TRIESTE. POESIA - TUTTI I VINCITORI DEL XII CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA E TEATRO "CASTELLO DI DUINO"

Duino (Trieste), 15–20 marzo 2016

Medaglia del Presidente della Repubblica al giovane poeta polacco Jakub Kożbiał, primo premio all'italiana Angelica Barona, secondo premio al poeta nicaraguense Rafael Antonio Zeledón Amador e terzo alla poetessa bolognese Stefania Marchese. Quasi mille gli autori che hanno partecipato al concorso letterario patrocinato dall’UNESCO, uno tra i più importanti riservati ai giovani, che valorizza i talenti internazionali e promuove la cultura della solidarietà.

Poesia Duino 201624

È dedicata al “gesto e la genesi”, l'atto creativo e la forza della nascita, la XII edizione del Concorso Internazionale di Poesia e Teatro Castello di Duino, uno dei più importanti premi letterari riservati ai giovani, patrocinato dall’UNESCO fin dalla sua prima edizione.

Il “Castello di Duino” è un Concorso davvero peculiare per la sua impostazione, che lo distingue dagli altri premi letterari: valuta infatti tutti i testi in lingua originale, grazie a una giuria di carattere internazionale composta da poeti, critici, docenti di letterature comparate e, da quest'anno, anche da giovani ex-vincitori. Riservato ai poeti fino ai 30 anni di età, con una graduatoria speciale per i giovanissimi, una sezione riservata alle scuole e una sezione teatrale, ha registrato una partecipazione sempre più ampia  negli anni. Dai suoi esordi ad oggi ha coinvolto ben 12000 poeti provenienti da 90 Paesi e un pubblico sempre più numeroso e appassionato. Nell’edizione di quest’anno a cimentarsi sul tema assegnato sono stati più di 900 concorrenti, provenienti da ogni angolo del globo, dalla Cina alla Palestina, dal Botswana al Cile e fino alla Nuova Zelanda, oltre a moltissimi poeti europei.

Tanti di questi giovani autori, che hanno inviato versi e pièces teatrali, dal 15 al 20 marzo arriveranno a Trieste, città cosmopolita per storia e collocazione geografica, per partecipare ai numerosi incontri in calendario per la “Festa della letteratura e della poesia”: incontri, letture, workshop, concerti, spettacoli teatrali, esposizioni. A concludere la manifestazione sarà proprio la cerimonia di premiazione del concorso, ospitata ancora una volta negli spazi del Castello di Duino, celebrati da Rilke nelle sue “Elegie Duinesi” e aperti con gioia dai principi della Torre e Tasso per questo appuntamento. A giudicare questi poeti, valutandone le poesie nella loro lingua madre, una giuria internazionale composta da Helena Simoes Barbagelata, Marji Čuk, Guido Cupani, Arben Dedja, Antonio Della Rocca, Pietro U. Dini, Silvia Favaretto, Julius Franzot, Franco Gatti, Irini Karavalaki, Tomaso Kemeny, Giancarlo Micheli, Isabella Panfido, Sandro Pecchiari, Ana Cecilia Prenz, Lili Radoeva Destradi, Marina Bartolucci Sedmak, Antonio Staude, Iza Strselecka e Anna Zoppellari.

A spuntarla quest’anno, aggiudicandosi la prestigiosa medaglia del Presidente della Repubblica, è stato un giovane autore polacco, Jakub Kożbiał, con la poesia “Martwe morze” (Acque morte). Va a un’autrice italiana invece il primo premio del concorso, 500 euro vinti da Angelica Barona (Dubino, Sondrio), con “Tenerezza e indaco. Viene dal Nicaragua il secondo classificato, Rafael Antonio Zeledón Amador, che con “Cuatro bombardeos en un país lejano” (Quattro bombardamenti in un paese lontano) vince 500 euro. Sul terzo gradino del podio, con la poesia “Genesi 2, 23”, un'altra poetessa italiana, la bolognese Stefania Marchese, che si è aggiudicata un premio da 500 euro.

