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“Te piace ’o Presebbio?”

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IL PRESEPIO TRA STORIA E LEGGENDA

Il presepio è la rappresentazione della scena della Natività, che si realizza nel periodo natalizio nelle case e nei sagrati delle chiese. La tradizione del presepe ha origini lontane, presumibilmente richiama l’uso della Chiesa Greca di esporre, durante il periodo di Natale, quadri raffiguranti la grotta di Betlemme. Alcuni hanno tentato di trovarne le radici nella figura dei lari, gli antichi defunti, che nell’antica Roma, venivano rappresentati con una statuetta (sigillum) di terracotta o di cera, collocata in apposite nicchie, a protezione della famiglia. La parola “presepe” deriva dal latino praesepe: significa stalla, mangiatoia e indica in generale ogni recinto chiuso. Nello stesso Vangelo di Luca la mangiatoia è citata nella descrizione della nascita di Gesù: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non c’era posto per loro nell’albergo “(Luca 2,7).

IL PRESEPIO NELL’ANTICA TRADIZIONE

Il primo presepe della tradizione cristiana fu realizzato da San Francesco d’Assisi, la vigilia di Natale del 1223, a Greccio (Rieti, Lazio). Il santo-poeta, per ricreare la scena originale della nascita, utilizzò una famiglia di contadini che deponevano il Bambino nel fieno della mangiatoia; a completare la rappresentazione scenica, un bue, un asinello e un gruppo di pastori. Secondo la leggenda, quella notte santa avvenne un miracolo: tra le braccia di San Francesco apparve un bambino addormentato. Tommaso da Celano, biografo del tempo, racconta che dopo quella veglia solenne i partecipanti tornarono a casa pieni di una ineffabile gioia. A questa prima rappresentazione medievale, si ricollegano i presepi viventi che si svolgono ancora oggi in tutta Italia. Il più grande del mondo anima Matera, capitale europea della cultura per il 2019, con 450 figuranti. I Sassi da quest’anno sono protagonisti anche a Milano, dove l’artista lucano Francesco Artese ha realizzato, nel cortile del Palazzo Marino, un presepe monumentale immerso nello scenario rurale della Basilicata.

presepe - Sassi di Matera

re magiIl presepio, secondo un’antica tradizione, deve essere allestito l’8 dicembre, giorno della Festa dell’Immacolata (la vigilia, il 7 dicembre, si festeggia Sant’Ambrogio a Milano), lasciando vuota la mangiatoia per il Bambinello, che si aggiunge la mattina di Natale. I tre Re Magi (Melchiorre, Gaspare, Baldassarre) entrano in scena il 6 Gennaio, festa dell’Epifania. I Magi sono vestiti secondo il costume orientale, con il turbante e sulle spalle un lungo mantello. Due di loro sono tradizionalmente rappresentati in piedi, mentre il terzo è inginocchiato di fronte al Bambino, nell’atto di offrire il proprio dono (il loro nome deriva da maga che letteralmente significa dono). Offrono: oro, segno della regalità di Gesù; incenso, che rappresenta l’adorazione; mirra, simbolo di umanità. Secondo alcuni richiamano l’iter del sole dall’aurora al tramonto. Un’altra interpretazione vuole che incarnino le tre razze in cui secondo il racconto biblico si divide l’umanità (Europa, Asia, Africa) oppure e le tre età dell’uomo (gioventù, maturità, vecchiaia). La sacra rappresentazione deve essere smontata il 2 Febbraio, giorno della Candelora, in cui la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme. Anticamente si dava in questo giorno, per un’ultima volta, un bacio al Redentore.

ANTICO, MODERNO, “FAI DA TE”

Ostestatuetta presepe

 

La tradizione vuole che ogni anno si debba aggiungere qualcosa, un pastore o un accessorio. Le famiglie collezionano le statuette che poi vengono tramandate di generazione in generazione, come cimeli di famiglia. Inizialmente i materiali utilizzati per la preparazione della scena erano quelli poveri della tradizione: gesso, sassi, sughero, legno, argilla. Con il tempo s’iniziarono a utilizzare elementi sempre più raffinati come la cera, la terracotta, in alcuni casi la porcellana e l’argento. In rete è possibile trovare dei tutorial che spiegano come reperire gli oggetti e realizzare il paesaggio. Si possono ad esempio utilizzare l’erba per il muschio, la farina per la neve, il cartone per le case, i fiammiferi per i tetti. Non mancano dispositivi moderni: statuine meccaniche, lampadine elettriche che simulano il fuoco, fontane azionate da pompe elettriche.

Il presepe è una rappresentazione ricca di simboli, alcuni riconducibili al racconto evangelico: la mangiatoia, l’adorazione dei pastori, la presenza dei tre angeli nel cielo, per rappresentare la Gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Altri elementi tipici traggono ispirazione dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni popolari. Si allude al bue e all’asino, simbolo rispettivamente degli ebrei e dei pagani, e alla stella cometa, che non sono citati nei vangeli canonici. Giotto è stato il primo a raffigurare la stella cometa nella cappella degli Scrovegni (Padova), ma in realtà al tempo della nascita di Gesù nessun fenomeno atmosferico di questo tipo è stato riportato. I protagonisti del sacro evento sono intenti nelle più svariate e fantasiose occupazioni: non solo pastori ma pescatori, cacciatori, venditori ambulanti. Non mancano le figure femminili come la lavandaia, la zingara, la levatrice, testimoni del parto di Maria. Un’altra figura ricorrente nella scena presepiale è la donna che reca in braccio un bambino. Una leggenda popolare racconta che l’ingresso alla grotta era vietato alle nubili, ma una giovane di nome Stefania, pur di adorare il bambino, prese una grossa pietra e lo avvolse in un panno, per dare l’impressione di essere una mamma. La Madre del Signore si accorse dell’inganno ma la perdonò e in quel momento apparve un bambino in carne d’ossa che fu chiamato Stefano (motivo per cui si festeggia il 26 dicembre). Al centro della grotta, la Sacra Famiglia. Giuseppe, raffigurato in età avanzata, è inginocchiato in adorazione del Bambino; indossa tradizionalmente una veste viola e un manto giallo; dalla parte opposta a quella di Maria che è invece rivestita da un manto blu, con le mani giunte.

