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IL MONDO DEL “JAMAICA”, A MILANO DA OLTRE 100 ANNI

Il bar Jamaica-Milano 1953-1954- di Ugo MulasQuanti anni ha veramente il “Jamaica”, il locale che è da sempre nel cuore dello storico quartiere di Brera? Alla fine del 2012 si sono spente 100 candeline, ma c’è chi sussurra che gli anni sono di più. Non esistono risposte, per fortuna esiste da un secolo questo incredibile centro di incontro fra artisti, poeti, letterati, semplici studenti, uomini e donne senza età giovani e maturi, uniti in una amalgama speciale, quella voglia di discutere, di sollevare problemi, di criticare mode o costumi. Intorno ai suoi tavoli di ferro al Jamaica sono passati Quasimodo e Hemingway, Piero Manzoni con le sue “feci d’artista”, Bruno Cassinari, Cesare Peverelli, Lucio Fontana con la “follia” dei suoi tagli, Ennio Morlotti, Gianni Dova, Roberto Crippa, Dino Buzzati, Ugo Mulas, Allen Ginsberg (il poeta della Beat Generation) e tanti altri registi, attori e scrittori. Sul tavolo del “Jamaica” Luciano Bianciardi iniziò a scrivere il suo romanzo “la vita agra”. Elio Mainini , proprietario del locale, scomparso nel 2001, ereditò da suo padre una vecchia bottiglieria, “Il ponte di Brera”, alla quale cambiò nome appunto in “Jamaica”. Con grande intuizione voleva che i suoi clienti, fra una partita a carte (scopetta soprattutto) un bianchino, un aperitivo, un caffè… si intrattenessero più a lungo a discutere e sognare mari lontani e sconosciuti. Al “Jamaica” tutti potevano parlare di tutto perché come diceva Enrico Baj “non c’erano classi sociali”. Lina Sotis disse di Mainini “generoso e irascibile… è stato uno dei grandi protagonisti di Brera”. Con Elio bisogna ricordare la sua “mamma Lina”, straordinaria figura di questa leggenda del Jamaica. Spesso a mezzanotte si spostava in cucina per preparare una pasta e fagioli per tutti, anche per quelli presenti senza una lira. Ad aprire la lista dei debitori è stato nel  lontano ’22 Benito Mussolini. Mamma Lina è scomparsa nel 2002. La leggenda del Jamaica continua con Vittoria, moglie di Elio, con la figlia Micaela e la nipote Carolina: stesso impegno, stesso entusiasmo, stessa atmosfera pulsano oggi nel cuore di Brera, in questo laboratorio di umanità, di fantasia, di talento.

Carlo Kauffmann

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