Vola in Nigeria la Targa Centro UNESCO di Trieste, vinta da Ehizogie Emmanuel Iyeomoan con  il componimento “A dead poet’s table of contents” (Sommario di un poeta morto), mentre la Targa Alut va a un poeta bosniaco, Edin Rikalo, con “Strijelac” (Cecchino). La Targa dedicata a Sergio Penco, compianto membro della giuria e raffinato poeta amico dei giovani, va a una giovanissima italiana under 16: Shannon Magri (Cremona), con “Così è (nascita e morte di un gesto)”. Saranno assegnate inoltre delle menzioni speciali ad altri giovanissimi, dai dieci ai 16 anni, e premi per i progetti scuola. Per la sezione riservata al teatro invece, che richiedeva l’invio di un monologo o dialogo tra due personaggi, la giuria - composta da Giuliana Artico, Paolo Quazzolo,  Gianfranco Sodomaco, Fabrizio Stefanini e Giuliano Zannier – assegna il primo premio alla triestina Giuliana Tumia, con “Dentro un cerchio c’è il sole”, segnalando inoltre i lavori “Lo sciopero dei gesti” di Michael Crisantemi (Terni), e “Polvere”, di Stella Radicati (Lussemburgo).

“Quest'anno il tema era sofisticato e suggestivo, difficile da interpretare – commenta la prof.ssa Gabriella Valera, promotrice del concorso con l'associazione da lei presieduta, Poesia e Solidarietà -: il gesto della genesi è così puro da non poter reggere il confronto con nessun altro gesto, se non con quello della distruzione, scrive un giovane poeta di 16 anni. Molti partecipanti hanno riletto i temi della Genesi con sentimenti nuovi, come il terzo premio, Stefania Marchese: "Non dalla fredda costola di Adamo nacqui ioSono sporca di sangue, di terra e sudore. Sono nata da Eva, da un peccato d'amore"; o il vincitore della medaglia del presidente della Repubblica, nella cui poesia si avverte il dramma delle migrazioni”.

A testimonianza del forte impegno civile che caratterizza il concorso, promosso dall’Associazione di volontariato “Poesia e Solidarietà” di Trieste presieduta dalla professoressa Gabriella Valera Gruber, parte dei premi in denaro sarà devoluta dai vincitori a progetti umanitari nel loro Paese d’origine e, per volontà di Antonietta Risolo, titolare della Casa Editrice Ibiskos Risolo, anche il ricavato del libro che raccoglierà le poesie dei vincitori andrà alla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, per i bambini vittime di guerra.

Concorso Internazionale di Poesia Castello di Duino

Trieste - Duino (varie sedi)

15-20 marzo 2016

http://home.castellodiduinopoesia.org

 

CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA E TEATRO “CASTELLO DI DUINO”

 XII EDIZIONE

Poesie vincitrici

Jakub Kożbiał (Polonia)

Martwe morze

Pomiędzy odpływającymi żaglami ukryłaś się we mnie. Nocą, w poszukiwaniach

wielkiej niedźwiedzicy, gdy skamieniałości tonęły w morzu, szkicowałem na piasku nasz

dom. Nad brzegiem mówiłaś, jak pozbyć się szaleństwa.

Śmierć nie nadejdzie - powtarzałaś.

Powoli fale zabierały ślady.

Wodorosty kleją się do rąk. Butelka bez listu odpływa.

Moja skóra blednie, jak horyzont.

amięć  ma słony smak.

Acque morte

In mezzo alle vele che andavano alla deriva ti nascondesti dentro di me. La notte,

durante la ricerca del grande orso, quando i fossili andavano a fondo nel mare,

sulla sabbia stavo schizzando la nostra casa. Dalla riva tu stavi parlando di come

sbarazzarti della follia. La morte non verrà – continuavi a ripetere.

