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MILANO.TEATRO ALLA SCALA 26° FESTIVAL DI MILANO MUSICA

SALVATORE SCIARRINO

L’ECO DELLE VOCI

Fabrizio Gifuni. Credits Filippo Milani  colore

Percorsi di Musica d’oggi 2017

lunedi 13 novembre 2017 - ore 20

Teatro alla Scala

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Cornelius Meister, direttore

Fabrizio Gifuni, lettore

Ludwig van Beethoven (1770—1827)

Egmont, Ouverture op. 84 (1810, 9’)

Salvatore Sciarrino (1947)

Morte di Borromini (1988, 19’)

per orchestra con lettore

*

Robert Schumann (1810—1856)

Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 (1841/51, 32’)

In collaborazione con RAI-RadioTre (Trasmissione in diretta)

In coproduzione con Teatro alla Scala

Con il sostegno di Intesa Sanpaolo

Infinito nero

Condottieri e artisti, da Beethoven a Sciarrino

E l’Orchestra RAI debutta alla Scala

Meister34 2015 Marco Borggreve

Alla vigilia del debutto diTi vedo, ti sento, mi perdo, opera nuova di Salvatore Sciarrino in scena dal 14 novembre, l’appuntamento numero 12 di Milano Musica riporta il festival al Teatro alla Scala, questa volta con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai che per la prima volta suona nella sala del Piermarini. Il programma,diretto da Cornelius Meister, è un trittico che inquadra la Morte di Borromini di Salvatore Sciarrino fra l’Ouverture Egmont di Ludwig van Beethoven (1770-1827) e la Sinfonia n.4 in re minore di Robert Schumann (1810-1856).  Fabrizio Gifuni veste un ruolo importante in questa serata, perché alla sua voce e alla sua magnetica presenza è affidata la lettura del testo che lo stesso Sciarrino ha steso da documenti storici per la sua composizione del 1988.

«Celebre uomo di guerra olandese – scrive Gianluigi Mattietti nelle note di sala –, il conte di Egmont (1522-1568) servì negli eserciti di Carlo V, per i suoi meriti fu nominato governatore e comandante generale delle Fiandre e dell’Artois, cercò un accordo tra cattolici e protestanti, e col suo atteggiamento fermo e dignitoso divenne un punto di riferimento della resistenza fiamminga contro il governo spagnolo, invasore, personificato dal Duca d’Alba. Goethe ne fece il protagonista di una sua tragedia in cinque atti del 1787, caratterizzandolo come un personaggio solido e sereno, che non rinnega il suo passato di militare, che accetta il ruolo di mediatore, perché da un lato è fedele servitore della monarchia dall’altro condivide le sofferenze del suo popolo. Quando fu chiesto a Beethoven, grande ammiratore di Goethe, di scrivere le musiche di scena per una ripresa del dramma, il compositore accettò con entusiasmo, e tra l’ottobre del 1809 e il giugno del 1810 diede alla luce la partitura (in un’ouverture e nove pezzi) … L’ouverture rispetta i principi della forma sonata, ma trasformando la musica in un condensato dell’azione sia sul piano drammatico che su quello psicologico».

«Per Robert Schumann il 1841 fu un anno di svolta nell’evoluzione del suo linguaggio musicale, soprattutto perché cominciò a dedicarsi alla musica per orchestra: quell’anno videro la luce la Sinfonia n. 1, l’Ouverture, Scherzo e Finale, la Fantasia per pianoforte e orchestra, la Sinfonia in re minore, che di fatto è la seconda delle quattro composte da Schumann … La partitura fu completata il 9 settembre, e il 6 dicembre ci fu la prima esecuzione, diretta da Ferdinand David al Gewandhaus di Lipsia. Ma la sinfonia non piacque, soprattutto per il tono severo, così lontano dall’esplosione di energia della “Frühlingssinfonie”, e Schumann ritirò la partitura, rimettendovi mano solo dieci anni dopo, nel dicembre 1851, quando aveva già composto la Sinfonia in do maggiore (pubblicata come n. 2) e quella in mi bemolle maggiore Renana (n. 3) –questo spiega perché la sinfonia in re minore è stata poi catalogata come n. 4. Rispetto alla trasparenza e ai colori chiari della prima versione (prediletta da Brahms), nella nuova stesura Schumann fece una profonda revisione dell’orchestrazione … cercando sonorità più dense e spessori di maggior peso … In questa sinfonia Schumann valica i confini della forma classica, creando un complesso gioco di varianti e metamorfosi … creando di fatto uno dei primi esempi di forma ciclica». (Mattietti)

«Nel mondo poetico sciarriniano, gli eroi non sono i condottieri e gli uomini di guerra, ma soprattutto figure mitologiche e artisti. Alle ultime ore di vita di Francesco Borromini, Sciarrino ha dedicato un lavoro per orchestra e lettore, diretto per la prima volta da Riccardo Muti alla Scala il 20 ottobre 1988. Morte di Borromini si basa su un testo del 1667, dettato dal celebre architetto al medico che lo vegliò durante la sua agonia: resoconto lucidissimo di una notte tormentata, nella quale Borromini avrebbe voluto scrivere il suo testamento, ma poi per il rifiuto di un suo servitore a portargli un lume, decise di suicidarsi facendosi cadere sulla propria spada. Sciarrino ha voluto celebrare l’artista solitario e visionario, depresso e intransigente, ossessionato dalle linee curve, descrivendo in suoni una dimensione tutta mentale, ma non in una forma narrativa, semmai cercando di cogliere le impressioni della notte, della follia (temi a lui sempre cari). Questa “azione invisibile” si può dividere in cinque momenti, separati da rintocchi di campane che segnano le ore, intercalati da episodi orchestrali che descrivono stati d’animo angosciosi, visioni di una mente sospesa fra il sonno e la veglia. Così Sciarrino crea uno stato di tensione continua, iniziando con soffi intonati con la boccola del flauto tra le labbra, come un respiro affannoso, sullo sfondo di una sorda turbolenza della grancassa … Il culmine di questo processo arriva su una stridente fascia di multifonici dei legni (che corrisponde al momento in cui Borromini si fa trapassare dalla spada) che termina solo sulle parole: «mi è stata levata la spada dal fianco». Gli ultimi rintocchi delle campane segnano il ritorno alla realtà, quando il servitore apre la finestra e Borromini viene adagiato sul letto di morte».  (Mattietti)

 

Concerto in abbonamento

Biglietti € 40/20/10/5

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