corriere150repubblica150

giornale150

sole24ore150

 

IlMessaggero-punto-itiltempo

 

ilpiccolo

ilmattino

 

 

lastampa.itil secoloxix

 

ilgiorno

avvenire

 

 

 

 


IL CONFUCIANESIMO UNA SFIDA ALL'INDIVIDUALISMO OCCIDENTALE

CONFUCIANESIMOIl  confucianesimo

sfida

l’individualismo

occidentale

La superpotenza cinese ha cominciato a rivalutare agli inizi degli anni novanta ( quando si e’ aperta la sfida lanciata dalla globalizzazione) il pensiero culturale e filosofico del grande Maestro Kong (551 A.C.-479 A.C.) o Kongzi meglio noto nell’accezione europea come Confucio. Fu anzi lui stesso a gettare il seme  per un nuovo ed originale sistema di pensiero, senza per questo si voglia negare una vitalita’ della cultura cinese che preesistesse rispetto alla nascita del Maestro stesso. Confucio in verita’ dichiaro’ espressamente  di non aver creato alcunche’ ma di aver semplicemente trasmesso. Cosi’ disse apertamente nei Dialoghi ( Lun yu) , aggiungendovi di “amare e credere nell’antico” (Lun yu, VII).. Nato da una famigli aristocratica nello stato di Lu nella Cina Sud orientale  affronto’ gia’ la primissima giovinezza in un contesto di decadimento economico della famiglia originaria e costretto a trasferirsi nello Stato di Song ( ove si sposo’ giovanissimo ed ebbe due figli) e poi in vari altri stati per intraprendere, quale unica possibilita’ di sostentamento personale, quella di offrire i propri preziosi consigli ai duchi e signori. Fu infatti Primo ministro, Ministro di giustizia, Governatore della prefettura di Zhongdu. La sua fortuna fu dovuta pero’ all’incontro con il Maestro Laozi (Lao Dan), , archivista della dinastia Zhou e fondatore del taoismo o daoismo  ( corrente di pensiero che pone al centro dell’attenzione il dao, cioe’ la via, in grado di indicare quella direzione, che, se seguita, ci garantisce lei unica, l’armonia celeste).confucianesimo 4

Quando il Maestro Kongzi  incomincio’ ad offrire  i propri insegnamenti e donare i propri consigli ai governanti dei vari Stati autonomi della Cina di allora, va detto che la dinastia Zhou era in profondo decadimento e vi erano parecchi contrasti tra i vari stati. La leggenda narra che proprio la solidita’ e la forza acquisita dallo stato di Lu all’epoca amministrato dal Duca Ding diede fastidio agli stati confinanti che provarono ad indebolirne l’ordine interno anche attraverso raggiri. Tra questi quello di inviare dei cavalli e delle graziose danzatrici alla corte del duca stesso per distoglierne l’attenzione. Intenzione che in effetti colse nel segno contribuendo a determinarne lo smembramento. Confucio, che fu un profondo conoscitore dell’animo umano, ne rimase amareggiato e lascio’ ogni incarico, invitando i suioi discepoli a seguirlo. I testi classici dell confucianesimo furono: il Classico dei mutamenti (Yi Jing), il classico della Storia (Shu Jing), il classico delle odi (Shi Jing) il Classico dei riti (Li Jing) e gli annali delle primavere e degli autunni (Linjing). A Confucio puo’ senz’altro attribuirsi l’elaborazione e composizione di quest’ultimo, mente non e’ certa l’attribuzione degli altri, anche se pressoché con certezza gli studiosi contemporanei ne hanno atrributo a Confucio solo alcune correzioni successiva, ma non la preparazione e iniziale. L’insegnamento confuciano poneva al centro del proprio pensiero l’acquisizione di una serie di virtu’ e Confucio si sforzo’ comunque di ricordare che “la virtu’ perfetta e’ quella del giusto mezzo”. Tra le diverse virtu’ una rilevanza aveva certamente la benevolenza (ren)intesa come la pratica dell’altruismo e della bonta’. Tutti gli uomini possono amare o odiare, ma coltivando la pratica della benevolenza, anche quando sussistono ragioni per odiare, l’uomo dotato di questa virtu’ si tratterra’ dal farlo. Benevolenza infatti e’  dominare se stessi e tornare alla Tradizione (li). Inoltre tale termine sta ad indicare che occorrera’ preferire le difficolta’ che la strada del profitto.. Confucio sintetizzo’ il significato di benevolenza in un aforisma dei Dialogni in cui si sosteneva “Cio’ che non desideri per te stesso non farlo agli altri”(Lunyu, XV, 23). Un’altra virtu’ e’ certamente quella del senso di giustizia. Della presenza di essa nell’uomo e’  facile distinguere l’uomo  nobile d’animo da chi invece insegue il profitto, perche’ esso ha in se’ la sete di giustizia. Tale caratteristica non corrisponde pero’ alla ricerca  dello “Jus Romano”, ma l’osservanza di una legge morale. Infine per Confucio e’ importante seguire sempre la tradizione.