Lentamente le onde portarono via le impronte.

Alghe s’incollano alle mani. Una bottiglia senza messaggio scivola via.

La mia pelle impallidisce, come l’orizzonte.

La memoria ha il sapore del sale.

 

Angelica Barona

Tenderness and indigo

In the way words

leave your lips,

you taught me

how to write

of butterflies landing.

Tenerezza e indaco

Nel modo in cui le parole

lasciano le tue labbra,

mi insegnasti

come scrivere

di atterraggi di farfalle.

 

Rafael Antonio Zeledón Amador (Nicaragua)

Cuatro bombardeos en un país lejano.  

I

Carla es insípida, inmoral,

descuartizada, indomable,

sadomasoquista.

                             la amo.

II

Tres pasos... se detiene.

Mira a la izquierda. Tres pasos... avanza más rápido.

 Se detiene. Dos pasos...

Retrocede. Corre y avanza aun más.

Respira. Aumenta su ritmo cardíaco.

Se detiene. Dos pasos...

 Avanza.

 Cae al cauce. Intenta un paso...

                                                     Muere.

III

Sus dedos meticulosos palpaban la nada.

Sus dedos de cirujano  recortaban la nada.

Sus dedos de nada, salpicaban el agua.

Sus aguas  de dedos desbordaban la piel.

Su piel de verano inundaba el cauce.

Su Verano de olvido despertaba en el cauce.

 Su cauce de olvido recordaba el verano.

 Su agua de lodo moría en el cauce.

Sus dientes tan blancos mordían el cauce.

Sus pies de otoño llenaban el cauce.

Sus manos de nada en primera plana.

Un puto titular en primera plana.

La mierda de sentimiento que causa esa primera plana.

El agua deshace la primera plana.

 Está arrugado el periódico en la mesa y los dientes de lodo muerden la mesa

 y el verano carcome la mierda en la mesa

y nadie se queda en casa

                                            Y  todos se van al cauce.

IV

Hoy podremos hablar de libertad, amor.

De la que siempre soñamos. De la que nadie conocía,

 hasta ahora,

                          en este ataúd.

Quattro bombardamenti in un paese lontano

I

Carla è insipida, immorale,

spezzata, indomabile,

sadomasochista,

                        la amo.

II

Tre passi…si ferma.

Guarda a sinistra. Tre passi … avanza più velocemente.

Si ferma. Due passi…

Retrocede. Corre e avanza ancora di più.

Respira. Aumenta il suo ritmo cardiaco.

Si ferma. Due passi…

Avanza.

Cade nell’alveo. Prova a fare un passo…

                                   Muore.

III

Le sue dita meticolose palpavano il nulla.

Le sue dita da chirurgo ritagliavano il nulla.

Le sue dita di nulla, spruzzavano l’acqua.

Le sue acque di dita straripavano dalla pelle.

La sua pelle d’estate inondava l’alveo.

La sua estate di oblio si svegliava nell’alveo.

Il suo alveo di oblio ricordava l’estate.

La sua acqua di fango moriva nell’alveo.

I suoi denti così bianchi mordevano l’alveo.

I suoi piedi di autunno riempivano l’alveo.

Le sue mani di nulla in prima pagina.

Un maledetto articolo in prima pagina.

Il sentimento di merda che genera quella prima pagina.

L’acqua disfa la prima pagina.

E’ stropicciato il giornale sul tavolo e i denti di fango mordono il tavolo

E l’estate corrode la merda sul tavolo

E nessuno resta a casa

                                   E tutti se ne vanno all’alveo.

IV

Oggi potremo parlare di libertà, amore.

Di quella che abbiamo sempre sognato. Di quella che nessuno conosceva,

finora,

                                   in questa bara.

 

Stefania Marchese

Genesi 2, 23

Non dalla fredda costola di Adamo

nacqui io.

