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Utet settembre - novità in libreria

Giovanni Arduino, Loredana Lipperini, Schiavi di un dio minore. Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi (6 settembre)
Lorenzo Del Boca, Venezia tradita (13 settembre)
Lia Celi, Andrea Santangelo, Casanova per giovani italiani (20 settembre) 
Arrigo Petacco, La nostra guerra.1940-1945. L'Italia al fronte tra bugie e verità (20 settembre)
Cinzia Sasso, Moglie (27 settembre)

utet

Giovanni ArduinoLoredana Lipperini 
SCHIAVI DI UN DIO MINORE
Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi
Utet pp. 160, 14 euro (ebook compreso nel prezzo) 
In libreria dal 6 settembre

Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzen o ad Andria. 
Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c’è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti  e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l’ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori.
E dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.
Nella trionfante narrazione dell’oggi, tutta sharing economy, start up e “siate affamati, siate folli”, non c’è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.

Giovanni Arduino è scrittore, traduttore, consulente editoriale e script doctor per case cinematografiche straniere. Tra i suoi lavori più recenti, la traduzione degli ultimi romanzi di Stephen King e, con Loredana Lipperini, Morti di fama (Corbaccio, 2014). www.giovanniarduino.com

Loredana Lipperini è giornalista e scrittrice. Collabora con le pagine culturali de “La Repubblica” e conduce “Fahrenheit” su Radio Tre. Ha pubblicato, tra gli altri, Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, 2007), «L’ho uccisa perché l’amavo» - Falso! (Laterza, 2013, con Michela Murgia), Morti di fama (Corbaccio, 2014, con Giovanni Arduino) e Questo trenino a molla che si chiama il cuore (Laterza, 2014). www.lipperatura.it

Lorenzo Del Boca
VENEZIA TRADITA
All’origine della “questione veneta”
Utet pp. 176, 15 euro (ebook compreso nel prezzo) 
In libreria dal 13 settembre

Molti veneti si considerano italiani per sventura o per costrizione, come dimostrano le recenti polemiche sul referendum – giudicato incostituzionale – per l’uscita del Veneto dall’Italia. Ma quali sono i motivi ideologici che animano questi “italiani riluttanti”? Da dove nasce il loro desiderio di andarsene? È da rintracciare solo nell’odierna crisi economica? 
Lorenzo Del Boca risponde a queste domande partendo dalle origini: dal 1866, anno in cui, a conclusione della terza guerra d’indipendenza i veneti si sono trovati italiani nonostante la vittoria ottenuta dalla Serenissima contro i Savoia, dopo il plebiscito del 21 e 22 ottobre. 
Un evento che si può considerare simbolico della vera storia del Risorgimento, una storia troppo spesso celebrata acriticamente nella prospettiva unitaria filopiemontese e che invece, come dimostrano i fatti, ha avuto risvolti ben diversi e problematici.Venezia tradita costituisce, da questo punto di vista, un tassello importante per capire perché, a oltre 150 anni dall’Unità, fatta l’Italia non si sono ancora fatti gli italiani. 

Lorenzo del Boca è un giornalista e saggista italiano. È stato Presidente della Federazione Nazionale della Stampa dal 1996 al 2001 e Presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti dal 2001 al 2010. Come storico e scrittore si è occupato in particolare del periodo risorgimentale. Tra le sue pubblicazioni: Maledetti Savoia (Piemme, 1998), Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano (Piemme, 2003), Grande guerra piccoli generali (Utet, 2007), Risorgimento disonorato (Utet, 2011),L’Italia bugiarda. Smascherare le menzogne della storia per diventare finalmente un Paese normale (Piemme, 2013), Il mistero del cavaliere (Piemme, 2014, in collaborazione con Giuseppe Ruga), Sulla via Francigena, insieme ad Angelo Moia (Utet, 2015) e Il sangue dei terroni (Piemme, 2016).