 confucianesimo 3Confucio infatti nei Dialoghi  esorta a “ non ascoltare, non leggere, non scrivere, se non secondo Tradizione”. Tradizione per lui non era solo l’accettazione supina della verita’ , ma partecipare alle cerimonie ed interrogarsi sulle problematiche connesse in esse. Lo studio infatti era parte fondamentale di un uomo che si ispiri ai principi di Tradizione. Sebbene Confucio avesse piu’ volte ripetuto ai propri discepoli di concentrasi sulla vita terrena e non si fosse esposto su eventi sovrannaturale non puo’ certo dirsi che Confucio fosse ateo. Per la cultura cinese infatti, su non cui e’ evidente l’impianto del sistema filosofico confuciano, non esiste frattura tra una dimensione trascendente e l’altra materiale, legata alla vita terrena, in quanto ogni cinese si sente parte integrante del cosmo..confucianesimo 4

Confucio credeva all’esistenza di un  Essere superiore  che identificava il Cielo ( Tien). Ed anzi per lui la vita e’ un dono del cielo. E’ infatti il Cielo ad emanare un proprio decreto cui l’uomo dovra’ conformarsi se vorra’ raggiungere l’armonia celeste,  mentre e’ preclusa per lui tale possibilita’  se non si segue la giusta via (cioe’ il dao). Il Cielo e’ anche fonte di autorita’ politica e generatore  di fenomeni che vanno al di la’ di ogni umana comprensione. Tuttavia il Cielo Non deve confondersi con il Supremo Dominatore (Shang di). Per Confucio inoltre “chi pecca contro il Cielo non ha a chi pregare” e lui stesso affermo’ “ se ho peccato contro il Cielo che esso mi odi”.. Il Cielo in ogni caso nelle visione confuciana e’ solo la sede delle divinita’, al cui vertice appunto vi e’ Shang Di (Sovrano dall’alto) colui che sa ascoltare, parlare e consigliare  in nome dell’armonia con il Creato. . Al di sotto vi stanno invece  i re saggi. I riti e le cerimonie avevano enorme importanza  per Confucio tanto da prendervi parte  e rendersi partecipe delle offerte che venivano fatte al Cielo . Si espresse sempre duramente invece nei confronti dei sacrifici umani, mentre sulla presenza di spiriti e demoni iun  noto discepolo( Kong Metzi) affermo’ con certezza come essi non fossero presenti, ma un vero uomo superiore dovra’ onorare il cielo e le cerimonie.

Altro valore fondamentale  nell’insegnamento confuciano era la pieta’ filiale, cioe’ la massima devozione che era dovuta ai propri genitori e ai fratelli superiori. Per quanto Confucio auspicasse il ritorno ad una societa’ perfettamente organizzata , ispirata a principi etici eterni ed in grado di garantire la prosperita’ sociale, non va pero’ dimenticato che le dinamiche sociali da lui sviluppate erano chiaramente inserite in uno schema gerarchico.. Possiamo affermare con certezza dunque che il Maestro Kong  propugnasse  i uno Stato etico  in cui fossero stabilite precise gerarchie ma senza alcuna discriminazione fondata sull’appartenenza a classi sociali determinate. Confucio comunque pur sostenendo l’armonia universale non ne condivideva certamente il principio di uguaglianza universale tra gli uomini che anzi avverso’ duramente. Fu proprio lui a stabilire che al mondo esistano uomini superiori (Junzi) ed altri inferiori (xiao ren). Lo Junzi e’ persona composta e non orgogliosa ed inoltre nel periodo di difficolta’ e’ fermo, mentre l’inferiore eccede.