Uno dei presepi più conosciuti al mondo è quello napoletano, caratterizzato da elementi appartenenti alla vita quotidiana: i pastori della Maiella; i servi; i bevitori nell’osteria; lo Scio Sciò, una figura scaramantica per allontanare la sfortuna; la megera, che predice il futuro con la sua palla di cristallo. Due figure interessanti sono: il pastore dormiente e il pastore delle meraviglie. Il primo, collocato nel punto più alto della scena, rappresenta coloro che alla notizia dell’arrivo del Signore rimasero indifferenti. Il secondo, invece, si trova dinanzi alla grotta con la bocca e le braccia aperte, nella posa dello stupore.

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Per gli amanti dei pastori e dei presepi, ecco alcuni utili consigli di viaggio.

Marchetto (BI). Una meta adatta per un viaggio con i bambini è il presepe gigante di Marchetto, una piccola frazione in provincia di Biella.

Cerro (VA). Per ammirare un presepe sommerso, realizzato sul fondo di un lago e visibile grazie a faretti subacquei, bisogna recarsi a Cerro, sul Lago Maggiore.

Dalmine (BG). Restando in Lombardia, a Dalmine, in provincia di Bergamo, è possibile visitare il Museo del Presepio, fondato da don Giacomo Piazzoli nel 1974. Raccoglie 800 presepi, provenienti da tutto il mondo. Il pezzo più prezioso è un presepio napoletano del Settecento.

Bologna. Per chi è alla ricerca del connubio tradizione/innovazione, a Bologna, l’artista Wolfango ha esposto presso la chiesa di San Bartolomeo in Strada Maggiore delle figure moderne: il diavolo, con il viso di Pablo Picasso, il pittore Morandi, il presidente Reagan, il politico Gorbachev, insieme a personaggi della vita familiare dell’autore, che è presente in scena nell’atto di dipingere.

Cesenatico (FC). Nel porto di Cesenatico (Forlì Cesena) viene, invece, allestito ogni anno il Presepio della Marineria. I suoi personaggi, statue di legno di grandezza naturale, sono collocati sulle barche del museo galleggiante della marineria.

Roma. Il più antico presepio ancora conservato si può ammirare a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore. Fu scolpito, nel 1289, da uno scultore toscano, Arnolfo di Cambio. Sempre nella Capitale, la Chiesa francescana dell’Ara Coeli, possiede uno dei più grandi e meravigliosi presepi al mondo.

Policastro (SA). Sempre in Campania, nel Golfo di Policastro in provincia di Salerno, un’emittente locale a diffusione regionale (105 TV), da una ventina d’anni, indice il concorso nazionale La gioia del presepe dedicato agli alunni delle elementari. Viene premiata la scuola che presenta non solo il presepe più bello, ma anche l’originalità del tema e i materiali usati nella realizzazione.

Montevergine (AV). Per gli amanti dei musei, nel Sud della Penisola, a Montevergine (Avellino), si può visitare il Museo Internazionale. I presepi raccolti sono più di duecento, con due sezioni napoletane ma anche bei pezzi vietnamiti, esquimesi e pellerossa.

San Gregorio Armeno (NA). Per chi volesse respirare la magia del Natale, si consiglia una passeggiata nella strada dei pastori di San Gregorio Armeno, nel centro antico di Napoli: l’atmosfera natalizia ha un sapore particolare, con le sue luci, i colori, i sapori, i presepi artigianali, le botteghe, gli addobbi fatti a mano (pitture, ricami, merletti, ceramiche, vetri). La tradizione presepiale di San Gregorio Armeno ha un’origine remota: in epoca classica, nella strada popolarmente chiamata San Liguoro, esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano statuine di terracotta come ex voto costruite dalle vicine botteghe artigianali, che ancora oggi realizzano sculture sia tradizionali che originali. Protagonisti famosi del mondo dello spettacolo, della politica, dello sport, diventano personaggi in miniatura del presepe. Per realizzare questi pezzi unici si utilizzano: la terracotta per la testa, cristalli per gli occhi, mani e piedi di legno, filo di ferro ricoperto di canapa per il corpo, seta di S. Leucio per i vestiti.

Il presepe continua ad essere un’espressione artistica e di devozione popolare dal grande valore culturale oltre che religioso. Un folclore vivente, una gioia per gli occhi e il cuore! Vi lascio con l’augurio che, alla fine di questo viaggio, anche il restio Tommasino di “Natale in casa Cupiello”, alla domanda tormentone: “Te piace ’o Presebbio?” avrebbe risposto affermativamente, per la gioia di Eduardo e di tutti gli amanti del presepio.

Emilia Fortunato

  

 

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