Stati Uniti d’Europa - Il mercato interno e quello esterno: la sfida tecnologica

Stati Uniti dEuropa  La sfida tecnologica

Stati Uniti d’Europa. Necessari? La sfida tecnologica: il mercato interno e quello esterno

La “sfida” sulla tecnologia 5G sta per diventare una sorta di cartina al tornasole sulla quale si misurerà la capacità di chi nel mondo potrà essere, nel futuro che è già qui, il leader del Pianeta.

Solo comunicazioni a banda larga? Un “solo” che mai come in questa occasione può significare “tutto”, visto che l’ambito della comunicazione a banda larga è quella su cui si muove tutto il mondo, dal privato al pubblico, dall’imprenditoria al consumo.

Cosa sta succedendo? L’ascesa folgorante del gruppo cinese Huawei, uno dei maggiori attori del 5G, si sta manifestando come affermazione di una potenza tecnologica in grado di competere con gli Stati Uniti. Una legge cinese del 2017 obbliga cittadini e imprese a collaborare con i servizi di intelligence e alla segretezza su questo… quanto potranno stare sereni i 170 Paesi clienti di Huawei rispetto ai loro dati che transiteranno sulle fibre di questo operatore? Certo, Huawei si è sempre difesa dalle accuse di essere una sorta di braccio armato dello Stato cinese. Ma quanto ci si può fare affidamento, anche in considerazione dell’attacco che gli Usa hanno fatto a questa azienda arrestando il direttore finanziario, Meng Wanzhou, che è anche figlia del fondatore del gruppo, un ex-ingegnere dell’esercito cinese… mentre altri collaboratori sono stati accusati di spionaggio?

In questo contesto le aziende europee – come spesso accade in tutti i settori – si muovono in ordine sparso. Aziende fino a poco tempo fa leader del mercato (Nokia o Ericsson) stanno perdendo quote di mercato. E mentre alcune fanno sapere che non stringeranno accordi con Huawei (la francese Orange, per esempio), altre lo hanno già fatto.

E’ di questi giorni una nota di Deutsche Telecom che valuta la mancanza di accordi con il gruppo cinese la causa del ritardo di due anni per l’arrivo del 5G in Europa, con un bagno di miliardi per i vari operatori. Nel frattempo Donald Trump non è escluso che arrivi a stabilire accordi coi cinesi, in materia e non solo, per ridurre il proprio deficit commerciale.

L’Unione Europea, quindi, si trova (perché già oggi lo è) e si ritroverà schiacciata da questa battaglia diplomatica e tecnologica. I 27 Paesi non hanno niente da dire e da fare che non subire questa dipendenza tecnologica e impotenza politica? Non sono in grado di redigere una politica innovativa in merito, con anche la creazione di meccanismi di difesa da questa dipendenza?

Allo stato dei fatti sembra proprio di no. Il dibattito in corso per il rinnovo del Parlamento europeo a maggio prossimo sembra che non ponga attenzione più di tanto a questi problemi, essendo per il momento piegato solo a guardare il proprio ombelico (sovranismo sì, sovranismo no). E pensare che proprio questa sfida sul 5G potrebbe essere occasione per una presenza dell’Europa tecnologica, economica e politica sullo scenario mondiale. A partire dal fatto che il mercato interno dell’Ue è oggi di 500 milioni di persone, a fronte di quello Usa che è di 325 milioni. E poi ci sarebbe il mercato esterno che, anche se di difficile competizione con quello Usa, non si può escludere una forte e sana competizione. Assetti industriali che non possono non derivare da quelli istituzionali. Ma interessa a qualcuno o solo ai sognatori del Manifesto di Ventotene?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc