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MILANO, LEGGENDE, MITI E RITI. "EL RATTIN" … luci in Galleria

Schermata  el rattin

di Paolo Pivetti

Milano Galleria Vittorio Emanuele II“Tlac!” Uno scatto e via! Sospinto da una potente molla, el rattin (in milanese il topolino) si lanciava con un sibilo nella sua corsa velocissima lungo le pareti dell’Ottagono, al centro della Galleria Vittorio Emanuele. Cos’era el rattin? Era un geniale meccanismo che correva su minuscole rotaie emettendo una fiamma alimentata da un piccolo serbatoio di spirito, e passando accendeva una dopo l’altra le seicento fiammelle dell’illuminazione a gas. La fiamma del velocissimo marchingegno, che era simile a un mini locomotore e correva in alto lungo le pareti che fanno da base alla gran cupola in vetro dell’Ottagono, assumeva, vista da giù, le sembianze di una lunga, guizzante coda di topo, da cui il nome affettuoso di “rattin”. Il rito si ripeté ogni sera per molti anni, da quel lontano 5 settembre 1867, giorno d’inaugurazione della Galleria Vittorio Emanuele. E ogni sera all’imbrunire una piccola folla di curiosi salutava con un applauso la sibilante corsa del rattin e il brillare festoso di quella corona di luci che s’accendevano. Ma c’è un antefatto a questa storia, ed è la nascita della Galleria. Tutto cominciò negli anni dell’Unità d’Italia. In una Milano in grande espansione e ristrutturazione urbanistica, che si preparava a sfidare i tempi nuovi della modernità, si sentì il bisogno di un collegamento diretto tra il Duomo e la Scala, eliminando il dedalo di antiche viuzze e malsani vicoli che ancora sopravvivevano. Il concorso internazionale indetto dal Comune fu vinto da Giuseppe Mengoni, giovane architetto bolognese, con un progetto grandioso che, oltre alla galleria, includeva anche la ristrutturazione di tutta l’area che poi sarebbe diventata l’attuale piazza del Duomo. Pare che il progetto originale prevedesse una Galleria più bassa, e che il volume sia stato aumentato abusivamente, in corso d’opera, dalla società britannica cui erano appaltati i lavori. Di fatto, l’allora sindaco, Antonio Beretta, a seguito di una violenta campagna di stampa alimentata anche dal pauroso deficit del bilancio comunale, a galleria ultimata si dimise. Le vicende umane oggi sono dimenticate; la Galleria nel suo splendore resta, ed è uno dei monumenti più ammirati e fotografati di Milano.

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