Lo Junzi inoltre e’ persona tranquilla e modesta, inoltre e’ comprensivo verso gli altri ma non verso se stesso. Nella dottrina confuciana “il superiore  e’ facile a servire ma difficile a contentarsi perche’ non si contenta di mezzi illeciti, l’essere inferiore e’ difficile a servire, ma e’ facile a contentarsi perche’ e’ disposto a farlo anche con mezzi illeciti (Lunyu XIII, 25. Infine non puo’ dimenticarsi come lo Junzi sia “lecito nel parlare e rapido nell’agire”(Lunyu IV, 24). Notevole importanza Confucio aveva dato alla saggezza. Tanto che, in base a tale caratteristica gli uomini possono appartenere a quattro distinte categorie: coloro che sono saggi dalla nascita, coloro che acquistono saggezza attraverso lo studio, gli uomini che sono sostanzialmente nella mediocrita’ ma temprata dalla volonta’ di studiare e gli stupidi. Gli Junzi appartengono alla seconda categoria, mentre solo coloro che sono veramente saggi alla prima come i sovrani dell’anrica civilta’ cinese . Infine va detto che i saggi non appaiono ogni momento sulla terra.. Confucio in verita’ non si consideratava appartenere alla schiera degli Junzi. Fedele alla sua modestia defini’ se stesso in questo modo. “ nelle lettere io sono come gli altri uomini, ma ancora non sono riuscito a comportarmi come uno Junzi”(lunyu VII, 32).. Nei Dialoghi esiste un altro aforisma confuciano in grado di indicarci la sua visione gerarchica della vita, ispirata tuttavia sempre ai criteri di benevolenza e rettitudine. Il Maestro ricorda infatti di “agire e con la massima lealta’e di non imporre agli altri quello che non si desidera per se stesso”(lunyu XV, 24). Possiamo affermare anche che il primo insegnamento e’ quello che un suddito dovra’ applicare ai suoi superiori e dunque al Sovrano, mentre il scondo al contrario sta ad indicare la comprensione e la magnanimita’ che un superiore dovra’ avere nei confronti dei suoi sottoposti. Una manifestazione importante per Confucio  per lla piena realizzazione neello studio e neella cultura era data dall’ascolto della musica, l’osservanza delle norme rituali e le danze. Per Confucio la musica non era quella delle campane e dei tamburi, ma il complesso delle melodie strumentali e dei versi cantati durante le danze ancestrali. Essa serviva a garantire l’armonia con le divinita’. Non tutta la musica era bella e buona per Confucio, ma il Maestro ascoltava con particolare interessa quella degli antichi. Affermo’ anche che la “musica puo’ essere compresa. All’inizio e’ armoniosa , poi concorde o distinta, ma essa e’ sempre continua” (Lunyu III, 22). Diverse sono le motivazioni per cui viene ascoltata, praticandone simultaneamente i riti: puo’ essere sia legata a partecipazioni superarie e porre degli interrogativi sul futuro agli antenati o ringraziare gli avi per aver donato la vita. I confuciani diedero comunque una dimensione etica e spirituale all’ascolto della musica e l’osservanza delle musiche rituali. Anzi l’ossrvanza dei riti divenne una vera regola di condotta sociale. Musica e riti contribuiscono a donare quella raffinatezza spirituale che contraddistingue le persone nobili d’animo. La musica inoltre appaga l’uomo, contribuendo ad arricchirne e vivificarne l’animo, donandone la serenita’.Musica e riti venivano codificati dagli antenati e trasmessi alle dinastie che si susseguivano nel tempo, Ma Confucio ammise anche delle modifiche e degli adattamenti agli usi contemporanei. Si ricorda anche l’estrema importanza data all’osservanza delle norma rituali e all’ascolto della musica da parete del confuciano eterosso Xunzi. Nella sua visione l’ascolto della musica equivaleva a gioia. Infatti questa e’ un’emozione e la musica contribuisce a dare voce a questa emozione . Essa done una pace interiore, condizione necessaria per assicurare l’armonia con il cielo. L’oosservanza delle norme rituali conduce all’uonione con il Cielo e la terra. Un filosofo contemporaneo del Mestro Confucio, Mozi fu invece critico nei confronti di queste pratiche. L’ascolto della musica per lui e i suoi seguaci fu considerato un’inutile e dannosa perdita di tempo. Quanto al senso di giustizia gia’ si e’accennato quanto esso fosse posto in considerazione dal Maestro Kong. Anzi la presenza di un senso di giustizia e’ proprio che contraddistingue la persona nobile d’animo da colui che invece non lo e’ e persegua unicamente il profitto. Confucio tuttavia avversava il sistema delle sanzioni e delle punizioni in quanto incompatibili con l’osservanza delle norme rituali e la pratica della benevolenza. Infatti nei dialoghi e’ riportato espressamente come “ se si  governa con le leggi e si mantiene l’ordine con le punizioniil popolo tendera’ ad evitarle , ma non si incutera’ in eso alcun senso di vergogna, mentre se si governa con eccellenza morale, si radicano nel popolo senso di vergogna e disciplina (Lunyu II, 3).  Il pensiero del Maestro Kong fu ovviamente ripreso da diversi discepoli del confucianesimo. I principali furono senz’altro Meng ke o menzi (370 A.C.-289 A.C.) meglio noto come Mencio, che segui’ una linea di pensiero del tutto in line a con gli oreientamenti del Maestro  e Xunzi (312 A.C._215 A.C.) che fu invece un confuciano eterodosso. In particolare le differenze fondamentali riguardavano la natura dell’animo umano e quali fossero le pratiche di virtu’ cui attribuire maggior importanza per realizzare l’armonia sociale e verso il cosmo.confucianesimo 2

