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Appello del Papa per nuovo dialogo interreligioso e nuovo percorso integrazione

 

PAPA FRANCESCO

“Siamo sicuri che questi momenti di dialogo e confronto costituiscano uno stimolo alla coesione e alla condivisione di valori e diritti nel rispetto della Costituzione italiana. Al nostro Paese potrebbe spettare il compito, attraverso un’oculata politica integrazionista, per lo più da creare e pensare, di diventare quel punto di riferimento, quel faro che illumina il percorso, di cui tutti, a livello internazionale, hanno un disperato bisogno sì da smetterla una buona volta dal procedere a tentoni in un ambito dove troppo spesso è calpestata o ignorata la dignità dell’Uomo. Il nostro Paese, erede di una tradizione giuridica millenaria, ha tutte le carte in regola per affrontare tali problematiche”. Ha aperto così il suo intervento il presidente dell’Ainc associazione italiana notai cattolici Roberto Dante Cogliandro dopo le parole del cardinale Parolin nel corso del Seminario sul dialogo interreligioso promosso dall’Università Lumsa in collaborazione con l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) del Lazio e l’Ordine dei giornalisti del Lazio.
“Bisogna assolutamente regolamentare la presenza e l’inserimento degli immigrati con leggi appropriate. Solo così si potranno affrontare i tanti timori, comprensibili sia psicologicamente che oggettivamente, che pervadono vasti settori del nostro Paese, e che prendono corpo quando del diverso, dell’altro da sé, non si fa un’esperienza di carta e di carne, vale a dire: non lo si incontra con lo studio e nella fatica del condiviso vivere quotidiano, dove lo Stato, con le sue Leggi, si fa garante dell’ordine sociale”, ha proseguito Cogliandro seguendo le indicazioni di papa Francesco in una fase in cui anche da Assisi la Comunità di Sant’Egidio in queste stesse ore rilancia un messaggio di dialogo. “La non regolamentazione del rapporto (Intesa) tra l’Islam e lo Stato Italiano costituisce sotto il profilo giuridico e civile, un elemento di debolezza che determina il permanere dell’Islam allo status di ‘religione degli immigrati’ pur essendo numericamente la terza religione del Paese e la religione di una minoranza consistente di cittadini italiani. A difetto di un organismo che rappresenti unitariamente le comunità musulmane d’Italia, nel loro complesso, le organizzazioni islamiche rappresentano il concreto tentativo di aggregazione dei musulmani per trovare un dialogo con le istituzioni italiane al fine di evitare che la mancata regolamentazione con lo Stato italiano possa avere ricadute negative sulla società civile e sul corretto processo d’integrazione delle comunità musulmane d’Italia.
Per ovviare a tali difficoltà, ad una sorta di deficit normativo, sarebbe auspicabile che dal punto di vista politico si possa stimolare una forma di cittadinanza attiva e al contempo un processo autonomo di aggregazione dell’Islam, o almeno di alcune sue parti, in vista del riconoscimento giuridico. Anche in relazione ai recenti problemi della radicalizzazione, il problema della formazione degli imam (piuttosto che gli imam fai da te) è di particolare importanza e delicatezza, considerato il ruolo e l’influenza che essi esercitano all’interno delle rispettive comunità”, ha concluso Cogliandro.  

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