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MONSERRATO. BUON COMPLEANNO FABER

MIELE AMARO IL CIRCOLO DEI LETTORI

presenta

BUON COMPLEANNO FABER

non una cover, non un omaggio e nemmeno un ricordo

BUON COMPLEANNO FABER 

Sabato 22: ore 20,00, Monserrato,Casa della Cultura,   

apre la serata la video testimonianza di Teresa De Sio per BC Faber 2014

“…..visioni di anime contadine in volo per il mondo…..”.

Presentazione de “Il popolo che manca”, libro di Nuto Revelli e docu-film di Andrea Fenoglio e Diego Mometti. Incontro con Marco Revelli.

Contributo musicale di Roberto Palmas 

 IL POPOLO CHE MANCA – FILM

di Andrea Fenoglio e Diego Mometti

  • Premiato al 28° TORINO FILM FESTIVAL
  • Premiato al 59° TRENTO FILM FESTIVAL

La fame, l”emigrazione, l”abbandono delle montagne e l”avvento di un nuovo mondo: un grande affresco di storie, un intenso documento che prende avvio dalle originali testimonianze di  contadini e montanari delle valli cuneesi raccolte da Nuto Revell “Il Mondo dei vinti” e “L”anello forte” per poi intrecciarsi a quelle dei loro discendenti, uomini e donne contemporanei ancora cittadini di quelle terre trasformate. Voci di ieri e di oggi che si mescolano alle immagini del paesaggio cuneese: un territorio fatto di resti, cicatrici, cimeli che visualizzano le distanze e le correlazioni tra la civiltà  contadina e il presente post-industriale. Così  il film mostra un susseguirsi di tracce: vestigia delle borgate montane e stratificazioni del paesaggio rurale che si intrecciano a fabbriche abbandonate, ruderi dell’abusivismo edilizio, capannoni commerciali nati già  relitti. Una ripresa e attualizzazione dei grandi temi revelliani che attraversano tutto il ‘900 e arrivano ai giorni nostri segnati dalla difficoltà  politica e sociale di ordinare e guidare trasformazioni epocali. Un materiale sonoro preziosissimo quello registrato da Revelli che riporta all’attenzione un mondo dimenticato e che qui acquista un ulteriore valore profetico e un’intensa forza evocativa.

IL POPOLO CHE MANCA – di Nuto Revelli (Einaudi)

In un inedito racconto corale Il popolo che manca presenta le testimonianze piú suggestive - dal valore letterario e antropologico insieme - della antica vita agropastorale raccolte da Nuto Revelli. Erano gli anni dell'industrializzazione accelerata e dello spopolamento di intere aree delle campagne del Nordovest e delle montagne alpine in cui si consumò un vero e proprio «genocidio culturale», come è stato definito, distruggendo in poco tempo mondi secolari, comunità, tradizioni e paesaggi. Di quel cosmo che appare cosí remoto queste voci costituiscono l'unico, flebile e struggente tramite. Nel percorso tracciato dal Popolo che manca si è scelto di riunire le memorie piú profonde (talune integralmente inedite) dell'insieme dei protagonisti dell'epopea revelliana (i contadini del Mondo dei vinti ma anche le donne dell'Anello forte), con l'intento di fissare, entro una maglia piú larga possibile, l'intera gamma delle forme (talvolta anche crudeli) della vita quotidiana del tempo: segnata da poveri sogni di esistenze dominate dalla precarietà alimentare e dalla paura, e tuttavia forte, in parallelo, di saperi e di elaborate pratiche di sopravvivenza consolidate nei secoli. Sono racconti stranianti che ricostruiscono il mondo del lavoro, la medicina popolare, il gioco d'azzardo, il regime alimentare, il parto e le pratiche matrimoniali consegnandoci, insieme, un universo di valori e convinzioni etiche popolato non meno di visioni ultraterrene, sacre e profane: disseminato, come è, di streghe, le masche, preti stregoni con i «libri del comando» e folletti dai nomi colorati (il ciulest). Nel rimescolarsi delle storie, sospesi quasi fra la terra e il cielo, i mondi naturali si animano, i morti vagano nelle notti autunnali, uomini e donne si trasformano in capre, lupi, cani. È un universo periodicamente nomade in cui folle di ragazzini valicano ogni anno il confine, per «affittarsi» nella vicina Francia: chi, le ragazzine, a raccogliere le violette per il mercato di Londra e Parigi vendute dalle romantiche fioraie di Chaplin, chi, i giovani, a lavorare nelle biancheggianti saline di Hyères, dove il contatto con la pelle brucia la pianta dei piedi e di notte, nelle baracche, si odono cantare les Italiens.

