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Settore automobilistico: la ripresa arriva anche al sud!

auto ripresa

di Elena Ridolfi...

Volendo cercare un legame tra l’andamento del mercato automobilistico ed i segnali di ripresa economica registrati al Sud Italia, è bene tornare all’inizio del 2015 quando furono pubblicati i dati relativi alle “Immatricolazioni dei mezzi pesanti in Campania”.

Che c’entrano gli autocarri immatricolati in Campania con la crisi o piuttosto con la ripresa economica? C’entrano perché buona parte dell’economia campana si è sempre basata sui trasporti, grazie alla maggior concentrazione in Italia di aziende operanti in questo settore.

Ecco quindi che, scoprire che alla fine del 2014 il totale dei mezzi pesanti immatricolati in questa Regione era in aumento del 1.1% rispetto al 2013 ha fatto accendere agli analisti di settore una lampadina sul fatto che qualcosa, dopo anni di crisi e di contrazione di acquisti e consumi, stava accadendo.

Ed in effetti più di qualcosa è successo. È accaduto infatti che con l’inizio del 2015 tutto il settore dei trasporti in generale è tornato a diventare trainante rispetto agli altri comparti dell’economia.

Il settore auto ha fatto infatti segnare un inizio anno che definire esplosivo è forse riduttivo. E non ci si riferisce qui all’ambito “sempre verde” dell’usato, in grado di crescere anche negli della crisi grazie ad una profonda riorganizzazione dell’ecosistema di vendita che ha visto nascere nuovi attori, soprattutto sul web; attori come quei portali che si occupano non solo della vendita di auto online, con pagine apposite semplici ed intuitive, ma supportano venditori ed acquirenti in tutte le fasi, dalla valutazione del mezzo fino al passaggio di proprietà.

Anche al di fuori dell’ambito dell’usato i numeri sono in crescita. A gennaio ad esempio Fiat aveva chiuso con un incremento del 9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche Alfa Romeo ha fatto segnare una crescita, seppur più contenuta e ferma al 2.58%. Perde invece posizioni Lancia con un decremento annuo, un calo che si spiega forse con la mancanza di nuovi modelli nel corso dell’ultimo anno. L’esatto contrario di quanto è invece è accaduto con un altro brand del gruppo Fiat, Jeep. Il marchio famoso per i suoi Suv macina record su record; ad esempio a gennaio la crescita rispetto all’anno precedente era stata di quasi il 390%.

Numeri ben lontani da altri grandi marchi del settore, seppur in grande spolvero. Pensiamo per esempio a Dacia, Smart e Seat cresciute rispettivamente del 30%, 32 e 33% in un anno.

Buoni ma leggermente più bassi i tassi di crescita di Ford, Opel e Renault, attestatisi un po’ tutti sulla percentuale del 25%, mentre sono molto più contenuti gli exploit di Volkswagen e Peugeot, rispettivamente del 3.6 e 2.8%.

In calo alcuni tra gli altri marchi stranieri come Citroen, Mini e Suzuki.

Alla luce di questi dati, che certificano in maniera chiara la ripresa del settore automobilistico, verrebbe da chiedersi se il ritorno da parte degli italiani all’acquisto di investimenti a perdere come le automobili sia da inquadrare in una più generale ripresa dell’economia oppure no.

Difficile fornire una risposta certa in materia. È vero che se si acquista di più è perché si piò spendere di più, ma è anche vero che bisogna considerare altri fattori, non certo marginali, che potrebbero aver contribuito a questa ripresa.

In primis il deprezzamento del petrolio il cui costo al barile (non alla pompa) è più che dimezzato nel corso degli ultimo due anni. Anche il costo medio delle vetture acquistate è leggermente calato di circa l’1% come certifica l’UNRAE. Infine c’è un elemento importante nella definizione di questi ritmi di crescita che è il fattore di traino rappresentato dal noleggio lungo termine, grande new entry del mercato delle quattro ruote e che rappresenta ormai quasi un terzo di tutte le immatricolazioni registrate.

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