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CINA: PIL IN CRESCITA, MA IL GOVERNO ANNUNCIA LA CRISI

Come sta cambiando l’economia asiatica...

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L’economia globale continua a cambiare pelle, modificandosi e evolvendosi man mano che la globalizzazione incorpora nuovi mercati. Per molti anni gli analisti hanno parlato di Cina e della sua colonizzazione dei mercati europei, grazie alla moneta coniata con una facilita immane dall’ex governo della repubblica popolare.

I prodotti made in China, frutto di un basso costo di produzione e manodopera, hanno iniziato a monopolizzare il mercato del Vecchio Continente, che si è dimostrato impotente a respingere un’ondata di una forza mai vista dal punto di vista della localizzazione. Oggetti di qualsiasi tipo venduti nelle cosiddette cineserie, strumenti tecnologici di vecchia e nuova generazione, abiti e tutto ciò che orbita attorno alla vita dell’europeo medio. Il made in China si è imposto nell’arco di dieci anni riducendo alla miseria molte delle piccole e media aziende europee e costringendo i grossi marchi a produrre direttamente nei laboratori e nelle industrie cinesi.

Altro elemento da non sottovalutare è quello della ristorazione con la acquisizione di molti bar storici di città turisitiche, da Bologna a Valencia, da Roma a Barcellona. L’avidità dell’economia cinese non ha limiti e confini, basti pensare anche all’ex colonia portoghese di Macao, adesso paradiso del gioco d’azzardo asiatico, trasformata dagli imprenditori locali in una sorta di clone delle città americane di Las Vegas e Atlantic City per attirare capitali proveniente dai conti correnti sconfinati dei big spender cinesi e internazionali. Ma, alla fine del 2015, il meccanismo perfetto sembra stia rallentando il passo da doppia cifra, come testimoniano i dati recentemente pubblicati da “IlSole24Ore”. L’ufficio nazionale di statistica, diretto dal direttore Ma Jatang, ha ufficializzato i dati sulla crescita registrata nel 2014 dall’economia cinese. Il Prodotto Interno Lordo della Cina è aumentato del solo del 7,4%, un dato preoccupante per gli analisti in quanto non si registrava dal 2008, anno in cui l’economia globale registrava il picco della crisi recessiva.

La brusca frenata cinese, come riporta un articolo pubblicato recentemente da “Giochidislots” non è stata accolta bene né dal governo nazionale che dai mercati internazionali. Pechino adesso dovrà monitorare e controllare il fenomeno del credito per indirizzarlo nella giusta direzione, inoltre dovrà gestire il crackdown che ha influito in maniera negativa anche sull’economia di Macao, che per anni ha rappresentato il modello economico da emulare per altre nazioni. Proprio quest’anno la striscia di Cotai ha registrato il primo calo negli introiti dei suoi casinò, un - 2,6% che non si vedeva dal lontano 2002.

Il rallentamento della crescita in Cina rischia di avere anche feedback negativi regionali, che hanno spinto il FMI a rivedere le stime al ribasso della crescita in gran parte dell'Asia emergente. Per il Fondo Monetario Internazione l'Asia crescerà del 6,4% nel 2014 e 6,2% nel 2015. I prezzi dell’oro nero più bassi, frutto del crollo del rublo, potrebbero aiutare la crescita dei paesi emergenti come India, Indonesia e Malesia, che rappresentano la vera minaccia per la leadership asiatica di questo colosso dell’economia mondiale.

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