Non sono il sottoprodotto

del fianco di un uomo,

fedele assistente del governatore,

degna compagna di degno padrone.

Io vengo

dal caldo ventre di Eva,

madre gentile dalle mani di pane,

sorella custode di vecchi segreti,

moglie a nessuno, sposa a se stessa.

Ho messo radici nella sorellanza,

nel sangue comune che nutre la terra,

negli occhi segnati di mascara colato,

nelle nenie cantate da madri di guerra.

Le vedi col mento sporco di fango,

col velo che copre le rughe profonde,

mendicando il ritorno del figlio adorato,

e un soldo per bere su tutte le ombre.

I miei piedi segnati dalle spine dei rovi,

non ballano intorno al grande dio Sole.

In silenzio, leggeri, con gracile forza,

fanno onore a Selene e al suo sacro pallore.

Non è il fianco di Adamo che mi ha dato la vita,

non ho chiesto il permesso all'Esimio Rettore.

Sono sporca di sangue, di terra e sudore.

Sono nata da Eva, da un peccato d'amore.

 

Ehizogie Emmanuel Iyeomoan

A dead poet’s table of contents

a spring of scenting aromatic letters

a string of finished poems

he still calls work in progress

a blank note and a floating fountain pen

to set free the many trapped demons dancing in his head

a mirror of broken things

a map with many roads leading to nowhere

a cobwebby shelf studded with dusty books he never read

an ellipsis of endless questions without answers

napping on the sofas of a dry diary full of wet emotions

a creed to an unknown god

a clueless clue like a suggestion to the genesis of words

a broken chain of wild and wide resonating thoughts

an endless journey of wise words and sane sayings

a treasured philosopher’s quotes

hanging slantly on the walls of a quiet room

with Beethoven’s or Mozart’s symphonies

meandering out from a damaged gramophone

breaking silence’s fast with soothing songs

a catalogue of daring the devil dreams

an almost complete letter to a secret crush

who may never bother opening it

talk less of reading it

she’s always on a pair of dark sunglasses

how would he have known she is blind

a soft pillow which holds not sleep but dreams

some empty bottles of wine rum or vodka

or anything else liquid and spirit

a footnote of bragging rights

published here and there and forthcoming elsewhere

resting on a pile of rejection letters

and a suicide note hidden in a framed photograph

of a very cute enchanting and unclad lady

a monochrome painting he hopes to get married to

as soon as he falls into deep sleep

Sommario di un poeta morto

Una primavera di odorose lettere aromatiche

Una primavera di rifiniti poemi

Che chiama ancora lavoro in divenire

Una nota rimasta in bianco e una penna fontana galleggiante

Per liberare i molti demoni intrappolati che gli danzano in testa

Uno specchio di oggetti in frantumi

Una mappa con molte strade che non portano da nessuna parte

Un ripiano coperto di ragnatele ornato di libri polverosi che non legge mai

Un’ellisse di infinite domande senza risposta

Che si appisolano sul sofà di un secco diario pieno di umide emozioni

Una dottrina di un dio ignoto

Un’inetta definizione come un suggerimento alla genesi delle parole

Una catena spezzata di selvaggi e pienamente risonanti pensieri

Un infinito viaggio di sagge parole e sane sentenze

Citazioni di uno stimato filosofo

Pendenti di sbieco sui muri di una quieta stanza

Con le sinfonie di Beethoven e Mozart

Che serpeggiano fuori da un grammofono danneggiato

Che rompono il digiuno del silenzio con canzoni rilassanti

Un catalogo di sogni da sfidare il diavolo

Una lettera quasi ultimata per una segreta fiamma

Che potrebbe non preoccuparsi mai di aprirla

Per non parlar poi di leggerla

Lei porta sempre un paio di occhiali da sole scuri

Come avrebbe potuto lui sapere che è cieca

Un soffice cuscino che sostiene non il sonno ma sogni

Alcune bottiglie vuote di vino rum o vodka

O qualcos’altro di liquido e alcolico

Una nota a piè di pagina di diritti a vantarsi

Pubblicata qua e là e di prossima pubblicazione altrove

Posata su una pila di lettere di rifiuto

E un appunto suicida nascosto in una fotografia incorniciata

Di una donna molto carina incantevole e discinta

Un dipinto monocromatico che egli spera di sposare

Non appena sprofonda nel sonno

 