Mencio sosteneva come la natura umana dalla mia nascita fosse buona ma occorresse ro dei germogli per coltivarla in modo tale da raggiungere il perfezionamento interiore. I quattro germogli sono : della compassione e della vicinanza  al prossimo in caso di disgrazie altri da cui deriva la pratica della bevolenza, il senso di vergogna e indignazione da cui scaturisce la rettitudine, la devozione e il rispetto nei confronti dei superiori da cui nasce l’osservanza delle norme rituali e il senso di discernimento da cui sviluppare in seguito la saggezza. Xunzi invece sosteneva la malvagita’ della natura umana, sebbene fosse poi possibile indirizzarla verso il perfezionamento e l’eccellenza morale coltivandone le virtu’. Qui nasce anche la seconda differenza fondamentale. Mentre Mencio dava un’importanza primaria alla pratica della benevolenza e del senso di giustizia ( da cui come logica conseguenza anche la rettitudine) per Xunzi erano lo studio e l’osservanza delle norme rituali a consentire all’uomo di acquisire la necessaria armonia con il Creato e realizzare la pace interiore.

La dottrina confuciana  ovviamente non ebbe solo estimatori, ma ebbe anche diversi critici. Tra essi in particolare i discepoli del Maestro Mozi, il quale proveniente dalla scuola confuciana in seguito se ne distacco’ per approdare su posizione pacifiste e di totale opposizione alla guerra. I moisti accusarono i sostenitori del confucianesimo di infantilismo ed in particolre lo stesso Confucio fu accusato anche di ateismo.. Un’altra critica che veniva mossa era la contraddizione in cui ( secondo le loro teorie) i confuciani ricedevano nel momento in cui non esprimendosi su eventi sovrannaturali, davano importanza ai riti e alla musica, nonche’ ai culti religiosi e alle cerimonie. Kong Metzi, discepolo confuciano,  cerco allora di ribadire alla critiche , sostenendo in verita’ che pur negando la presenzza di spiriti e demoni, l’Uomo superiore dovrai invece onorare  il culto e le cerimonie.. Ugualmente critici furono i discepoli della scuola legalista, tutti formatisi presso il discepolo confuciano eterodosso Xunzi. Tra questi vi fu anche Primo Augusto Imperatore che ordino’ in seguito il rogo dei testi classici del confucianesimo nel 213 A.C.  durante la dinastia Qin e ne perseguito’ i letterari conficiani accusando la dottrina cui essi si ispirarono lo studio quale fonte di autorita’ e dunque “magister vitae”, negando alla radice il valore della legge. E’ pero’ opportuno ricordare  come questa distruzione totale  dei testi confuciani non si realizzo’ compiutamente, ed anzi solo pochi anni dopo, durante la dinastia Han, si ebbe il riordino dei testi classici ed il confucianesimo assunse a ruolo di dottrina di stato.

