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Un bene palindromo: Chiara Alessandra Piscitelli, opera prima

Parco Poesia 2017 protagnisti r

Un bene palindromo Piscitelli COVERIl tempo a cui assistiamo impotenti, il bene e tutto il suo scibile che ci attraversano e attraverso i quali ci muoviamo, un’ostile resistenza a preservare tutto ciò. Questi, i motivi ricorrenti di “Un bene palindromo”, opera d’esordio della venticinquenne casertana Piscitelli. Una raccolta di poesie edita da LietoColle durante questo 2017, già finalista al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Europa in Versi” 2017 promosso da La Casa della Poesia di Como.

La silloge, suddivisa in tre sezioni che diversamente ma complementarmente articolano la scrittura, vuole il bene come perno del discorso, rassicurato dall’immutabilità che l’aggettivo palindromo suggerisce. Quest’ultimo non vuole essere un esercizio di stile quanto un’ambizione fallace che possa esistere dell’intatto nonostante il tempo, complice la memoria. Questo mio bene per te / s’è fatto palindromo / perché tu possa / -capovolta la clessidra / confuso il cronometro- / dire: “È la prima volta. / : la poesia programmatica posta in apertura della raccolta dà l’idea dei ripetuti capovolgimenti che le cose attraverso le parole subiscono ed emerge come il circostante muti al mutare del sentire, come se da un ambientazione minore si entrasse ad un’ultima più ampia.

Gli ossimori e le anafore assecondano il ritmo, non è un caso se la musicalità dei versi venga ripresa anche in copertina con la scelta di una partitura per due violini di Mozart, “Lo Specchio”, leggibile dal basso verso l’alto e viceversa, da sopra a sotto. È dove la parola cresce alta/ con radici in cielo ed in terra/ …presto o tardi / c’è un posto dove il silenzio / è gramigna e non puoi estirparla. / Lì, più alta del silenzio / la tua voce –sola./ . La parola diventa quasi un mezzo per instaurare un dialogo snodato sulla contrapposizione io/tu che vede nella sua continua messa in discussione anche la sua risoluzione.

Per la tua assenza che è la mia/ io so che esiste anche ciò che non ha nome/ per la tua assenza che è la mia/ io conosco il significato del verbo stare/. L’assenza, la mancanza, parlare senza dire, andare senza muoversi, sono tutti capolinea di un medesimo binario che rende solo il loro incontro più complesso, più lungo. Così ha inizio il silenzio, / per una parola troppo a lungo pronunciata / che incrina un sorriso liquido, nudo, sul tuo volto, / e lo rompe./ Questi, i versi letti durante Parco Poesia, Festival di Poesia Giovane ideato e organizzato dalla poetessa Isabella Leardini ogni nel centro di Rimini.

Chiara Piscitelli r

“Se si riflette, bene è una delle poche parole che davvero non possiede un sinonimo di uguale valore, anche per questo viene da desiderarlo immutabile, perché compresa la sua insostituibilità significativa, ne si deve necessariamente arginare la temporale variabilità. È certamente un tentativo fallimentare ma lo sforzo della poesia risiede tutto in questo, è per tale ragione che mi piace pensare siano versi sul bene che ci coglie, ci spezza e ci diviene inevitabile”, dice Chiara. Dunque un finale compiuto ma aperto: scrivere versi onesti come unica possibilità/dirsi addio col petto gonfio / e non una parola / nemmeno una./ .

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