MILANO DELL'OTTOCENTO: IL MOSTRO DELLA BAGNERA

Antonio Boggia

 

MILANO DA BRIVIDO:

IL MOSTRO DELLA BAGNERA

C'è stato un tempo in cui anche Milano aveva il suo “Jack lo squartatore”. Intorno alla metà dell'800 infatti la più piccola via della città, in pieno centro, fu teatro degli eccidi di quello che viene considerato tra i primi "Serial Killer" della storia moderna, il "Mostro di Milano". Antonio Boggia, era questo il suo nome, originario del Comasco, trasferitosi a Milano nel 1818 viveva in via Santa Marta e possedeva un piccolo laboratorio in via Bagnera. Una strada a forma di L tanto stretta da impedire il passaggio delle carrozze e pertanto soprannominata “La stretta Bagnera”. Considerato da chi lo conosceva un “bravo Cristiano timorato di Dio”, Boggia appariva un uomo per bene, amante del lusso e della bella vita: così conquistava la fiducia delle vittime prescelte, tutte con una buona disponibilità economica. Con la scusa di voler mostrare loro la sua collezione di pezzi di antiquariato, il carnefice portava le ignare prede per farle a pezzi nella cantina di via Bagnera (più o meno dove oggi si affacciano le uscite di sicurezza del cinema Eliseo multisala). Il primo omicida seriale scientificamente documentato in Italia (un primato di Milano alquanto inquietante) - 30 anni prima dei vicoli londinesi di Jack lo squartatore - terrorizzò la città per una decina di anni dal 1849 al 1861. Compì gli omicidi sempre con lo stesso modus operandi, uccidendo le persone a colpi di scure e occultandone i cadaveri, non prima di aver carpito loro la fiducia e averli derubati dei loro beni. Il tutto venne allo scoperto grazie alla denuncia del figlio dell’ultima vittima che, non avendo più notizie di sua madre, si era rivolto alla polizia. Fu perquisito il laboratorio e si scavò nella cantina, dove emersero gli agghiaccianti resti. Al Boggia furono imputati quattro omicidi e un tentato omicidio, più varie truffe. ll 28 novembre 1859 fu emessa la sentenza di morte. La storia finì con l'impiccagione del Mostro della Bagnera, in un prato tra Viale Bligny e Viale Beatrice d'Este. Era il 1861. Questa, probabilmente, fu l'ultima esecuzione di un civile a Milano. Il corpo fu sepolto, mentre la testa fu messa a disposizione dell’Ospedale Maggiore che la richiese perché potesse essere studiata da medici e scienziati. Di questo particolare reperto oggi si sono perse le tracce.

A cura di Paolo Minotti

Tratto da Milano 24orenews - Settembre 2014

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