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PARMA. FESTIVAL VERDI 2018 MICHELE PERTUSI IN ATTILA

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MICHELE PERTUSI 

in “ATTILA”,

CONQUISTA IL FESTIVAL VERDI

 un  SUCCESSO NELLA STORIA

1430 Attila al centro Maria José Siri Odabella Francesco Demuro Foresto ph Roberto Ricci 1

a cura di: Sergio Bevilacqua

Fuori dagli schemi e dalle congiure, questo Attila merita un plauso. Opera tradizionale, regista saggiamente equilibrato, tra il Pizzi, grande innovatore con giudizio, e le scenografie più spinte di altri. De Rosa, già ammirato in molte regie, ha colpito a suo tempo il segno anche nella struggente e poetica interpretazione di un altro caposaldo verdiano, il Simon Boccanegra.

1174 Attila al centro Maria José Siri Odabella ph Roberto Ricci

Lo vidi alla Fenice, ove risuonavano ancora le eco di una furibonda campagna elettorale, e quanti come me vedevano in quell’opera, a cavallo tra la politica e la passione, le dispute più o meno ridicole interne a un partito di amministrazione che non sapeva che pesci pigliare, tra un suo candidato sincero e problematico, il giudice Casson, e il timore di un avvento della destra, poi avvenuto, con il sindaco oggi in carica, Brugnaro… Insomma, De Rosa allora si sentì coinvolto, ne sono sicuro, e con tecnica spongimorfa, buttò dentro lo sfondo un mare romanticissimo, in continuo moto ondoso, a togliere le certezze, ma anche a ricordare le belle atmosfere. 

1076 Attila

Qui fa lo stesso. È romantico e profondo, ha in carico l’eredità delle grandi menti registiche, e si vede: una linea arriva a lui, che passa da Zeffirelli, attraversa Pizzi e ha sullo sfondo le innovative esperienze registiche come anche quella di Bob Wilson, che lo ha preceduto in Le Trouvere. Mentre l’inglese è anche colui che ha completato un ciclo triennale di sperimentazione, come ricordato dalla deus-ex-machina della Fondazione Regio, Anna Maria Meo, di De Rosa vedremo di sicuro molte cose ancora. Una regia da frutta di stagione, onesta e buona, rispettosa dello spirito dell’opera, non radicale nelle innovazioni e attenta, come si deve nel rispetto della grande arte, al suo senso profondo.

0898 Attila Michele Pertusi Attila Vladimir Stoyanov Ezio

Una grande asse poi, ed è anche bene, con il nuovo adepto delle corti verdiane Michele Pertusi, acclamato nuovo Cavaliere di Verdi: si tratta di una carica onorifica di alto significato morale e cittadino, ma anche un riconoscimento denso di senso musicale perché a sostenere l’attribuzione sono i celebri 27, 27 persone scelte, a rappresentare ciascuna una delle altrettante opere di Verdi. Uno di loro, infrangendo il segreto, mi aveva parlato nell’orecchio, dicendomi il nome di Pertusi.  

1031 Attila Michele Petusi Attila

Che è parmigiano, amatissimo dal loggione del Regio, ed è un basso bravissimo. E così è in Attila. Odabella gli fa ampia cornice, con note estese e perfetta padronanza: ma è la Siri, comunque sempre una grande presenza. Gelmetti si prodiga da par suo e ottiene evidenti risultati, alla guida della Filarmonica Toscanini e di concerto con l’ottimo coro del Teatro Regio.

1312 Attila

Che dire allora, in chiusura del Festival Verdi 2018? Attendendo per celebrare qualcosa (ma io lo so, si tratta di un altro successo, e non solo commerciale) la comunicazione tra qualche settimana dei dati ufficiali, abbiamo visto:

  1.  Migliorare significativamente il Verdi Off, che però rimane ancora sotto-comunicato e impreciso sul piano della targetizzazione commerciale (prodotto/mercato);
  2.  Aumentare la padronanza da parte delle strutture e del management della Fondazione di un evento artistico complessivo, sempre più creativo e coraggioso;
  3.  Garantire sempre di più la qualità dei singoli spettacoli;
  4.  Cancellare, definitivamente forse, l’impressione di Teatro di provincia che il Regio aveva fino a 4 anni fa, dopo una lunga crisi;
  5.  Realizzare un rischio, gradevole alla fine, in tutto questo ben di dio, con Wilson visionario e oltre;
  6.  Realizzare tre centri perfetti, con Macbeth, Un giorno di Regno e Attila.

Aspettiamo pure i dati, ma possiamo già dire: bravi anche quest’anno, Meo e tutta la sua squadra.

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Teatro