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TV: PAGHI DUE, PRENDI UNO!

...a cura di Carlo Kauffmann

Sono un inguaribile “TV dipendente”. Credo che la televisione tutta, nel suo panorama attuale, sia in grado di offrirci sempre qualche cosa di buono da guardare, per scoprire cose o personaggi che non conosciamo, viaggi con itinerari impensabili e persino giochi, fiction, talk spesso fatti bene senza urla né sfacciati pensieri unici. Ho trascurato varietà e talent, snobbati dai critici televisivi e quindi ovviamente apprezzati dai comuni “teledipendenti”. Tutti sanno che la RAI impone un canone di abbonamento che ci hanno spiegato essere una “tassa” e quindi come tale si deve obbligatoriamente pagare. Ovviamente non posso che attenermi alle regole, ma posso avere una risposta ad un cruccio che mi tormenta da sempre? Perché dobbiamo pagare un canone annuale per una offerta televisiva semestrale? La RAI programma le sue tre reti principali con dei palinsesti che presentano novità solo da gennaio a giugno (spesso solo fino al 31maggio) e riempiono i palinsesti degli altri sei mesi con “repliche” di ogni tipo. Spesso la televisione è vista soprattutto da persone “senior” che viaggiano meno dei giovani e spesso vivono sole. Perché devono vedere repliche per sei mesi? Lo trovo un “tradimento” ingiustificato soprattutto verso tutti questi utenti, tra i più “fedeli” pagatori di canone forse terrorizzati dalla possibilità di venire privati della loro straordinaria compagna, la televisione pubblica. Vorrei una risposta dalla RAI, ma so che non ci sarà. Continuerò a pagare la tassa intera per avere un servizio a metà: “paghi due, prendi uno!”.

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