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NAPOLI. MOSTRA DI GIUSEPPE PANNARIELLO ALLA GALLERY HOUSE

X6 - Manifesto Pacilio

NAPOLI GALLERY HOUSE  di Sergio Pacilio

Via del Cimitero, 70 – Qualiano - Napoli

“Giuseppe Panariello - Opere 1968-2018

A cura di Maurizio Vitiello

 Giuseppe Panariello

Napoli, inaugurata, a cura di Maurizio Vitiello, la mostra “Giuseppe Panariello – Opere 1968-2018”. Giuseppe Panariello, validissimo artista, si presenta con una retrospettiva molto efficace. La scelta delle opere presentate in questa rassegna, alla Gallery House di Sergio Pacilio, Direttore del giornale online Internapoli e del mensile AbbìAbbè, ha un carattere di essenzialità, che definisce il corposo percorso artistico dell’artista napoletano.

Analizzando con attenzione, anche per offrire un concreto contenuto storico, rileviamo che alla base del lavoro di Panariello, nelle sue varie direzioni di ricerca, non di sperimentalismo fine a se stesso, vi sono quel desiderio di una partecipazione e una necessità al dialogo, voglia di incontrare lo sguardo, che è colloquio con lo spettatore: “Il dipinto non può vivere nell’isolamento. Ha bisogno dello sguardo di un osservatore sensibile per potersi ridestare e sviluppare. Senza quello sguardo il dipinto muore …” (Mark Rothko) Panariello non media con l’ideologia, anzi superandola non in virtù di ricerche ammiccanti, perché pienamente convinto che il gesto è vita (lo rileva liricamente nei verbigiaroble, del 1982) e il piano dell’opera, con le infinite ondulazioni, è un luogo di creatività, quindi di libertà assoluta, dove lo spazio e il tempo stabiliscono coordinate universali. La dimensione operativa di Panariello al primo impatto sconcerta, per la sua varietà di indirizzi, di continue ricerche tecniche, per quel suo libero modo di attingere dal vivo bacino dell’immaginario. A tal proposito è opportuno soffermarci sul “metodo” che presiede alla sua ricerca.  E’ una precisazione orientata sull’impiego di tecniche e di manualità che accompagnano il suo lavoro di sperimentatore incessante. Enrico Crispolti, recentemente scomparso, scriveva di: “estrema raffinatezza degli strumenti”; sia per quel che concerne l’approccio al piano operativo sia all’analisi di integrazione psicologica, che è all’origine della sua inesauribile varietà e fecondità creativa.  Inoltre, Massimo Bignardi precisava nella monografia “PANARIELLO Works”: “E’ una storia universale tratteggiata senza perimetri geografici, senza neppure avvertire l’affanno della modernità, guardando allo spessore delle cose, al muoversi di simboli, vivi nel continuo dialogo iconologico. Potremmo dire, abusando di una etichetta ricca di effetto, un nomade nel nomadismo, visto che, e non è invenzione dei nostri giorni, da sempre l’arte è segno di un viaggio: è un vagare nelle foreste della memoria, nelle tiepide pause degli umori, nelle infuocate passioni, tra le paure dei destini, negli sguardi del tempo e sui lidi della storia, nelle luci del presente per essere compresi”. Panariello con i suoi ultimi lavori approda a una dimensione universalistica di sintesi, lo conferma il progetto espositivo “SILENZIO” che ha preso il via dal King’s Theatre di Portsmouth, in Gran Bretagna, attraverso il quale lancia il suo “grido silenzioso” espresso dal semplice monito “SILENZIO NEL MONDO PRIMA DELLE PAROLE”.  Donatella Trotta sottolinea per questa mostra in catalogo, quanto segue, tra l’altro:“Quasi un appello… che può risuonare anche come un programma, una (pro)voc/azione. Panariello offre così una significativa sintesi tra Oriente e Occidente che da anni, peraltro, ispira in modo subliminale l’indagine artistica dell’autore, permeando il dettato inconscio della sua concezione laicamente sacrale dell’arte ... in una sapiente e rigorosa simbiosi/osmosi tra geometrie delle emozioni e metafore chiaroscurali … In una contemporaneità dove è stata silenziata, fra il resto, anche la potente attualità biblica del Qoèlet dando spazio più alla ”vanitas vanitatum” che alla consapevolezza, essenziale, che c’è un tempo per ogni cosa …”un tempo per tacere e un tempo per parlare”.  Da segnalare che l’opera “Qoèlet” è stata premiata con il 1* premio alla Biennale Internazionale della Calabria Citra 2018.

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