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Torino. "#FacceEmozioni 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji" - dal 17 luglio al 6 gennaio 2020

FacceEmozioni 1500-2020 - dalla fisiognomica agli emoji

#FacceEmozioni 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020 la mostra #FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji, una grande esposizione, curata da Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni, che, partendo dalla prestigiosa e importante collezione sulla fisiognomica del Museo Nazionale del Cinema, ne racconta gli ultimi 5 secoli di storia. Un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale che conferma ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano.

La mostra, unica nel suo genere, apre al pubblico il 17 luglio, in contemporanea con la giornata mondiale degli emoji e prova a tessere le fila di un discorso antico - le cui origini arrivano addirittura ad Aristotele - per arrivare ai nostri giorni e cerca nei tratti del volto, ma anche nella sintesi grafica degli emoji, i riscontri dei caratteri e delle emozioni delle persone.

In mostra un “catalogo delle facce e delle emozioni” capace di catturare gli occhi e di sedurre la mente dei visitatori, chiamati a specchiarsi e a riconoscere il loro volto in una folla di visi tratteggiati, caricaturizzati, deformati, sublimati a partire da Leonardo da Vinci fino a un futuro che è già cominciato.

Il percorso scelto si concentra sulle arti performative e si interseca con arte, scienza, tecnologia e comunicazione. Il visitatore viene coinvolto in quel lungo affascinante racconto che collega i cataloghi di Giovan Battista Della Porta e Johann Caspar Lavater allo studio dei volti del primo pittore del Re Sole, Charles Le Brun, ai vetri per lanterna magica e agli emoji, ai manuali per l’attore - di teatro prima e di cinema poi -, alla tecnica del morphing, ai più avanzati software di face recognition o alle opere di artisti contemporanei che esplorano il volto e le emozioni.

Faccine o Emoji che comunicano l’emozione del momento, software in grado di riconoscere un volto, di ricostruirne o manipolarne i tratti somatici: sono esperienze che caratterizzano la società tecnologica contemporanea ma che hanno radici profonde nel passato. Da sempre infatti il volto è Museo Nazionale del Cinema. 

lo “specchio dell’anima” e viene esplorato come il luogo privilegiato su cui si disegnano i caratteri e le emozioni dell’uomo. Ed è quello che ha fatto la fisiognomica, una “pseudoscienza” che sin dall’antichità ha intrecciato i suoi percorsi con ambiti molto differenti tra loro.

A completamento della mostra sono previsti una serie di appuntamenti al Cinema Massimo, eventi per il pubblico e per le scuole, iniziativa alla Mole Antonelliana e la pubblicazione di un volume edito da Silvana editoriale.

Nell'ambito della mostra, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta nella propria sede, dal 17 luglio al 29 settembre 2019, la mostra personale di Paolo Cirio. Exposed (Torino, 1979. Vive a New York), a cura di Irene Calderoni.

Il lavoro artistico di Cirio indaga le strutture di potere che caratterizzano la nostra epoca, in cui le dinamiche dei flussi informativi influenzano politica ed economia così come le vite degli individui. Il campo di ricerca di Cirio sono i media, la rete, i social network; il suo metodo è la manipolazione informativa, l'hackeraggio dei dati, finalizzato a rivelare i meccanismi più o meno nascosti, ma spesso ignorati, tramite cui ognuno di noi è perennemente controllato, studiato, catalogato. La mostra personale include tre importanti cicli di lavori dedicati al tema del volto, spazio simbolico in cui si gioca la dinamica conflittuale tra privato e pubblico, individuale e generale, libertà e sorveglianza.

Non poteva mancare un riferimento a Cesare Lombroso e al suo pensiero. Dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 il Museo Nazionale del Cinema ospiterà nel piano dedicato all’Archeologia del cinema “I 1000 volti di Lombroso”, una selezione di fotografie - esposte per la prima volta - appartenenti al fondo fotografico dell’Archivio del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, che ripercorre le diverse tappe delle sue ricerche.

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