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DANIELA ZUCCOLI BONGIORNO: «È come se Mike mi seguisse e mi desse un consiglio, ancora oggi»

di Ranuccio Bastoni...

Daniela Zuccoli Bongiorno - credits Ranuccio Bastoni

È stata la protagonista dell’autunno milanese, Daniela Zuccoli Bongiorno, la vedova dell’indimenticabile Mike: nel giro di un mese ha organizzato una grande asta benefica di “memorabilia” del marito ed ha ottenuto dal comune, a neanche sei anni dalla scomparsa del presentatore, che gli venisse intitolata una strada di Milano.

Da tempo si diceva infatti che la città di Milano, amatissima da Mike Bongiorno, non avrebbe dimenticato il grande presentatore che proprio nel capoluogo lombardo aveva raccolto i maggiori successi, umani e professionali, diventando nel tempo quasi un creatore della televisione italiana.

La nuova strada intitolata al marito, è nel nuovo quartiere futuristico di Porta Nuova.

“Quando scesa dalla macchina mi sono incamminata lungo la strada pedonale, sovrastata dai grattacieli che incombono e  fanno sembrare Milano come New York, avevo il batticuore.- racconta Daniela -  In preda a una grande emozione, sono rimasta senza fiato: ecco, mi son detta, è questa la strada che porta il nome del mio Mike. Fino ad oggi era custodito nel mio cuore; d’ora in avanti, alzando gli occhi, tutti lo ricorderanno per sempre, leggendo la targa di marmo sulla tavoletta di marmo: Mike Bongiorno, presentatore e protagonista della TV italiana”.

Daniela Zuccoli con i figli Leonardo Michele e Nicolò Bongiorno - Ph Nick ZonnaDaniela Zuccoli Bongiorno si racconta. Seduta in disparte, in una saletta della casa d’aste Il Ponte che ha “battuto” con grande successo i ricordi e le cose più care di Mike Bongiorno, rievoca con calore la sua vita accanto al grande presentatore. E questi ultimi sei anni, trascorsi nella sua struggente mancanza alleviata dall’affetto dei figli e dei nipotini.

“Sono stati sei anni difficili. – riprende a parlare – Perché quando una persona con la quale si è condivisa una vita lunghissima viene a mancare, non è retorico dire che una parte di te  se ne va.

Da quandi non c’è più ogni volta che prendo un’iniziativa o affronto un problema mi viene spontaneo chiedere: lui che cosa farebbe? E’ come se mi seguisse e mi desse un consiglio, ancora oggi”.

Leonardo Bongiorno accanto alla statua di Mike durante lasta - credits Ranuccio BastoniSei anni durante i quali Daniela con i figli, Nicolò, Michele e Leonardo, si è battuta perché non svanisse il ricordo di Mike riuscendo a convincere il Comune di Milano a intitolargli anche una strada. La nuovissima via Mike Bongiorno, fra i grattacieli e le strade sospese nel cielo di vetro e cemento, di Porta Nuova.

“Mike sarebbe stato felicissimo di questa scelta. – confessa – Lui che era sempre avanti a tutto e a tutti. Adorava la modernità, sia nelle idee che nelle cose. E’ lui che in pratica ha aperto le porte alla televisione in Italia ed alla RAI. Mi piace pensare a lui come “al primo uomo della televisione”; un po’ come il primo uomo sulla Luna, se mi è permesso l’accostamento… In seguito lasciò la televisione di stato e creò il mito di Mediaset. Se avesse potuto scegliere una strada dove stare per tutta l’eternità, avrebbe optato per questa piccola strada pedonale, che si snoda fra i grattacieli, nel quartiere più nuovo e innovativo di Milano. Sì, capisco che l’aver dedicato una strada a Mike dopo appena sei anni dalla morte, è stato un fatto eccezionale. Altri artisti e personaggi famosi, come ad esempio Claudio Villa, hanno dovuto aspettare molti anni prima di avere una strada col loro nome. Ma noi eravamo impazienti. Eravamo spinti dal nostro amore per Mike e dall’attaccamento profondo dei suo ammiratori. Ma lo sa che continuiamo a ricevere lettere da tutto il mondo nelle quali ci chiedono fotografie, ricordi e cimeli di mio marito? La settimana scorsa ho spedito persino una cravatta ad un suo ammiratore che ce la chiedeva da mesi e mesi! Uno dei motivi per i quali abbiamo deciso coi miei figli di allestire l’asta benefica, è stato motivato proprio dall’affetto degli ammiratori di Mike. M’è parso più giusto nei loro confronti, mettere a disposizione di tutti, quei ricordi e quegli oggetti che gli erano più cari e che lo terranno sempre vivo nei loro cuori. Fra le iniziativa intraprese a questo riguardo c’è stata la creazione di una Fondazione intitolata al nome del marito, che conduce assieme ai tre figli.

