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FAME D’ORGOGLIO: PRIMA E DOPO EXPO

...di Riccardo Garosci

Riccardo GarosciEravamo tutti molto affamati. Le famiglie, le imprese, l’economia, il turismo, le Istituzioni, l’Italia tutta: e anch’io avevo un bell’appetito.

Affamati di “cose” buone che non avevamo da tempo: ottimismo, buona immagine (individuale e collettiva), cultura. Dopo anni di crisi, di sforzi spesso vanificati, di umiliazioni, anche internazionali, tutto il Paese aveva bisogno di un’occasione per ripartire e mostrare al mondo (ma anche a noi stessi) la propria parte migliore. Quello strumento è stato Expo 2015.

Il “vestito buono” indossato dall’Italia per 184 giorni è come la mascotte di Expo, è come le creature di Arcimboldo: frutta, verdura, cibo ma dunque conoscenza, efficienza, entusiasmo.

Una opportunità arrivata il 1° maggio scorso e durata 6 mesi: mica i 3 giorni di una fiera o i 15 di un’Olimpiade…  Una Esposizione Universale a Milano (ma tutto il Paese è stato coinvolto) a parlare di alimentazione. Argomenti “nostri”, da raccontare e mostrare come mai prima d’ora.

Prima dell’inizio neanche sapevamo cosa fosse una Expo … Adesso che è finita, tutto il mondo ci guarda con ammirazione e d’ora in poi, sui temi del cibo saremo il riferimento per tutti. Chi c’era (persone o aziende) capirà prima degli altri come ripartire. Chi non ha potuto vederla godrà lo stesso dei benefici, soprattutto educativi e sociali. Chi non ha voluto vederla perché sempre critico, peggio per lui.

Riccardo Garosci con Vicente Gonzales Loscertales

 

SEI MESI IRRESISTIBILI

Sono stati 6 mesi partiti lentamente ma cresciuti irresistibilmente. L’entusiasmo, ma anche solo la curiosità di 21 milioni di visitatori: un terzo di questi arrivavano da tutto il mondo, molti per la prima volta in Italia. Da oggi, abbiamo 7 milioni di nuovi testimoni che, tornati nelle proprie Nazioni, attiveranno un passa–parola che vale come la più costosa campagna pubblicitaria. Chi di loro passeggiando per Padiglione Italia è entrato negli splendidi spazi da Sicilia a Valle d’Aosta, ha trovato cultura, simpatia e conoscenza di fantastici prodotti.

Chi ha visto Palazzo Italia ha scoperto (o riscoperto) paesaggi che raccontano il più bel Paese del mondo.

 

UN’ASTRONAVE CHE NON ARRIVAVA DAL 1906

Meriti? Scenda riconoscenza duratura a chi ha pensato di candidare l’Italia a Expo 2015 nel lontano 2007. Dal Presidente Napolitano (che firmò la lettera di proposta), al Governo Prodi, al Sindaco di Milano Moratti, in un impegno superiore alla politica di parte, la sola cosa, ieri come domani, che può far ripartire un Paese. Grazie alle Imprese, soprattutto agroalimentari ed alle loro categorie, che ci hanno subito creduto. Un grato abbraccio al Comitato di candidatura che per un anno lavorò e vinse spiegando come e perché si poteva ottenere l’Expo, un astronave che non atterrava in Italia dal 1906 …  E una volta partita, il 1° Maggio, come non ringraziare chi si è impegnato a fondo: comunicazione e stampa, logistica, sicurezza pubblica e privata, ristorazione, trasporti, servizi. Una città da 250.000 abitanti che ogni giorno (lavorando anche la notte) ripartiva, pronta e pulita.

 

LA PASSIONE E L’ORGOGLIO

Ma un pensiero speciale va ai ragazzi di Expo. Alle Scuole che con i loro appassionati docenti, hanno riempito e “colorato” Cardo e Decumano già dal primo giorno. Ai volontari, infaticabili e sorridenti. Ai giovani che lavoravano nei Padiglioni e nei Cluster. Ne cito uno per ringraziarli tutti: Camilla, nella bella area della Regione Lombardia, mi ha raccontato che la mattina, pur alzandosi alle sei, non vedeva l’ora di arrivare al lavoro per incontrare il mondo e condividere la passione e l’orgoglio di esserci. Sono scappato quando iniziavo a commuovermi.

Già, l’Orgoglio. Proprio quello di cui avevamo “fame” e che ci mancava da troppo tempo. Quello che, alla cerimonia di chiusura di Expo il 31 Ottobre abbiamo sentito forte dentro di noi. Per avere mostrato e condiviso con il mondo una Expo che nella Carta di Milano lascerà la propria eredità immateriale: cultura del cibo, educazione alimentare, lotta agli sprechi, rispetto per l’ambiente e per il nostro Paese.

E allora vale quell’antico proverbio orientale, buono per qualunque cosa che fa informazione e conoscenza (dunque una Expo):

Te ne ho parlato e te lo sei dimenticato. Te l’ho scritto e te lo sei ricordato. Te l’ho mostrato e l’hai capito.

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