vennero adibiti all’uopo. Dopo la campagna militare, nel 1806 Eugenio di Beuharnais, viceré d’Italia, affidò alla famiglia Manfradini quella che sarebbe divenuta un’importante fonderia d’arte: la fonderia Napoleonica Eugenia. Qui per tutto l’Ottocento vennero prodotte importanti opere di scultura, monumenti che che sono tuttora presenti nella città. Tra questi, il monumento equestre a Vittorio Emanuele II opera di Ercole Rosa, che tuttora si fa ammirare e fotografare dai turisti in piazza del Duomo. FONDERIE NAPOLEONE MILANO.1 

Un’officina dove il bronzo delle campane requisite a varie chiese e santuari veniva fuso in cannoni per l’esercito del condottiero che nel frattempo conduceva la sua Campagna d’Italia.

(Articolo che troverete a fine aprile 2013 sul Magazine  MILANO 24ore news) 

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