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IL NUOVO LIBRO DI MARILU MANZINI "LA CURA DELLA VERGOGNA"

Marilù S. Manzini a Milano in una Gabbia dorata

LA CURA DELLA VERGOGNA

La scrittrice e regista Marilù S. Manzini con il suo quinto romanzo rivela: ognuno di noi si sente in gabbia.

Copertina libro - La Cura della Vergogna

Marilù S. Manzini è diventata scrittrice di successo, pittrice, scultrice, fotografa, giornalista e recentemente regista di un film, in uscita nei prossimi mesi, tratto da un suo noto libro: “Il Quaderno Nero dell’Amore”. Un caso letterario questo grazie a più di 100.000 copie vendute, come pure “Io Non Chiedo Permesso”. Il film che la vede dietro la macchina da presa s’intitola “QN”, oltre al soggetto, la Manzini ha curato la sceneggiatura. Il percorso di Marilù è in continua ascesa, il suo primo romanzo che le ha dato il “via” è stato “Bambola di Cera” e tra un’uscita e l’altra, ha curato rubriche su importanti riviste come “Style” (magazine del Corriere della Sera) e ha scritto articoli per “A”, “Max”, “Ryders” e “Ultima Voce”, mentre il suo quarto romanzo è “Se Siamo Ancora Vivi”. Quando non scriveva, dipingeva partecipando poi a mostre alla Fondazione D’Ars, all’Antico Oratorio della Passione di Sant’Ambrogio e una personale a Palazzo delle Stelline a Milano o fotografava, aggiudicandosi l’esposizione permanente di una sua foto al Museo Ebreo Ferramonti di Tarsia di Cosenza intitolata “Il giorno della Shoah” e al Mia Photo Fair 2019 con due foto attirando l’attenzione del Corriere della Sera. Ora al suo quinto libro, “La Cura della Vergogna” edizioni Bietti, un saggio di psicologia sotto forma di romanzo, una storia di formazione e crescita, di lenta e progressiva costruzione della consapevolezza di sé, la Manzini rivela che ognuno di noi si sente chiuso in una gabbia. La “Cura della Vergogna” è il racconto su due piani, uno in forma epistolare e uno che entra nel vivo dell’azione, di una maturazione affrontata attraverso una serie di prove tanto estreme quanto, a volte, strambe. Un nipote e un nonno si trovano, si scontrano attraverso i passaggi di una terapia d’urto che, non senza difficoltà e in un crescendo dalle atmosfere quasi thriller, porterà il giovane protagonista a superare una timidezza patologica e a riscoprire le proprie potenzialità e il proprio valore. La storia è quella di un trentenne blindato nella sua gabbia di solitudine e paure. Un nonno psichiatra novantenne, che rompe quelle sbarre e lo costringe a uscire allo scoperto con la forza della saggezza, dell’ironia, dell’amore. Due vite, due destini a confronto che s’intrecciano nei loro sogni e fallimenti, per restituire le diverse tappe di quella formidabile avventura umana che a ciascuno di noi tocca attraversare.  Marilù S. Manzini ha voluto materializzare in una performance, alquanto inedita,       una sua sensazione di disagio riguardo la complessità della vita rinchiudendosi in una gabbia dorata che rappresenta una protezione e una difesa dal mondo esterno. Costruiamo mentalmente intorno a noi una cella come riparo, ma nonostante ciò non riusciamo ad essere completamente noi stessi: rimaniamo prigionieri nel nostro spazio virtuale, intrappolati, senza poter fuggire, in una gabbia dorata.

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