Cinema: Joseph Gordon-Levitt in 50/50 di Levine su Max in edicola

Dumbo, Gena Rowlands e lo star system

JOSEPH GORDON-LEVITT:

«DI ESSERE UNA CELEBRITY NON ME NE FREGA NIENTE…

IL MIO IDOLO? ROBERT REDFORD»

max1Nato il 17 febbraio di trentuno anni fa, Joseph Gordon-Levit è il re incontrastato del cinema indie americano. Negli States l’hanno eletto “il camaleonte più camaleonte di Hollywood”, lui commenta così tra le pagine di MAX,in edicola e su iPad da oggi 1° marzo«Quello di celebrity è un concetto di cui non mi frega assolutamente niente… è una divisa che vogliono cucirmi addosso… Una volta toccava a re e regine essere “famosi”. Oggi le celebrities nazionali sono diventati gli attori… non è una cosa sana. Eppure siamo noi che lavoriamo nello showbiz, i responsabili di questo. Noi che accettiamo di farci fotografare e di entrare nel sistema, per vanità, ambizione e anche fame di denaro. A me interessa solo fare buoni film: il resto è zero».

Figlio di due fricchettoni impegnati degli anni Settanta, Joseph Gordon-Levit a 11 anni vinse il premio come miglior giovane artista dell’anno per “In mezzo scorre il fiume”. Gli piacciono Gena Rowlands e Earren Oates, ma il suo idolo è Robert Redford. Ha una passione sfrenata per la Francia e per le ragazze francesi. Ama film come Dumbo e F come falso di Orson Welles ed è una presenza fissa nei film di Christopher Nolan (“Inception”).

max2Al 29° Torino Film Festival ha presentato 50/50 di Jonathan Levine, commedia sul cancro incentrata sulla rinascita post trauma, di cui è protagonista: «Di questo film mi interessava il lato emotivo del mio personaggio, capire come un’esperienza simile modifica la tua quotidianità e la tua personalità». 50/50 ha un manifesto choc: battendo sul tempo gli effetti della chemio, c’è JGL che si rasa la testa, con il miglior amico che gli passa un rasoio: «In genere, girare un film è quanto di più ripetitivo possa esserci. Anche qui abbiamo fatto e rifatto tutte le scene: tranne questa, ovviamente. Perché rasarsi una volta, ok, ma la seconda no!»

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