Edin Rikalo Bosnia

Strijelac (Shooter)

Sirijsko dijete kuršumskim zvucima udaraju po guzi

Plač privremeno nadjačava zvukove rata, neki čovjek u sobi čita Ilijadu

Agamemnon sprema vojsku. Ocu tek rođenog djeteta predstoje Agamemnonske noći.

Kako pobijediti vojsku. Srditi Ahilej bezbrižno spava dok po grčkim hramovima traže pare

Dijete je rođeno slijepo, Homerovo pjevanje prekida tužna vijest.

Neće vidjeti krv ispred svoga dvorišta, roditelji vide sreću dok beba još plače, jako, jače

Prosječni savremeni pisac piše svoj novi roman, u njemu krv I zgrade

Kako da opiše zgrade iz kojih curi krv, to šalje kriminalnu sliku svijeta. Ubijamo I zidamo zidine pune krvi

Zadovoljno trlja ruke dok na vijestima javljaju o izbjegličkoj krizi

Mađarska gradi zid, Njemačka zatvara granicu, danas u Berlinu mučan ljetni dan

Pjesnik ispisana slova makazama reže I baca, udaraju u zid sobe, moraju slova imati glavu

Mislite, govori im.  Opet ih lijepi I opet reže I baca, sada već formirane riječi padaju krvave na pod

Književnici proglašavaju najružniju riječ: profit. Progoni ih noćima vlastita umiješanost u svemu

Na jednom svijetu, rat progoni milione ljudi. Naš Homer u očevom naručju bježi iz Sirije

Ništa ne vidi, a na Zapadu će mu objasniti zbog čega se vodi rat, slikovito, pjesnički dočarati

Na vijestima će objavljivati potresne slike poginule djece, svijet će žaliti

Pisat će se nove knjige, smrad ljudske zlobe se mora temeljno objasniti

Na kraju, nije važno šta je bilo i zašto, već opisati kako je bilo i reći da se ne smije ponoviti

Budim se iz nekog teškog sna, javljaju mi da su izašli rezultati konkursa za najbolju pjesmu

Na stranici čudno obavještenje :

Poštovani pjesnici svjetskoga glasa,

Dragi humanisti, brižni čuvari svijeta

Žalimo što moramo pisati ružne redove

Sve pristigle pjesme su uništene

Jutros

Našli smo ih u krvlju, nečitljive su

Još jednom, žalimo

Granata je pala baš u tu prostoriju

Neka i bilo ružno u očima svijeta, novac od nagrade je otišao slučajnom strijelcu

Iznenađen primio je pare i šutio, njegov najbolji pogodak u ovome ratu

Književnici zamišljeno govore o izrečenoj alegoriji

Rekli bi da je to lijepa pjesnička slika, ali kako

Šute

U svijetu rat i zvukovi tastature ometaju Homera da spava

Cecchino (Shooter)

Battono sul sedere un bambino siriano con i suoni del piombo

Il pianto momentaneamente accresce il rumore della guerra, un uomo nella stanza legge l’Iliade

Agamennone prepara le truppe. Incombono sul padre del bambino appena nato le notti di Agamennone.

Come vincere l’esercito. L’iroso Achille placidamente dorme mentre nei templi greci

cercano i denari

Il bambino è nato cieco, la triste notizia interrompe il racconto di Omero.

