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ITALIA. OLIMPIADI RIO 2016, 28 MEDAGLIE

 Il bilancio ITALIANO di Rio 2016 con le sue 28 medaglie.

RIO 2016

Si sono spenti i riflettori sulla XXXI edizione dei Giochi Olimpici Estivi e cala il sipario anche su Casa Italia. "La più bella di sempre", lo slogan diventato leit-motiv tra i visitatori, gli atleti e gli addetti ai lavori che hanno "vissuto" un ambiente unico nel genere. La struttura tricolore, concepita all'interno del Costa Brava Club e diretta da Diego Nepi, ha saputo rappresentare il punto d'incontro tra le eccellenze del nostro Paese, esaltando il Made in Italy in Brasile. Inaugurata il 3 agosto, alla presenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ospitato i maggiori esponenti della famiglia olimpica, tra cui il Presidente del CIO, Thomas Bach e molti membri del Comitato Olimpico Internazionale, Presidenti di Federazioni Internazionali, Presidenti federali, dirigenti, tecnici e atleti, oltre a rappresentare la suggestiva cornice deputata a celebrare i medagliati azzurri. Lo sport, le opere, gli arredi, la cucina - grazie allo chef Davide Oldani e a Eccellenze Campane - e l'accoglienza, hanno permesso di fare della visita a Casa Italia un'esperienza unica, grazie a un ambiente contemporaneo, unico e accogliente

RIO CASA AZZURRI

Una analisi sulle nostre delegazioni a Rio  oltre al classico  conteggio delle medaglie, cerchiamo di  scoprire i pro e contro dei nostri atleti, soprattutto in previsione e con  l'obiettivo di Tokyo 2020.. Vi rammentiamo la storia e le voci che circolavano alla vigilia e del pronostico del CONI (25 medaglie), mentre dall’estero ci davano già per dispersi. Se guardiamo questa situazione, possiamo tranquillamente dire che l’Italia sportiva ai Giochi di Rio 2016 si è superata.  Siamo ottimisti e quindi pensiamo che la verità di solito sta’ al mezzo, possiamo essere soddisfatti degli 8 ori conquistati per 28 medaglie totali.  Gli aspetti positivi sono tanti. Per esempio, l’età media dei medagliati d’oro è la più bassa degli ultimi 32 anni: 25 anni, solo a Los Angeles 1984 è stata più bassa. I nostri forzieri ora sono due: la scherma e il tiro, sia a volo che a segno. Meritavamo almeno un oro e una medaglia in più, mentre chiudiamo a quota quattro podi (con il solo titolo di Daniele Garozzo, per altro anche lui giovane). Il tiro è ormai una certezza, ma quattro ori (due dal tiro a segno, due dal tiro a volo) e sette medaglie è un bottino difficile da ripetere, anche se a Tokyo ci presenteremo con le stesse credenziali di Rio. Ben quindici medaglie su 28 sono arrivate solo da due Federazioni, Tiro (7) e Federnuoto (8), anche se in quest’ultimo caso distribuite su quattro sport, nuoto, fondo, tuffi, pallanuoto e non era mai accaduto.  Il canottaggio si è rimesso in moto con la nuova gestione La Mura e anche qui può contare per esempio su un Due Senza giovane e affiatato anche se costruito all’ultimo. Il ciclismo su strada sarà sempre competitivo su circuiti difficili, come capitato appunto in Brasile, mentre soffrirà in altre situazioni. La pista è stata rilanciata dal nuovo corso, da Elia Viviani, può contare su Ganna e un quartetto dell’inseguimento da sogno per il futuro, così come su un gruppo di ragazze giovanissime e promettenti.  Quattro squadre erano presenti a Rio, numero limitato indubbiamente, ma tre sono salite sul podio: pallanuoto maschile e femminile, pallavolo maschile. La squadra di pallavolo femminile, giovanissima, vale più di quanto mostrato in Brasile. Sono cinque anni che insistiamo sull’acquisto di Giovanni Guidetti come allenatore, ma dalla Fipav non ci sentono e ora è blindato da Olanda (Nazionale) e Turchia (club).  Non eravamo presenti in sette sport: rugby a sette, pallamano, calcio, basket, taekwondo, hockey su prato, tennis tavolo. Ricordiamoci che Fabio Basile, Gregorio Paltrinieri, Daniele Garozzo, Gabriele Rossetti a Tokyo difenderanno il titolo nel pieno della maturità agonistica. E a loro si aggiungeranno i vari Detti, Bruni, Giuffrida, Fiamingo, Setterosa e Settebello, forse già a medaglia a Rio in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Senza dimenticare i talenti (la 18enne Irma Testa nel pugilato, Elios Manzi nel judo, gli azzurri dell’inseguimento a squadre, le ragazze del tiro con l’arco, i canoisti Tacchini e De Gennaro) che in Brasile hanno fatto esperienza e fra quattro anni saranno veramente da podio. Può essere che il meglio debba ancora venire e nonostante tutto – le carenze croniche di risorse, la scarsa visibilità quotidiana, l’arretratezza degli impianti di base – lo sport italiano a livello d’elite è in buona salute . Più delle 28 medaglie, è questa la grande eredità di Rio 2016. Un patrimonio da non disperdere. Cinque nuove discipline entreranno nel programma olimpico a partire da Tokyo 2020: l’Italia è tra le prime tre potenze europee e cinque Mondiali nel karate. Baseball e softball magari non saranno da medaglia, ma restano squadre competitive che possono qualificarsi entrambe, come capitato ad Atene 2004, l’ultima volta in cui sono apparsi questi due sport ai Giochi. Attenzione al nuoto sincronizzato italiano, tra le principali potenze europee, ma finalmente in crescita (a parte l’eccezione di Beatrice Adelizzi a Roma 2009) a livello mondiale. Sono andati a medaglia, in totale, 87 paesi a Rio 2016, due più di Londra, e 59 di questi hanno conquistato l’oro.

