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DARIA PESCE: “VIVO IN UN CASSETTO APERTO”

intervista a cura di Alessandro Trani

Avv. Daria Pesce

 

Una donna di successo. Una professione scelta non certo tra le più facili. Oltre 40 anni di appassionati battaglie premiate sin dall’inizio da grandi soddisfazioni in Italia e all’estero, un amore per Milano e per l’Italia, ma anche una grande ammirazione per il Portogallo, lo straordinario Paese che le ha chiesto di rappresentarlo in veste di Console Onorario. Stiamo parlando di Daria Pesce, avvocato esperto di diritto penale, tra i difensori 'storici' di Mediaset ed ex legale di Nicole Minetti al “processo Ruby” e della CIA nel caso Abu Omar. Come Console onorario della Repubblica del Portogallo (in Lombardia e Trentino-Alto Adige) si occupa di intrattenere i rapporti con le istituzioni pubbliche italiane e portoghesi, favorire le relazioni commerciali, turistiche e imprenditoriali tra i due Paesi, nonché di sviluppare le relazioni culturali e artistiche. Siamo andati ad intervistarla nel suo studio, a due passi dal Tribunale di Milano, per conoscerla più da vicino.

 

Chi è Daria Pesce? Ci parli di sé.

Io vivo di battaglie. Ho improntato la mia vita su una battaglia volta alla difesa dei diritti altrui, amo la democrazia e la libertà, valori che ho sempre fortemente sostenuto. Così ho trascorso 43 anni di professione, con grande passione per il mio lavoro. Sinceramente, non ho guadagnato cifre folli, perché ritengo che anche la Giustizia debba essere equa nelle spese. Ho anche svolto molte attività di volontariato, attività culturali per il Consolato e tante altre cose che quasi fatico a ricordare… Oggi voglio difendere i miei diritti. Mi sono candidata nelle liste regionali come Consigliere con Gabriele Albertini, in quanto ritengo sia davvero una persona corretta e mi ricordo di lui come uno dei migliori sindaci che Milano abbia mai avuto. Uno dei nostri comuni obbiettivi è far smettere alla gente di “rubare” ai cittadini e di rendere pubbliche tutte le spese sostenute dalla Regione. Insomma, cercherò di fare “un po’ di pulizia”, se mi verrà consentito. Sono una persona libera, ho avuto un figlio da sola, riconoscendolo con il mio nome, una vita professionale soddisfacente fin dall’inizio, dei clienti eccezionali: era diverso anni fa ma io sono una donna battagliera…

Avvocato penalista, una scelta non facile. Certo non ci è arrivata per caso… 

AVV. PESCEPura passione. Mio nonno, mio padre, nessuno nella mia famiglia era avvocato. Sin da bambina ho imparato diverse lingue e ho cominciato, appena laureata, a lavorare come civilista alla Baker & McKenzie, appassionandomi sempre più (per loro sfortuna!) al diritto penale. Un amore nato sin dai tempi dell’università, un amore corrisposto. Mi piace difendere coloro che subiscono delitti contro la libertà: di parola, di pensiero, di opinione ma anche la libertà sessuale, soprattutto delle donne. Mi capita anche di occuparmi di omicidi, di cose diverse, complicate, intriganti, che portano a contatto con una realtà più vera, spesso più cruda e violenta di quanto uno possa mai immaginare. Certo è che ignorare il “male di vivere” che pervade la nostra esistenza altro non fa che renderlo più forte. Trovo appassionante vivere ogni giorno quei “casi” che la gente è abituata a vedere nei film e nei telegiornali: volente o nolente ti riporta a contatto col mondo reale, il che male non fa.

Una donna di successo come lei, approva l’idea che anche nei CDA delle aziende quotate debba esserci la regola del 50% di presenza femminile?

Una legge che ritengo assolutamente retrograda e – mi perdoni – quasi sessista. Io ho fatto una battaglia contro i parlamentari che l’hanno proposta, una battaglia televisiva dicendo che si trattava di un mera sciocchezza, quasi come dire che le donne devono avere una quota “garantita” dallo Stato perché da sole non sarebbero capaci di arrivare. Ogni donna può affermarsi con disciplina, lavoro e intelligenza: io sono l’esempio storico di una che si è fatta da sola.

