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LA GRANDE ESPOSIZONE DEL 1906 ....a cura di PAOLO PIVETTI

expo 2006LA GRANDE ESPOSIZIONE del 1906,

NONNA dell’EXPO

di Paolo Pivetti

MILANO: In tempi di Expo sarà bene ricordare che Milano non è nuova a grandi imprese del genere. Torniamo indietro di poco più di cent’anni e troviamo la Grande Esposizione Universale di Milano del 1906. Il mondo aveva appena messo piede nel nuovo secolo. Impazziva in tutto l’Occidente l’euforia gioiosa della Belle Epoque; c’era una specie di felicità nell’aria, una felicità ingenua alimentata dal mito del Progresso. Potremmo dire oggi col senno di poi, una felicità incosciente, visto tutto quello che è successo dopo, in quel secolo che si rivelò terribile. Ma allora, in un’Europa ricca come mai di fermenti, mentre Pelizza da Volpedo dipingeva il Quarto stato, Giacomo Puccini rappresentava Madama Butterfly, Thomas Mann pubblicava I Buddenbrook e Anton Cechov dava alle scene Le tre sorelle, Claude Monet dipingeva il Bacino delle ninfee, Joseph Conrad scriveva Cuore di tenebra, Arnold Shonberg inventava la musica dodecafonica e a Parigi Picasso e Braque fondavano il cubismo. Di lì a qualche anno a Milano Umbero Boccioni avrebbe anticipato il futurismo con la sua celebre Rissa in Galleria. E proprio Milano volle un evento che la consacrasse metropoli internazionale: volle una Grande Esposizione Universale. Ad alimentare l’euforia del momento c’era l’impresa, titanica per i tempi, del traforo ferroviario del Sempione, allora il più lungo del mondo, che avvicinava Milano e l’Italia all’Europa: proprio a quest’impresa fu dedicata la Grande Esposizione. In quegli anni Luca Beltrami stava completando il restauro del Castello Sforzesco, che egli stesso aveva salvato dalla distruzione, opponendosi al Consiglio Comunale che era sul punto di abbatterlo. PAOLO PIVETTIE la torre centrale del Castello che noi tuttora ammiriamo, ricostruita dal Beltrami al posto di quella antica del Filarete crollata da secoli, divenne il centro della Grande esposizione. Che occupò tutto lo spazio dell’attuale Parco, più una seconda sede distaccata, dove sarebbe sorta anni dopo la Fiera. Un’avveniristica ferrovia sopraelevata collegava le due sedi. In omaggio all’impresa del Sempione i padiglioni, tutti decorati di Vittorie alate, Mercuri e simboli dell’industria e del commercio, erano dedicati in gran parte al tema dei trasporti: Trasporti terrestri, marittimi, fluviali, aeronautici. Le nazioni partecipanti furono 40, i visitatori cinque milioni: un record per i tempi. Il Novecento, visto da Milano, mostrava un’alba piena di promesse. Speriamo che per questo nostro nuovo secolo, e nuovo millennio, anch’essi salutati da un’Expo, le cosa vadano un po’ meglio.

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