Sperare con la speranza degli alpini.

ALPINI ITALIANIW W GLI ALPINI 

 

In questi giorni, settimane, di coronavirus sono stato raggiunto al telefono, unico mezzo di parlare con i miei simili fuori dai miei famigliari, non essendo possibile di persona per motivi sanitari, ma almeno con la voce a distanza. Questo Alpino, già avanti negli anni mi ha detto che da una parte era dispiaciuto del rinvio del raduno nazionale a Rimini, ma nel suo animo comprendeva benissimo le ragioni. Dispiaciuto perché sperava per la prossima data di essere ancora dèsgagià, agile, lesto nel fare il raduno. Simpatica la parola usata dall’anziano Alpino, lemma che deriva dal francese dègager che proviene dall’antico tedesco waddi, con il significato originario di sgomberare poi passato al francese con aggiunta iniziale di des con il significato di prontezza che è rimasto oltre che al piemontese anche nel ligure desgagàrse e nell’occitano desgajà. Ma dall’altra parte come tutti gli Alpini fedele allo spirito civico di ubbidire costi quello che costi e sempre rispettare le regole prima di tutto, ma con positività e speranza. L’esigenza di tutelare la salute di tutti è prioritaria. L’adunata, che dalla fine della Seconda guerra mondiale non si è mai interrotta, è la più importante manifestazione al mondo organizzata da una associazione d’arma, con lo spirito di amicizia e solidarietà che da sempre contraddistingue gli Alpini. Mi ha fatto affiorare nell’animo con commozione i valori dell’Alpinità stanno a significare che essi non sono propri solo dell’Alpino, ma sono quelli di una società civile e il compito dell’Alpino è quello di tramandarli, farli conoscere a tutti perché se rispettare questi valori significa che rispetta il prossimo, da qualunque luogo egli venga. Per società civile non si intende un qualcosa di astratto, ma siamo tutti noi che ogni giorno ci svegliamo, e poi adesso affrontiamo la guerra con il virus, magari non in trincea come i negli ospedali, le forze dell’Ordine, la Protezione Civile e volontari del soccorso ma facciamo la nostra parte nel nostro piccolo, nella quotidianità. Se ognuno di noi cercasse di fare la sua parte, sarebbe possibile pensare di avere una società migliore, facendo il nostro dovere non perché qualcuno ci dica grazie, ma farlo per noi e per rispetto degli altri e della nostra umana dignità. Concludo per segnalare il grande gesto dei tutti gruppi della sezione de la Veja di Torino che sono fermamente convinti nella vita abbiamo bisogno gli uni degli altri e pertanto siamo responsabili gli uni degli altri hanno devoluto alle Molinette una offerta per sostenere la nostra Sanità impegnata sul Piave della salute a combattere il temibile morbo. W gli Alpini.

GIORGIO CORTESE

 

 

 

 

 

 

 

 

by .Giorgio Cortese

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