Mike Bongiorno nello studio della sua abitazione rItaloamericano, Mike era nato a New York nel 1926, figlio della torinese Enrica Carello (1894 – 1991) e di Philip Bongiorno (1890 – 1971). Il nonno paterno, Michelangelo Bongiorno, era emigrato da Campofelice di Fitalia, a quel tempo frazione di Mezzojuso in Sicilia, dove aveva una bottega. Suo padre fu un noto avvocato che intraprese anche una positiva carriera politica arrivando a diventare presidente della potente associazione Sons of Italy in America, ordine dei figli d'Italia in America, e a candidarsi a sindaco di New York avendo come avversari Fiorello La Guardia e Generoso Pope. Quando era ancora un bambino Mickey - come era chiamato allora - a seguito della separazione dei genitori tornò in Italia a Torino con la madre, andando a vivere a casa degli zii Giuseppina Carello, sorella della madre, e Nicolò Oneto di San Lorenzo - generale amatissimo da Mike, che in onore dello zio acquisito chiamerà Nicolò il suo secondogenito. A Torino frequentò le scuole elementari, il ginnasio e il liceo classico D'Azeglio e divenne un grande tifoso della Juventus alla quale è rimasto legato per tutta la vita. Mike era estroverso, intelligentissimo e intraprendente cominciò a dedicarsi al giornalismo ottenendo un posto da “galoppino” alla Stampa.

Quando scoppiò la guerra scappò sui monti coi partigiani e grazie alla sua perfetta conoscenza della lingua inglese, diventò la “staffetta” che manteneva i contatti fra gli alleati e i partigiani italiani. Fu anche preso dalle SS, rischiando di essere fucilato.

“Negli ultimi anni Mike aveva riscoperto il suo passato eroico. – continua a raccontare Daniela – Gli piaceva ricordare  di quando durante l’occupazione tedesca faceva la staffetta per i partigiani e finì anche nel carcere di San Vittore dove fu rinchiuso nella cella accanto a quella di Indro Montanelli. Il suo amore per la città di Milano nasceva anche da queste sue avventurose esperienze.  Ho notato che la “sua” strada a Milano corre parallela al Viale della Liberazione… Un gioco del destino? O forse da lassù Mike, con la sua solita ironia, ha un po’ aggiustato le cose?” conclude con un sorriso.

Mike era legato a Milano anche e soprattutto per il suo passato televisivo. Dal capoluogo lombardo il presentatore, infatti, aveva tenuto a battesimo la televisione appena nata contribuendo coi suoi programmi ed i suoi successi (ricordate “Lascia o Raddoppia”?) a farla sviluppare su tutto il territorio nazionale.

Negli ultimi anni sia la RAI che Mediaset, che gli dovevano moltissimo, si erano un po’ dimenticate di lui. Ma Mike non demordeva e così, poco prima che morisse, accettò un’offerta di Sky riproponendo un programma storico, “Rischiattto”. Era il mese di marzo del 2009.

“Mike era una miniera di idee. Non stava mai fermo un momento. – dice – L’esperienza di Sky lo elettrizzava. “Sono andato sul satellite”, ripeteva, “Mi sento come un uomo sula Luna”. Lo storico settimanale Grand Hotel gli dedicò allora la copertina di Natale vestito appunto da astronauta!”

La moglie di Mike ha scritto anche un libro intitolato "Come uno strano profeta", (un richiamo a  come lo aveva ricordato la poetessa Alda Merini) il cui ricavato è servito a finanziare un nuovo reparto di oncologia pediatrica all'Ospedale San Raffaele di Milano.

“Nei primi mesi dopo la sua morte, quando più forte avvertivo la sua mancanza,  mi sono scoperta a meditare sul fatto che negli ultimi tempi Mike era molto cambiato. – conclude  – Anche se continuava ad essere allegro ed espansivo, sempre più spesso assumeva un tono profetico. Come se sentisse imminente la sua fine e volesse mettere in chiaro aspetti e comportamenti della sua e della nostra vita.  Affrontava le cose in modo molto profondo e sembrava che intuisse che ci avrebbe presto lasciato. L’ultima sera, a Montecarlo, ad esempio, durante la cena con una coppia di amici, disse “Glielo dirà poi Daniela…” lasciando tutto in sospeso, come se sapesse che all’indomani lui non ci sarebbe più stato. La mia più grande consolazione rimane il fatto che se ne sia andato senza soffrire, all'improvviso, quella mattina dell’otto settembre 2009 a Montecarlo. Mentre facevamo colazione infatti, arrivò sul cellulare la foto della nostra ultima nipote, Luce, nata da due giorni, fotografata nell’incubatrice sotto la lampada per l'ittero. Mike, guardandola, disse: "Che bella, sembri tu quando prendi il sole". È stata quella l'ultima cosa che mi ha detto.”

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