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SICILIA. CATANIA. PACHINO, FIGLIA DELL’EMIGRAZIONE

 

 

Tra le tematiche approfondite nei due giorni di studio

le dinamiche migratorie

che diedero origine alla città.

E dalla ricerca storica emerge il colore di vicende

 in cui il  folclore si innesta con la società

20 e 21 maggio 2011

 

PACHINO –Corsi e ricorsi storici saranno alla base dell’analisi dei due giorni di studi, convegni e dibattiti che si svolgeranno venerdì 20 e sabato 21 maggio 2011, organizzati dall’associazione culturale Ikana e patrocinati dal Comune di Pachino, Assessorato alla Pubblica Istruzione, in occasione del 250°anniversario della fondazione della città.

Due giorni intensi, riuniti sotto il titolo Il territorio di Pachino dall’antichità ai nostri giorni: prospettive di ricerca e di valorizzazione”, che vedranno succedersi numerosi e prestigiosi relatori nel campo della storia e della ricerca, uniti dalla certezza che per costruire un futuro migliore è al passato che occorre guardare, rintracciandone le vie che si sono fatte carico della storia.

Tra i focus a cui rivolgeranno la propria attenzione alcuni relatori, in particolare, le dinamiche di fondazione della città pachinese, che potrebbe rintracciare grande importanza nel fenomeno migratorio. Grande importanza per la città pachinese, infatti, ebbero i trasferimenti di migranti maltesi sulle coste del sud est siciliano, che popolarono l’antico Feudo Scibini.

«Il mar Mediterraneo nel 1767- spiega Rosalba Savarino, relatrice del convegno-, allora come oggi, non sembra aver mutato la suo fisionomia e la sua funzione. Il mare è attraversato da imbarcazioni diverse e mette in collegamento la costa siciliana con l’arcipelago dei cavalieri, è solcato da imbarcazioni che trasportano non solo merci ma anche uomini, uomini che lasciano la propria terra per trovare altrove fortuna, rappresenta la speranza di un futuro migliore. La migrazione di popolazione è un filo rosso che attraversa nono solo il mare Mediterraneo, ma anche le campagne siciliane. Pachino fu fondata da povera gente che, non reggendo il peso di una congiuntura sfavorevole, fuggivano dalla città di origine alla ricerca di un luogo dove ricominciare, attirati dalla prospettiva di una casa e di un pezzo di terra da lavorare. Ed i coloni rappresentarono un serbatoio indispensabile di manodopera, forza lavoro, gente adulta e produttiva». La scrupolosa ricerca archivistica tenterà nei due giorni di dare un nome, se non un volto, ai Caronte che, in modo indiretto, contribuirono alla fondazione della città.

 

Tre le sessioni previste: quella archeologica, quella moderna e quella contemporanea, introdotte rispettivamente dai docenti Lorenzo Guzzardi, Lina Scalisi e Salvatore Adorno.

Le conclusioni e i dibattiti finali, invece, saranno coordinati dal docente universitario Francesco Tomasello,da Carlo Truppi,  Preside della Facoltà di Architettura di Siracusa Università degli Studi di Catania e  da Giuseppe Barone, Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Catania.

 A seguire si svolgeranno delle visite guidate nelle zone più significative del territorio pachinese, tra cui contrada Cugni contrada Morghella Vulpiglia, con visita al villaggio preistorico, alla cava, alle necropoli ed alle carraie.

 

 

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