 

Lia CeliAndrea Santangelo
CASANOVA PER GIOVANI ITALIANI 
Utet pp. 240, 14 euro (ebook compreso nel prezzo) 
In libreria dal 20 settembre

Un italiano in fuga dal suo paese, ingegnoso e versatile ma povero di risorse che non siano il proprio talento. Un Ulisse dalle multiformi capacità e dai mille lavori, nato a Venezia da un ballerino scappato di casa e da un’attrice dalla personalità forte e indipendente, approdato poi a Roma, Lione, Londra, Mosca, grazie a coraggio, curiosità inarrestabile e al magnetismo della sua intelligenza. 
Questo è Giacomo Casanova, antesignano perfetto della generazione cresciuta tra Erasmus e Interrail, raccontato da Lia Celi e Andrea Santangelo con la consueta verve narrativa, abbinata a rigore storico, erudizione e padronanza delle fonti. I due autori ripercorrono tutte le tappe di una vita straordinaria da cui emerge non solo il fascino del grande seduttore ma anche e soprattutto il carisma di un personaggio che può essere preso a modello da tutti gli italiani che vogliono sfruttare in modo attento e spregiudicato i propri talenti. 
In questa biografia vivace e inconsueta, Casanova è un vero e proprio “social network umano”, un nomade che viaggia per l’Europa sullo sfondo di un secolo ricco di contraddizioni come il Settecento, lasciandosi dietro amori, intrighi, duelli, evasioni rocambolesche, persecuzioni e incontri straordinari – da Goldoni a Cagliostro, da Caterina di Russia a Voltaire.    
Un Casanova per “millennials” senza patria né patrimonio ma ricco d’ingegno, in grado di farsi strada nelle più importanti corti europee e dotato di una personalità in cui si riflettono gran parte delle caleidoscopiche caratteristiche di un’umanità che, al netto dei tricorni e dei finti nei, assomiglia incredibilmente alla nostra. 
Lia Celi ha tradito la laurea in Lettere classiche per il giornalismo satirico e la scrittura umoristica. Blogger, traduttrice e autrice per radio e televisione, ha scritto per “Cuore”, “Smemoranda”, “Smemo Pink”, “Specchio” e collabora con “Lettera43” e “il Fatto Quotidiano”. Oltre a essersi cimentata nella conduzione televisiva (Celi, mio marito!, Rai3) e radiofonica (Mai stati meglio, Radio2), ha da poco debuttato come autrice teatrale con lo spettacolo Ma che razza di Otello?, interpretato da Marina Massironi. Fra i suoi libri più recenti, la serie per ragazzi “Volley Star” (Piemme), e, con Andrea Santangelo, Mai stati meglio(Utet, 2014) e Caterina la Magnifica (Utet, 2015). 

Andrea Santangelo scrive di storia, molto spesso di storia militare. Collabora con diverse pubblicazioni specialistiche in ambito storico e archeologico. Tra le sue ultime monografie: Operazione Compass (Salerno, 2012), Facciamo l’Italia (Palabanda edizioni, 2013). Per la collana “Protagonisti della Grande Guerra” del “Sole 24 Ore” ha scritto le biografie di Enver Pasha e di Erich von Falkenhayn. Per la collana “Grandangolo. Le guerre nella storia” (“Corriere della Sera”, 2016) ha curato le schede tecniche di ogni volume. Per Utet ha pubblicato: Mai stati meglio (2014) e Caterina la Magnifica (2015), con Lia Celi, e Le armi del Diavolo (2015), con Marco Scardigli. 

 

Arrigo Petacco
LA NOSTRA GUERRA
1940-1945. L'Italia al fronte tra bugie e verità
Utet pp. 400, 25 euro (ebook compreso nel prezzo) 
Con inserto fotografico a colori di 16 pagine 
In libreria dal 20 settembre