MARCO REVELLI, Storico e scrittore. È nato a Cuneo il 3 dicembre 1947. Allievo di Norberto Bobbio, laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Torino, è professore ordinario di Scienza della politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale «A. Avogadro». Tra i suoi interessi di studio, la ricerca sul rapporto tra forme della politica e strutture socio-produttive, Ha dedicato anche ampia attenzione alla ricostruzione della cultura liberal-democratica di derivazione gobettiana. Si è occupato, in modo non accademico, degli aspetti contemporanei della xenofobia, dell’esclusione e del pregiudizio razziale, concentrandosi soprattutto sulla discriminazione nei confronti dei Rom e sulla scandalosa realtà dei «campi nomadi». Contemporaneamente partecipa, con la Fondazione Nuto Revelli Onlus, al progetto di ricupero di una borgata abbandonata in Valle Stura, Paralup, il primo rifugio partigiano dove nel settembre del 1943 nacque la banda Italia libera, sotto il comando di Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco. Attualmente presiede la Commissione d’indagine sull’Esclusione sociale (CIES) e dirige il Centro interdipartimentale per il Volontariato e l’Impresa Sociale (CIVIS), costituito presso l’Università del Piemonte Orientale. Tra le sue opere principali: Lavorare in Fiat, Garzanti 1989; Le due destre, Bollati Boringhieri 1996; La sinistra sociale, Bollati Boringhieri 1998; Fuori luogo, Bollati Boringhieri 1999; Oltre il Novecento Einaudi 2001 e 2006; La politica perduta, Einaudi 2003; Sinistra Destra, Laterza 2007 e 2009. Ha inoltre curato e introdotto il Meridiano dedicato a Norberto Bobbio, Etica e politica, Mondadori 2009. Nel 2010 Ha pubblicato per Chiarelettere "Controcanto".

ROBERTO  PALMAS é laureato in Pedagogia con una tesi in Storia della musica. Dopo un avvio da autodidatta,  intraprende lo studio della chitarra lassica. Nel 1976 si dedica all’elaborazione della musica sarda con Suonofficina (gruppo d’avanguardia negli anni settanta) con cui, nel  1979, incide il disco Pingiada (Fonit-Cetra). Dopo un secondo disco con Suonofficina, Roberto esplora, con varie formazioni,anche  la bossa nova e la musica popolare italiana. Il suo percorso discografico e concertistico prosegue con concerti in festival e teatri di tutta Europa, intervallati da importanti incisioni discografiche. Per  brevità ricordiamo solo la collaborazione “live” col sassofonista Hector Costita, "l'incontro" con Fabrizio De André e la condivisione dello stesso palco con Martin Carthy, uno dei padri della musica celtica.  Dal  2001 si dedica alla composizione di musica originale testimoniata dall’incisione di Mani come nuvole (2002), Lo spirito della terra (2004)  e Ripartenze (2008), dischi scritti ed eseguiti per sola chitarra, ricevendo consensi in svariati concerti, e recensioni favorevoli da  parte della critica specializzata nazionale. Nel  2010 compone le musiche originali del film di Peter Marcias “Liliana Cavani, una donna nel cinema”, presente alla 67° Mostra del Cinema Di Venezia. Dal 2012  collabora con l'attore e cantante Antonio Volpi con cui propone, in vari teatri della Sardegna, lo spettacolo Metti una sera  a Napoli, scritto e ideato dallo stesso Volpi.  Contemporaneamente  prosegue la propria attività con concerti solistici. Ha studiato con maestri quali Jorge Cardoso, Yvon Duflot, Javier Hinoijosa,Ferdy Perez.

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