Il confucianesimo ebbe pero’ anche diversi estimatori in occidente  avendo al seguito uomini religiosi, economisti e uomini di cultura. In particolare il gesuita  Matteo ricci (1552-1610) fu un grande estimatore del Maestro Kong  ed anzi contribui’ a farne conoscere la sua opera presso altri religiosi del suo ordine, tanto che alla fine del milleseicento furono editi alle stampe, soprattutto in francia, i testi del confucianesimo tradotti in francese, latino ed inglese. Il testo piu’ importante fu il Confucius Sinarum Philosophus. Anche la dottrina politica applicata nel campo delle scienze economiche suscito’  l’ammirazione di diversi studiosi di questo campo. Tra questi si ricorda il fondatore della scuola fisiocratica francese, François Quesnay (1694-1774) che nel Tableau economique del 1758 mise a compimento un proprio progetto di produzione e consumo. .Anche il noto filosofo Voltaire (1694-1778) apprezzo’ molto Confucio. In particolare ne condivideva l’impostazione razionalista  e la tolleranza nel pensiero sintetizzabile nella massima  secondo cui la virtu’ si esercita’ nel ”   non fare agli altri quello che non  si desidera sia fatto a se stesso” Ammise inoltre come a quell’epoca Confucio fu il solo legislatore al mondo, senza ergersi a profeta o adulare l’imperatore del momento  a “ non cercare il seguito presso le donne”. Quali sono ste ora le tappe del pensiero di Confucio nella Cina del ventesimo secolo. Un contributo importante originale fu senz’altro quello dato da Kong Youwei (1858-1927) che formatosi presso la scuola di Canton identifico’ il pensiero e l’etica confuciana con il progresso e defini’ percio’ il pensiero del Maestro di Lu ( definito quale re saggio, re senza corona o re della cultura) come perfettamente compatibile  con i valori di democrazia , emancipazione femminile ed eliminazione di qualsiasi uguaglianza sociale.  In verita’ le teorie di Kong Youwei non potevano ascriversi ad un confucianesimo autentico essendo il sistema di  pensiero confuciano  imperniato su una logica relazionale di natura gerarchica ed e’ noto come la donna fosse concepita di proprieta’ del padre prima del matrimonio e del marito dopo.

Cio’ nonostante Kong Ypuwei durante il periodo dei cento giorni nel 1898 riusci’ afar approvare, con il contributo di altri intellettuali dell’epoca riforma radicali e sostenere una monarchia di tipo costituzionale.  Questi tentativi furono pero’ bloccati dalla pronta reazione dei sostenitori dell’imperatrice Cixi allora al potere. Il confucianesimo attraverso’ un periodo molto difficile  durante l’instaurazione della Repubblica popolare cinese, avvenuta nel 1949 in seguito alla vittoria del Partito comunista cinese nei confronti dei nazionalisti. I testi classici del confucianesimo non furono messi all’indeice, ma se ne impose una chiave di lettura sulla base di un’interpretazione marxista-leninista. Quanto al pensiero di Confucio, esso fu considerato un “veleno del feudalesimo” soprattutto per la sua forte connotazione gerarchica e la dottrina espressa dal Maestro come un vero e proprio esempio di arretratezza culturale, ovviamente da non considerare quale modello ideale.  Il culmine di tale oscuramento  avvenne durante la rivoluzione culturale  imposta da Mao tze dong nel 1966, quando fu proibita la diffusione del confucianesimo e coloro che lo profesarono vennero condannati ai lavori forzati, se non alla morte. Per molti intellettuali si aprirono le porte dell’esilio, mentre altri furono necessariamente costretti a lasciare la Cina per diffondere il verbo confuciano altrove. Ad Hong Kong fu infatti istituito l’Istituto Nuova Asia cui aderirono diversi diversi intellettuali confuciani dissenti al regime di Mao tze Dong e che diedero luogo ad una corrente di pensiero nota come “ Nuovi studi confuciani dell’era contemporanea”. Tra questi intellettuali il piu’ noto fu senz’altro Khuong Shili (1885-1968)  che sviluppo’ una teoria dell’animo umano riprendendo gli antichi precetticonfuciani riguardo il perfezionamento interiore.

