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Invitaci Francesco, noi veniamo a Roma

 

Papa Francesco

la Moschea di Forte Antenne, RomaDa 15 anni nel nostro Paese c’è un consistente numero di persone, cristiani e musulmani, semplici credenti, ma anche ministri di culto, giornalisti, teologi, studiosi, comunità religiose o associazioni, riviste che si riuniscono il 27 ottobre per celebrare la giornata del dialogo cristiano-islamico.

In quella giornata in questi 15 anni, l’incontro e la preghiera comune è stata costante. E gli incontri si sono fatti nelle chiese cattoliche o protestanti o ortodosse oppure nelle moschee. In tante realtà ad essere coinvolte sono state anche le istituzioni locali e alcune di esse hanno realizzato con le associazioni religiose islamiche protocolli di intesa o dato vita a tavoli interreligiosi che hanno programmato iniziative comuni per far vivere pienamente lo spirito e la lettera della nostra Costituzione, che garantisce la piena libertà religiosa.
Ma ciò che è successo domenica 31 luglio è stato un salto di qualità di un impegno che uomini e donne di fedi diverse hanno vissuto nella loro vita da 15 anni a questa parte per dire no alla guerra di religione, no alla dottrina dello scontro di civiltà che si configura oramai sempre più come complicità con la guerra e il terrorismo, come ha scritto ieri Famiglia Cristiana. La grande massa dei credenti cristiani e musulmani è, come accade spesso, molto più avanti dei rispettivi leader religiosi e l’incontro di domenica 31 è stato pieno, spontaneo, sentito da tutti come vero e necessario. Abbiamo bisogno così di un gesto significativo che indichi una strada e dica che indietro non si torna. L’incontro e la preghiera comune nei rispettivi luoghi di culto possono diventare la costante della nostra vita. Dobbiamo rendere permanente al livello più alto possibile ciò che venerdì 29 e domenica 31 abbiamo vissuto. Chiediamo allora a Papa Francesco di incontrarci nella sala Nervi in Vaticano. Musulmani da tutta Italia sono pronti a venire a Roma e accogliere il suo invito. E con loro ci saranno tutti quelli che da 15 anni si sono impegnati nel dialogo.
Incontriamoci, come uomini e donne figli e figlie della stessa umanità, che adorano l’unico Dio clemente e misericordioso o che hanno scelto semplicemente la via della pace. Un sogno che potrebbe diventare realtà; un grande segno da vivere e da tramandare alle generazioni future; l’inizio di un’era di pace. Se siamo in tanti a sognarlo, il sogno potrà diventare realtà. (Fidest)

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