Sulla soglia di questo saggio, denso di fatti e rapido di passo, Arrigo Petacco ha posto un esergo: «Quando comincia una guerra la prima vittima è sempre la verità. Quando la guerra finisce le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori diventano Storia». È quasi un’epigrafe, un memento utile per chi si appresta ad attraversare leggendo anni tumultuosi e a volte confusi, coperti prima dal segreto militare e poi, nel dopoguerra, dalla cortina fumogena della “versione ufficiale”. 
Il secondo conflitto mondiale, scoccato all’insegna della guerra-lampo (Mussolini disse a un timoroso Badoglio: «La guerra finirà in fretta. Io ho solo bisogno di un certo numero di morti per sedere al tavolo della pace»), si sarebbe invece trascinato per anni, scatenando in Italia quella che ormai viene quasi da tutti considerata una guerra civile. Ma, ci ricorda Petacco, bisogna evitare ogni ricostruzione consolatoria: gli italiani non furono vittime innocenti, gettate nel tritacarne bellico da un megalomane Duce. Ci fu un’intera classe politica, militare, economica e intellettuale che prima acclamò Mussolini e poi, una volta prossimi alla fine, lo spacciò come unico responsabile del disastro; e anche il popolo minuto, gli operosi cittadini del fascio, furono parte attiva di questa epopea e di questa disfatta.
E allora oggi, mentre molti sbandierano un revisionismo di comodo, vale la pena riraccontarla, questa storia: i giorni dell’Impero e dell’esaltazione propagandistica, cui il popolo spesso partecipò con slancio, e i giorni del disonore e della sconfitta, di un esercito impreparato mandato allo sbaraglio, povero di mezzi e ricco di coraggio. Raccontare un paese in cui eravamo tutti fascisti e all’improvviso diventammo tutti antifascisti, una nazione che passò dall’Asse agli Alleati, attraverso l’umiliazione e la violenza di un’invasione. 
La nostra guerra non vuole essere programmaticamente una controstoria: preferisce fare un passo indietro e ricostruire, con rigore e passione, attraverso lettere e comunicati, dispacci e testimonianze, la cronistoria equilibrata e il più possibile onesta di questa guerra, che ha attraversato il nostro paese dal Nord al Sud, che ha coinvolto soldati e massaie, generali e contadini, al punto che i civili stessi si trovarono a impugnare le armi. Una guerra che è nostra, nel bene e nel male: è giunto il momento di riappropriarsene.

Arrigo Petacco (1929), giornalista e storico italiano, è stato direttore de “La Nazione”, del mensile “Storia illustrata” e del programma Speciale TG1. Inviato speciale della RAI, ha curato vari programmi televisivi di attualità e di approfondimento storico e ha inoltre sceneggiato film e teleromanzi. Tra le sue numerose pubblicazioni di argomento storico: L’anarchico che venne dall’America (1969), Joe Petrosino (1972), Il prefetto di ferro (1975), Il Cristo dell’Amiata. La storia di David Lazzaretti(1978), Pavolini, l’ultima raffica di Salò (1982), Regina. La vita e i segreti di Maria José (1997), ¡Viva la muerte! (2006), Il regno del Nord (2009), Quelli che dissero no (2011), Eva e Claretta (2012), A Mosca, solo andata (2013), La storia ci ha mentito (2014), Nazisti in fuga (2014), Come eravamo negli anni di guerra (2015).

 

Cinzia Sasso
MOGLIE
Utet pp.128, 14 euro (ebook compreso nel prezzo) 
In libreria dal 27 settembre

Con una prefazione di Natalia Aspesi

Che cosa accade a una donna affermata, fiera della sua libertà e ostinata nel mantenere la propria indipendenza, quando decide di abbandonare la carriera per diventare una moglie? E non una moglie qualunque, ma la moglie del sindaco di Milano Giuliano Pisapia?
Cinzia Sasso racconta con straordinaria sensibilità la storia della sua scelta radicale. Sullo sfondo della Milano arancione del 2011, i fatti quotidiani, sia ordinari sia straordinari, diventano l’occasione per riesaminare la vita nel suo complesso: il lavoro, la politica, la famiglia, l’amore. Paura e aspettative da un lato, passione e responsabilità dall’altro.
Moglie è il ritratto intimo di chi si interroga sulle dinamiche di coppia, sul ruolo della donna nella società contemporanea, sul senso più profondo dell’amore.

Cinzia Sasso è giornalista e scrittrice. Dal 1985 inizia a lavorare per “la Repubblica” occupandosi di cronaca giudiziaria e inchieste. È stata inoltre inviata da Londra e ha tenuto per anni una rubrica dedicata al rapporto tra il mondo femminile e il lavoro. Nel 2011 ha lasciato la carriera giornalistica per dedicarsi alla famiglia, e in particolar modo al marito, l’allora sindaco di Milano Giuliano Pisapia, appena eletto. Tra le sue pubblicazioni: I saccheggiatori. Milano: facevano i politici, ma erano dei ladri (Sperling & Kupfer 1992, con Giuseppe Turani), Donne che amano il lavoro e la vita. La via femminile al successo(Sperling & Kupfer 2002) e Un’ora sola io vorrei (Sperling & Kupfer 2005, con Susanna Zucchelli). 

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