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Libero Quotidiano del 28 dicembre 2014 "Se lo Stato non riduce gli sprechi si accanira' ancora sulle nostre case"

Roma - Achille Colombo Clericidi Achille Colombo Clerici...

La spesa pubblica corrente cresce continuamente: negli ultimi otto anni e' aumentata del 17 % , qualcosa come 20,9 miliardi complessivi, pari a 4,1 miliardi all'anno di media.
Sospinta al rialzo, si sente dire, ma vorremmo esser smentiti, da 60 mila centri di spesa; come se la Fiat avesse 2 mila uffici acquisti in funzione.
Parallelamente gli investimenti pubblici, che generano crescita economica, si contraggono  di circa 5 miliardi all'anno:   piu' o meno, per fare un parellelismo, di quanto l'Italia "contribuisce al netto" a mantenere l' Unione Europea.
Nel frattempo continua il gioco a rimpiattino tra Stato e Comuni.
Il primo riduce di anno in anno i trasferimenti a questi ultimi, dichiarando pero' che nel 2015 non ci saranno aumenti della Tasi.
I Comuni, per parte loro, metton le mani avanti e, per bocca del presidente dell'Anci, ammoniscono il Governo    chiedendo a gran voce che sia loro garantito per il 2015 un gettito fiscale non inferiore a quello del 2014.
Insomma, ciascuno tende a voler spendere, magari piu' dell'anno prima.
Sulla base di dati elaborati dall'Istituto Europa Asia relativamente al 2013, le entrate generali pubbliche in Italia sono pari al 47,5 %  del Pil, mentre la spesa complessiva pubblica e' pari al 50,6 % . In Germania, per avere idea delle differenze, si tratta del 45,1 %, contro il 45 %
Se osserviamo il quadro delle spese da tenere sotto gli occhi, possiamo avere una vaga idea del mare magnum rappresentato dal problema in generale e dei mille e mille rivoli attraverso i quali questo mare si sta ingrossando.
La spesa primaria corrente dello Stato e' di 670 miliardi all'anno.
Questo importo si suddivide in 160/170 miliardi pagati dallo Stato datore di lavoro; 380 versati dallo Stato generoso, quali contributi a famiglie ed imprese; e 130 per beni e servizi.
La ricetta per operare i necessari tagli e' nota agli addetti ai lavori: riduzione dei centri di spesa, efficientamento generale e soppressione degli enti inutili.
Per la voce beni e servizi - compresa la spesa sanitaria - occorre procedere ad una congrua riduzione di quantita' e prezzi.
Si sta procedendo in tal senso ?
L'impressione e' che l'operazione sia estremamente ardua, soprattutto per la resistenza di un apparato che rema contro.
Ma, e' mai possibile che il Paese si impantani su questa impasse?
Se non si tagliano le spese superflue e inutili, dal punto di vista tecnico la manovra piu' semplice ed immediata per il Governo ( nel tempo si recuperera' l'evasione fiscale, si fara' la lotta alla economia illegale e criminale, si procedera' alla valorizzazione ed alla dismissione dei beni pubblici ) per far quadrare i conti e per rispettare il fiscal compact non rimarrebbe che alzare ancora le tasse, con un ulteriore effetto depressivo per l'economia.
Un circolo vizioso, insomma.
Per l'anno prossimo, giacche' siamo in tempo di auguri, un bel taglio alla dispersione delle nostre risorse finanziarie pubbliche e' quanto di meglio possiamo auspicare, ma ancor meglio pretendere.
A cominciare dagli sprechi  delle pubbliche amministrazioni, che valgono, secondo una stima di Assoedilizia, una decina di miliardi all'anno.

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