L’animo umano e’ considerato dal pensatore confuciano come origine dell’attivita’ cognitiva e fonte di ogni comportamento umano. Esso e’ in grado di incidere sulle trasformazioni sociali. Cio’ significa che nessuna trasformazione potra’ essere mai approvata se non e’ stata raggiunta la piena consapevolezza dell’animo umano attraverso un’intrinseca benevolenza.I nuovi confuciani elaborarono un nuovo manifesto ad Hong Kong noto come “Manifesto della cultura cinese per gli intellettuali di tutto il mondo” (1958) in cui si riaffermo’ la centralita’ della cultura cinese  e si riaffermarono i valori confuciani. Pur in un contesto di apertura nei confronti dell’occidente  fu comunque condannato l’asservimento totale nei suoi confronti e il tentativo di distruggere la cultura autocna della Cina, in particolare i testi classici dell’antica Cina  che raggiunsero il massimo splendore durante la dinastia Han. Essi dovevano invece rappresentare una fonte di conoscenza indispensabile per ogni cinese cinese. Per quanto fu attuata una critica al pensiero del Maestro fu affermato senza remore come i valori confuciani fossero pienamente compatibili con la democrazia, la scienza ed il progresso. Anche rispetto al cristianesimo si trovo’ un punto di convergenza  tra l’amore cristiano e la virtu’ della benevolenza quale antica pratica confuciana. Questo ricordando come in ogni caso nell’etica confuciana  non esista la dimensione di un unico Dio trascendente e alla concezione cristiana di peccato originale il confucianesimo abbia opposto l’innata virtu’ della bonta umana ( ovviamente trascurando la versione del confuciano eterodosso Xunzi).

La sviluppo di tale teorie che possiamo definire di “Nuovo confucianesimo” e che ebbero anche contaminazioni buddhiste non ebbero molto seguito nella Cina marxista e ovviamente nel periodo della Rivoluzione culturale, mentre un nuovo filone di pensiero ebbe seguito qualche decennio piu’ tardi. Fu nel 1994 infatti che sorse  un “Nuovo post confucianesimo” secondo l’interpretazione dell’intellettuale  Lin Anwu. Un filone di pensiero  in cui i confuciani dovevano essere il giusto contrappeso all’esasperato individualismo dell’occidente, al decadimento delle relazioni famigliari e alla mancanza di umanita’, altri fenomeni tipici dell’occidente capitalistico.. Questa nuova corrente di pensiero ha sempre cercato una terza via  che superasse il materialismo di stampo marxista quanto l’individualismo occidentale.

Guo qi Yong in particolare elaboro’ una propria teoria  secondo cui i valori confuciani  di senso dell’umanita’ e giustizia, benevolenza ed osservanza delle norma rituali dovevavo essere trasformati in principi normativi per curare i mali della societa’ contemporanea.. Non estraneo a questo filone di pensiero anche un intellettuale di formazione marxista quale Li Zehou che riaffermo’ la compatibilita’ tra valori confuciani e la necessita’ di democrazia. modernizzazione, scienza e progresso tecnologico, tanto da considerare il confucianesimo non un mero sistema filosofico ma una vera e propria etica. A ben vedere questo “nuovo post confucianesimo ”riprese i valori confuciani attuando alcune correzioni quali la maggior attenzione portata all’etica sociale rispetto al perfezionamento interiore ed il passaggio da una metafisica sull’animo umano ad un’autentica elaborazione dottrinaria su un modello di Stato ideale. In epoca di globalizzazione finanziaria  e decadenza morale dell’occidente questo filone di pensiero si e’ rivelato particolarmente seguito  e considerato nella Cina odierna. Ogni giorno un famoso docente  dellUniversita’ di Pechino quale Yu Dan puo’ liberamente leggere e commentare passi dei Dialoghi  sulla rete televisiva di Stato  senza alcun scandalo ed anzi in memoria a Confucio oggi  sono eretti numerosi templi in ogni angolo della Cina

Nessun cittadino della Cina attuale si vergognerebbe di affermare liberamente, come invece poteva essere un tempo,  che “se occidentale e’ la pratica, cinese e’ la sostanza”

 
Agostino Fusar-Poli

Condividi
comments
  • Menabrea_2
  • Menabrea_1

In primo piano