È Console Onorario del Portogallo in Regione Lombardia e Trentino Alto Adige. Che significato ha per Lei e… come arrivata al Portogallo?

L’ex ambasciatore poi diventato viceministro del governo Portoghese mi chiese se volevo diventare Console, sapendo che parlavo bene il portoghese. Io avevo detto di no - come faccio sempre – poi per convincermi mi ha detto che non ci sono moltissimi portoghesi in Italia e quindi il mio impegno non sarebbe stato enorme. Dunque, mi sono innamorata del Portogallo, Paese di una bellezza stupefacente, di una grande discrezione ma di un’altrettanto grande ospitalità. Mi è piaciuto tanto da studiarne la Storia, la letteratura… insomma è diventata una grande passione.

Dove ha imparato il Portoghese?

In Brasile. Ho vissuto a Rio de Janeiro parte dell’infanzia e della mia adolescenza, dai 7 ai 17 anni: lì ho imparato la lingua e soprattutto la cultura carioca. Spesso mi viene detto che non parlo il “vero” portoghese, poiché l’idioma brasiliano è quasi un dialetto. Comunque, non ho mai avuto alcuna difficoltà con la lingua.

Le istituzioni del nostro Paese non valorizzano mai abbastanza il nostro prezioso Patrimonio Culturale. Che cosa ne pensa?

Molto spesso le nostre istituzioni capiscono poco di tutto, anche perché c’è una larghissima parte della classe politica che è di livello molto basso; siamo un Paese meraviglioso con una grande cultura, una vera miniera d’arte e storia, sapori e tradizioni, ma non c’è una tutela adeguata per questo autentico patrimonio. Se voi andate in Portogallo, c’è un amore per la Cosa Pubblica che qui non esiste. Anzi, mi lasci dire che mentre in Portogallo la “cosa pubblica” è considerata come se fosse di tutti e quindi tutelata e rispettata, da noi la “cosa pubblica” è vista come se non fosse di nessuno, e quindi quasi ignorata, o peggio.

Ci vorrebbe una nuova Italia?

Certo, questo discorso non vale per l’intera penisola, vero è però che necessitiamo di cambiare non solo la politica ma l’intera impostazione mentale di noi tutti. In Portogallo vedete cosa sono i musei: una questione di cultura, del legislatore del parlamentare… e di tutta la gente… una cosa che da noi non esiste, non c’è, purtroppo, una grande sensibilità per la cultura. Una classe politica scadente non ne capisce il valore economico e non valuta quanta offerta di lavoro soprattutto per i giovani, può venire dal mondo dei beni culturali. Sono i giovani che fanno la nuova Italia, e a loro mi rivolgo: mantenete l’eccellenza italiana che tanto ci invidiano all’estero.

Per Lei che viaggia in tanti paesi del Mondo, come viene vista Milano?

Milano è vista come una città internazionale, forse l’unica in Italia. Ovviamente, a voler cercare, qualcosa da migliorare lo si trova sempre…

Si avvicina il traguardo EXPO 2015 e l’opinione pubblica sembra divisa fra entusiasti e perplessi. Cosa ne pensa?

Nessuna perplessità. Credo che sia una grande opportunità, così come credo che Milano sarà perfettamente in grado di gestire la complessità di Expo 2015, inclusa l’accoglienza che sarà determinata del grande afflusso di persone in città e nell’hinterland. Chiaramente, trovo che avere una tale opportunità comporti non solo la possibilità ma il dovere di sfruttarla. Altrimenti rischiamo la solita figura “all’italiana” che tanto ci incollano addosso i nostri vicini europei.

Grazie avvocato non le rubiamo altro tempo.

Avete visto entrando nel mio studio nella stanza di fronte dietro quella porta scorrevole, il mio team di collaboratori richiede la mia presenza, abbiamo un processo importante alle porte. In sala riunioni si parla di “liste” e di elezioni regionali ed essendo candidata …devo assolutamente partecipare alla riunione.

Come vi avevo detto parlando di me… ”vivo in un cassetto aperto”.

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