RIO 2016 2

Ma con una punta di ironia analizziamo i punti negativi. Trentotto convocati nell’atletica leggera per raccogliere cinque finali, nessuna medaglia e il quarto posto di Palmisano come miglior risultato, nella 20km di marcia. Era più o meno tutto previsto. Giusto far fare esperienza ai giovani più promettenti, per carità (Folorunso, segnatevi il suo nome), ma forse è arrivato il momento, e vale anche per il nuoto in corsia nonostante le 3 medaglie conquistate, di limitare la spedizione a chi ha veramente possibilità da finale, ai giovani più promettenti e stop. Sappiamo benissimo quanto sia difficile salire sul podio nell’atletica leggera su pista e l’Italia ha perso alla vigilia, per infortunio, l’unica possibile chance d’oro, con Gianmarco Tamberi nel salto in alto maschile. Nel nuoto, da almeno vent’anni la situazione è simile: tre-quattro punte di livello mondiale, che poi vanno quasi sempre a segno. Quindi quei 4-5 atleti in più da finale, che non erano punte, ma potevano entrare tra i migliori 8 di una singola disciplina a Rio, hanno toppato come altri cui si chiedeva solo di migliorarsi. Restano però le medaglie, tre nel nuoto in corsia, e non si può comunque non considerarle pur in un contesto generale. Allargando il discorso, la FIN ha chiuso con 8 podi in 4 discipline come detto. In conclusione, andremmo a limitare il numero di atleti (da portare nel nuoto e nell’atletica) a quelli particolarmente in forma (siamo più per la scelta tecnica del Ct che non per i Trials, inutili in Italia dove non abbiamo 3 atleti da medaglia a ogni gara) o con chance da finale.  La scherma riparte dalla fiorettista Alice Volpi, già vincitrice in Coppa del Mondo lo scorso ottobre a Torino, che prenderà il posto di Valentina Vezzali nel “Dream Team”. Da un gruppo di interessarti spadiste molto giovani, dal promettente Curatoli nella sciabola maschile, mentre si attende il talento purissimo in quella femminile. Attenzione ai totem azzurri che salutano o potrebbero farlo: Tania Cagnotto, Tania Di Mario, Federica Pellegrini, Vanessa Ferrari, Stefano Tempesti. Non esattamente semplice sostituirli, per palmarès, carisma, fame di vittoria. Ma l’artistica può ripartire da Erika Fasana, mentre la ritmica si è sempre dimostrata competitiva anche senza la soddisfazione del podio. Dispiace per il pugilato, dove gli atleti da medaglia non mancavano, ma hanno fallito. Tutti. Il rilancio passerà dalla beata gioventù di Irma Testa, mentre vogliamo considerare solo un episodio negativo e sfortunato (il poco vento di Marina da Gloria, ma vale ovviamente per tutti) il flop della vela, da cui ci aspettavamo almeno due medaglie, una d’oro. Servono due percorsi ben mirati per crescere. Primo, il più importante, innalzare il numero di praticanti sportivi tout court, senza parlare di agonismo. Semplicemente bisogna fare in modo che gli italiani, non importa come, quanto e quando, ma ovviamente a partire dai bambini, comincino sempre di più a praticare sport. Il tutto rilanciando progetti seri nelle scuole, con programmi mirati, come giustamente sottolineato da Malagò. Ma tutti siamo stati a scuola e conosciamo le difficoltà, anche proprio per la mancanza di spazi e impianti, di avviare seriamente i ragazzi a un’attività sportiva. Dopodiché, serve lavorare sull’alto livello, sull’agonismo, sull’elite, con il modello tedesco (da decenni) francese o britannico (da qualche stagione) ben in mente. Da vent’anni, da Atlanta 1996, l’Italia rimane nelle prime dieci Nazioni del medagliere finale ai Giochi estivi, un risultato grandioso. Grazie ai campioni, che siamo sempre riusciti a produrre, anche in circostanze estreme. Ma il merito è… principalmente dei campioni stessi, di chi li allena e dei singoli staff.  Stati Uniti, Cina e Russia non sono potenze raggiungibili, anche proprio per numero di abitanti e praticanti. Ma con un sistema ben costruito si può pensare di arrivare al livello di Francia, Germania e anche della Gran Bretagna delle ultime tre edizioni dei Giochi. Programmando, lavorando sulle società di base e soprattutto sui Centri Federali. Il modello di Ostia, dove si allenano tra gli altri Detti, Paltrinieri e dove fanno base collegiale anche Settebello e Setterosa, con due piscine, 1 palestra, una foresteria e tante altre strutture, funziona. Tenendo come base, naturalmente, le società, piccole, medie e grandi che sono il vero serbatoio del nostro sport.

Bom Dia da Rio.

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