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Sui termini "Nazione e natura" - di Luigi Casale

Luigi CasaleLa vacanza estiva mi ha distratto dall'ordinaria occupazione tenendomi lontano dal tavolo di lavoro e dalle opere di consultazione di cui abitualmente mi servo. Tuttavia non mi ha potuto separare dai miei interessi per cui pur nell'assenza di sollecitazioni da parte dei lettori, l'attenzione sulle questioni di lingua, specialmente se legate ai fatti dell'attualità, è rimasta viva in me e coerente con la finalità pedagogica non sempre sufficientemente dichiarata.

Questa volta me ne ha dato l'occasione la lettura di un articolo di uno dei giornali trovati in mezzo alla posta giacente nella casa di vacanze. Se lo richiamo riproponendo anche ai miei lettori italiani il medesimo soggetto – particolarmente interessante a causa della sua attualità – non credo di far torto al suo autore. Anzi gli rendo merito col dilatargli lo spazio di visibilità, a lui, italiano della diaspora che ha la fortuna di vedere i problemi dell'Italia da un osservatorio privilegiato e dalla giusta  distanza di sicurezza. Tanto più che molti dei miei lettori si saranno già accorto che ogni mia scrittura parte da una precedente lettura e ad essa rimanda; quando addirittura non indirizza ad un'ulteriore scrittura espressamente richiamata nel testo. D'altra parte ogni lettore avveduto sa che la letteratura ha anche questa funzione, di creare una catena di rimandi che, mentre rafforza la conoscenza ed agevola la competenza in chi la pratica, le permette di realizzare la sua finalità estetica e cognitiva.

Su LE JEUDI, settimanale in lingua francese che esce in Lussemburgo, nel numero 20 del 15 maggio 2014, alla pagina 3 (dedicata agli editoriali) tra gli altri interventi sulle  attualità della settimana, leggo, di Jean Portante, una mezza colonna su “le parole viaggiatrici: nazione e natura”. Entrambe le parole – dice l'autore – ricostruendone l'etimologia e la storia del significato, danno l'idea dell'origine (e di conseguenza indicano un'appartenenza). Implicano comunque una nascita, o reale oppure concettuale. Infatti esse sono formazioni derivate dal verbo latino nascor (nascere). Rispettivamente:  nazione dall'infinito (nasci), natura dal participio (natus). Perciò tutti e due i termini riguardano “la nascita”. Poi le due parole hanno seguito la loro particolare storia semantica e si sono allontanate.

Quali che siano i possibili richiami o le chiare allusioni a fatti, comportamenti, giudizi e pregiudizi, dell'attuale situazione politica italiana e mondiale suscitati dalla riflessione del Portante, apprezzato editorialista di LE JEUDI, oltre che ottimo scrittore in lingua francese e sensibile poeta, a noi secondo il solito interessa l'aspetto divulgativo dei fenomeni linguistici in coerenza con l'originario proposito della trasparenza linguistica. Perciò decido di andare direttamente alla conclusione; che è la seguente.

Oggi con le migrazioni e con le adozioni, “passaggi” verso nuove appartenenze,  trasferimenti evidentemente non solo possibili ma fortemente richiesti e, con qualche resistenza, accettati, comunque dilaganti come si vede, i due concetti tendono ad avvicinarsi di nuovo come dimostrano i significati delle due parole derivate: nazionalizzare e naturalizzare.

Lascio a chi fosse rimasto suggestionato dalle possibili applicazioni alla situazioni politiche delle conclusioni del Portante, la libertà di approfondire liberamente le proprie riflessioni e di tirare secondo la sua discrezione le conclusioni che crede; e, se proprio ci tiene, di addentrarsi poi nella casistica dei comportamenti umani, cercando con intelligenza di comprenderli. Al di qua o al di là dell'Atlantico, dal Nord al Sud.

Se poi si vuole allargare la ricerca documentaria orientata ad una migliore conoscenza della personalità di Jean Portante e della sua produzione letteraria, posso suggerire di partire da internet dove senza difficoltà sarà possibile trovarne, del personaggio, il profilo biografico e la bibliografia delle opere; con qualche pagina di presentazione critica (recensione di poesie). In seguito, avendone la possibilità, anche di acquistare l'ultima sua pubblicazione per informarsi sulla bibliografia critica essenziale.

Luigi Casale

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