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TORINO. WEED PARTY III IL PARTITO DELLE ERBACCE ZHENG BO

ZEENG BO

WEED PARTY III – Il partito delle erbacce Zheng Bo

a cura di Marco Scotini

inaugurazione: sabato 3 novembre 2018 ore 18.00

dal 4 novembre 2018 al 24 febbraio 2019

PAV - Parco Arte Vivente

Via Giordano Bruno 31,  Torino

erbacce

Sabato 3 Novembre 2018, al PAV Parco Arte Vivente, nella cornice di Artissima, verrà inaugurata la prima personale italiana dell’artista cinese Zheng Bo (Pechino 1974). La mostra, a cura di Marco Scotini, aprirà la nuova stagione espositiva dedicata, in particolare, al rapporto tra ecologia e arte nel continente asiatico. Intitolata Weed Party III, la mostra è pensata appositamente per il PAV e si confronta con specie vegetali del territorio piemontese. Attento indagatore del rapporto tra piante, società e politica, Zheng Bo, è tra i più interessanti artisti cinesi dell’ultima generazione. Presente a Manifesta 12 a Palermo, è reduce della seconda Yinchuan Biennale e coinvolto nella prossima Taipei Biennale, che aprirà in novembre. Nella sua serie di opere Propaganda botanica, Zheng Bo fa ricorso a slogan storici marxisti che ricrea con l’uso di elementi vegetali in modo da espandere nozioni come “uguaglianza”, “lavoratore” o “socialismo” oltre la sfera dell’umano. Il suo ultimo slogan “Earth Workers Unite”, concepito per Yinchuan Biennale e costituito di 370 piante di pioppo, lasciava aperta la possibilità di una doppia interpretazione: non tanto che fossero i lavoratori del pianeta Terra ad unirsi tra loro (secondo la versione ortodossa), quanto che diventasse possibile l’associazione tra Terra e lavoratori contro lo sfruttamento comune.  A partire dal 2003, la pratica artistica socialmente impegnata di Zheng Bo ha riguardato ecologia, progetti partecipativi, comunità marginalizzate e tematiche di genere. L’uso frequente delle piante selvatiche tipiche degli ambienti urbani - e considerate convenzionalmente erbacce - connette il suo lavoro a metafore politiche in cui ciò che è sgradito, abbandonato, dimenticato o “fuori posto” diventa una sostanziale forza ecologica per diffondere culture di resistenza e resilienza. Esteso ad alcune città nell’ultimo decennio, il suo progetto con le erbacce (weed) ha preso differenti nomi, come Weed Plot (nel tetto del Sifang Art Museum a Nanchino), Weed Commons (per il Times Museum di Guangzhou) e Weed Party (una serie ancora in corso cominciata a Shanghai nel 2015 e ora approdata al PAV). In quest’ultimo progetto, l’artista cerca di immaginare un partito politico post-umano dove gli esseri umani ed extra-umani non risultano più separati tra loro.  Il Weed Party concepito per il PAV si pone come il terzo appuntamento dopo il giardino d’erbacce e terra realizzato per l’interno del Leo Xu Projects di Shanghai nel 2015 e il lavoro sulle felci per TheCube Project Space di Taipei nel 2016. In questa serie di episodi espositivi, Zheng Bo indaga il rapporto (ben oltre la metafora) tra il carattere incontrollabile dei movimenti politici spontanei e il potere infestante e inestirpabile delle piante cosiddette parassitarie. La possibilità di disseminarsi e di riprodursi continuamente, la capacità di resistere a lungo e in condizioni sfavorevoli, il fatto di rappresentare una minaccia per il campo coltivato, sono tutti attributi che connotano le forme di vita tanto delle insorgenze attiviste che delle specie vegetali rispetto all’ecosistema in cui viviamo.  Al centro fisico e concettuale della mostra al PAV vi è la grande istallazione/giardino After Science Garden, concepita ad hoc per lo spazio della serra del centro d'arte contemporanea e sviluppata in dialogo con il territorio, sia dal punto di vista botanico sia nell'interazione con attivisti e ricercatori locali, con i quali l'artista immagina le possibili configurazioni dei futuri movimenti sociali ed ecologisti. Il percorso prosegue con gli erbari grafici Survival Plant Manual I e II, frutto di una ricerca sulla relazione tra mondo vegetale e sopravvivenza in una prospettiva storicizzata, la stessa prospettiva da cui parte la lettura inedita dell'internazionalismo comunista cinese a Parigi che dà corpo alla maquette A Chinese Communist Garden in Paris. A chiudere la mostra, i due film del ciclo Pteridophilia (l’ultimo della trilogia verrà presentato a Taipei), che esplora il potenziale delle teorie eco-queer mostrandoci sette giovani uomini intrattenere rapporti intimi con diversi tipi di felci in una foresta di Taiwan.

