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ROMA. CANOVA. ETERNA BELLEZZA | FINO AL 15 MARZO 2020

cANOVA rOMA fEB 2020

Tratto da:

 Roma 24orenews

 Cover RM24 Gen-Feb 2020 Cover IDG Gen-Feb 2020 

CANOVA. ETERNA BELLEZZA

Una mostra-evento incentrata sul legame tra Antonio Canova e la città di Roma che, a cavallo fra ’700 e ’800, fu la fucina del suo genio e un’inesauribile fonte di ispirazione. In un allestimento di grande impatto visivo, oltre 170 opere di Canova e di alcuni artisti a lui coevi, provenienti da importanti musei e collezioni italiane e straniere, raccontano in 13 sezioni l’arte canoviana e il contesto che lo scultore trovò giungendo nell’Urbe nel 1779.La mostra Canova. Eterna bellezza, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali eArthemisia, organizzata con Zètema Progetto Cultura e curata da Giuseppe Pavanello, è ospitata fino al 15 marzo 2020 al Museo di Roma. In mostra si ripercorrono gli itinerari compiuti dallo scultore alla scoperta di Roma, sin dal suo primo soggiorno. Sorprendenti, ad esempio, le sue parole di ammirazione nei confronti del gruppo di Apollo e Dafne di Bernini, visto a Villa Borghese, e riportate nei suoi Quaderni di viaggio. Attraverso ricercate soluzioni illuminotecniche, lungo il percorso espositivo è rievocata la calda atmosfera a lume di torcia con cui l’artista, a fine ’700, mostrava le proprie opere agli ospiti, di notte, nell’atelier di via delle Colonnette. Dai tesori dei Musei Capitolini a quelli dei Musei Vaticani, dalle raccolte dei Farnese e dei Ludovisi ai marmi inseriti nel contesto urbano dell’epoca, furono tantissime le opere che l’artista - rapito dal loro fascino - studiò minuziosamente, rendendole testimoni e protagoniste del suo stretto rapporto con la città. Nell’ultima sala della mostra, uno dei marmi più straordinari di Canova: la Danzatrice con le mani sui fianchi, proveniente da San Pietroburgo. Gira sulla sua base, come Canova desiderava, per di più in un ambiente rivestito di specchi. Si ripete il mito di Pigmalione, innamorato della sua statua, Galatea, che si anima: da marmo diventa carne. È inoltre possibile approfondire, attraverso la presentazione di disegni, bozzetti, modellini e gessi, anche di grande formato, il lavoro dell’artista per i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII, e per il Monumento agli ultimi Stuart; spicca tra essi, per la grande qualità esecutiva, il marmo del Genio funerario Rezzonico concesso in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo e il modellino del Monumento Stuart della Gypsotheca di Possagno.

 

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