Non vedrà il sangue davanti al suo cortile, i genitori provano gioia mentre il bambino ancora piange forte,

più forte

Lo scrittore medio moderno scrive il suo nuovo romanzo, in esso il sangue e gli edifici

Come descrivere edifici da cui cola il sangue, questo rimanda un’immagine criminale del mondo. Uccidiamo e

costruiamo edifici pieni di sangue

Soddisfatto si sfrega le mani mentre le notizie annunciano la crisi dei profughi

L’Ungheria erige un muro, la Germania chiude le frontiere, oggi a Berlino una giornata estiva noiosa

Lo scrittore ritaglia con le forbici le lettere scritte e le lancia, battono sulla parete della stanza, le lettere devono avere una testa

Pensate, gli dice. Di nuovo le attacca e di nuovo le taglia e le lancia, ora le parole già formate cadono

insanguinate a terra

Gli scrittori annunciano la parola più brutta: profitto. Li perseguita di notte il proprio coinvolgimento in tutto

In un mondo, la guerra perseguita milioni di persone. Il nostro Omero in braccio al padre fugge dalla Siria

Non vede niente, mentre a Ovest gli spiegheranno perché si fa la guerra, in senso figurato, poeticamente

Il notiziario pubblicherà le immagini strazianti di bambini uccisi, il mondo si lamenterà

Si scriveranno nuovi libri, il fetore della cattiveria umana deve essere accuratamente spiegato

Alla fine, non importa quello che è successo e perché, ma descrivere com’è andata e dire che non si dovrà ripetere

Mi sveglio da un sonno pesante, mi avvisano che sono usciti i risultati del concorso di poesia

L'annuncio è sorprendente:

Cari poeti di fama internazionale,

Cari umanisti, amorevoli guardiani del mondo

Ci dispiace di dover scrivere queste brutte righe

Tutti i brani presentati sono andati distrutti

Questa mattina,

Li abbiamo trovati nel sangue, sono illeggibili

Ancora una volta, ci dispiace

Una granata è caduta proprio nella stanza

Sia pure brutto agli occhi del mondo, ma il premio in denaro è andato a un cecchino accidentale

Sorpreso, ha ricevuto il denaro e taciuto, il suo colpo migliore in questa guerra

Gli scrittori pensierosi commentano l’allegoria pronunciata

Direbbero che è una bella immagine poetica, ma

tacciono

Nel mondo la guerra e i rumori della tastiera impediscono a Omero di dormire

 

Shannon Magri

Così è (nascita e morte di un gesto)

Prima una montagna, poi il bosco

Tra poco il vento, in ritardo il sole

Il ghiaccio, il caldo, il freddo, il calore

Un respiro che si tramanda tra strascichi di nuvole

Che ridono, che giocano oltre la stella polare.

Tu pensi – che grandezza! Che anima!

Oh, che mondo di sublime gesto è questo.

E vedi passare i torrenti tra i verdi prati di Agosto.

E vedi gli oceani, gli stagni:

ogni acqua tra le più fresche mai bevute.

Tu dici – amo questo gesto e questa vita:

vi prego, lasciate che io crei ancora un po’.

Cade dal cielo la neve, poi la pioggia,

poi la nebbia, dopo tutto risplende

e poi ogni cosa diventa il suo opposto.

Tu alzi gli occhi al cielo, crei la luna,

affinché illumini ogni cosa.

Ma poi fa giorno, poi torna il buio,

poi l’alba, poi il tramonto.

Allora generi le stelle, che sempre in cielo stanno:

sembra che ti seguano con fare indiscreto;

e illuminano e osservano e restano ferme.

Ma poi dici – è tardi, è passato il tempo:

la creazione dev’essere distrutta.

E a chi non crede e non sente ragione di sparire

Dici – così è come la genesi termina e

da sempre terminerà: con la distruzione.

Poiché l’una vien dall’altra,

e non c’è gesto che sopravviva al suo destino.

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