ZHENG

PAV/AEF

All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra, le Attività Educative e Formative del PAV propongono il laboratorio Le Jardin Trouvé che raccoglie lo spunto di Zheng Bo sul tema dell’osservazione di piante spontanee presenti all’interno del territorio urbano. La catalogazione e rielaborazione formale delle piante, in un’ottica relazionale, si focalizza sulle aree verdi interstiziali e resilienti della città, da fruire nel proprio quotidiano ai fini del riposo, del gioco, dell’incontro, della contemplazione e del piacere.  

Per partecipare all’attività è necessaria la prenotazione: 011 3182235 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

PAV – Parco Arte Vivente – Via Giordano Bruno 31, 10134 Torino, Italy, +39.011.3182235, www.parcoartevivente.it
COMUNICATO STAMPA
WEED PARTY III – Il partito delle erbacce
Zheng Bo
a cura di Marco Scotini
4 novembre 2018 – 24 febbraio 2019
Sabato 3 Novembre 2018, al PAV Parco Arte Vivente, nella cornice di Artissima, verrà inaugurata la
prima personale italiana dell’artista cinese Zheng Bo (Pechino 1974). La mostra, a cura di Marco Scotini,
aprirà la nuova stagione espositiva dedicata, in particolare, al rapporto tra ecologia e arte nel continente
asiatico. Intitolata Weed Party III, la mostra è pensata appositamente per il PAV e si confronta con specie
vegetali del territorio piemontese.
Attento indagatore del rapporto tra piante, società e politica, Zheng Bo, è tra i più interessanti artisti cinesi
dell’ultima generazione. Presente a Manifesta 12 a Palermo, è reduce della seconda Yinchuan Biennale e
coinvolto nella prossima Taipei Biennale, che aprirà in novembre. Nella sua serie di opere Propaganda
botanica, Zheng Bo fa ricorso a slogan storici marxisti che ricrea con l’uso di elementi vegetali in modo da
espandere nozioni come “uguaglianza”, “lavoratore” o “socialismo” oltre la sfera dell’umano. Il suo ultimo
slogan “Earth Workers Unite”, concepito per Yinchuan Biennale e costituito di 370 piante di pioppo,
lasciava aperta la possibilità di una doppia interpretazione: non tanto che fossero i lavoratori del pianeta
Terra ad unirsi tra loro (secondo la versione ortodossa), quanto che diventasse possibile l’associazione tra
Terra e lavoratori contro lo sfruttamento comune.
A partire dal 2003, la pratica artistica socialmente impegnata di Zheng Bo ha riguardato ecologia, progetti
partecipativi, comunità marginalizzate e tematiche di genere. L’uso frequente delle piante selvatiche
tipiche degli ambienti urbani - e considerate convenzionalmente erbacce - connette il suo lavoro a
metafore politiche in cui ciò che è sgradito, abbandonato, dimenticato o “fuori posto” diventa una
sostanziale forza ecologica per diffondere culture di resistenza e resilienza. Esteso ad alcune città
nell’ultimo decennio, il suo progetto con le erbacce (weed) ha preso differenti nomi, come Weed Plot (nel
tetto del Sifang Art Museum a Nanchino), Weed Commons (per il Times Museum di Guangzhou) e Weed
Party (una serie ancora in corso cominciata a Shanghai nel 2015 e ora approdata al PAV). In quest’ultimo
progetto, l’artista cerca di immaginare un partito politico post-umano dove gli esseri umani ed extra-umani
non risultano più separati tra loro.
Il Weed Party concepito per il PAV si pone come il terzo appuntamento dopo il giardino d’erbacce e terra
realizzato per l’interno del Leo Xu Projects di Shanghai nel 2015 e il lavoro sulle felci per TheCube Project
Space di Taipei nel 2016. In questa serie di episodi espositivi, Zheng Bo indaga il rapporto (ben oltre la
metafora) tra il carattere incontrollabile dei movimenti politici spontanei e il potere infestante e inestirpabile
delle piante cosiddette parassitarie. La possibilità di disseminarsi e di riprodursi continuamente, la
capacità di resistere a lungo e in condizioni sfavorevoli, il fatto di rappresentare una minaccia per il campo
coltivato, sono tutti attributi che connotano le forme di vita tanto delle insorgenze attiviste che delle specie
vegetali rispetto all’ecosistema in cui viviamo.
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