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Festa della Liberazione: per molti studenti il 25 aprile è un bel giorno perchè non si va a scuola

25 aprile

partigiani

Probabilmente i festeggiamenti per ricordare l’anniversario della liberazione del nostro Paese dal giogo nazi-fascista di poco prima della metà del secolo scorso non interesseranno così tanta gente, anche perchè sono decisamente pochi gli studenti che a scuola sono riusciti a studiare, nella materia Storia, quegli anni. Dispiace, anche perchè in tanti hanno poi potuto conoscere quella parte di storia solo grazie agli emuli di quel periodo, sempre in aperto e duro conflitto con coloro che si richiamano, invece, alle forze di liberazione… che, nonostante il comune sentore figlio di altrettanta retorica, furono solo marginalmente i partigiani italiani, ma soldati americani, inglesi, scozzesi, neozelandesi, pakistani, australiani, etc., forti del… forte contributo russo, anche se non dentro i nostri confini nazionali. È storia. Parliamo di retorica e deformazioni. Ci viene in mente, pensando a quanto accaduto negli anni passati - e che sta per accadere anche quest’anno - per gli stessi festeggiamenti: il trattamento discriminatorio e violento riservato da alcuni ignoranti nei confronti di chi, di fede israelita e attento ad evidenziare questa propria perculiarita’ anche nella manifestazioni ufficiali, aveva dato il suo contributo tra i partigiani italiani nell’aiutare i soldati americani & co. Trattamento bizzarro visto che veniva e viene fatto per la difesa dei discendenti (palestinesi) di chi all’epoca era essenzialmente alleato dei nazisti, e dando di nazista a coloro che sono tutti di famiglie con persone trucidate nelle camere a gas.

Dalla premessa passiamo ai fatti. Per lo studente medio il 25 aprile è un bel giorno perchè non si va a scuola e, come accade quest’anno ed anche spesso in passato, è anche un giorno incastonato che consente di fare dei bei ponti. Giammai - sempre il nostro studente medio - si sogna di andare a qualche festeggiamento o corteo. Niente di nuovo, e’ quanto accade per tutto quello che, dovendo essere un bel ricordo come un compleanno, viene pomposamente imbottito di retorica ed ufficialita’, con inni dove musiche e parole sono da brividi (il nostrano Mameli e’ comunque in buona compagnia in tutto il mondo), divise e discorsi lontani dalla quotidianita’ e, in Italia come altrove, odio, odio e odio verso lo sconfitto che e’ ancora dentro ogni famiglia (chi non ha avuto -e non ha- un fascista in famiglia…), nonche’ odio per tutti coloro a cui, diversi dalla propria ideologia (quasi sempre autoritaria e liberticida al pari dei tanti fascismi), viene affibbiato l’epiteto di fascista.E per fortuna il nostro Paese e’ stato quello sconfitto e salvato dallo straniero, altrimenti le retoriche e le pomposita’ sarebbero a livelli ancora maggiori.Esiste un metodo per evitare questo e far si’ che il 25 aprile sia festa di tutti? Difficile, per tanti motivi. Primo fra tutti perchè è passato ancora troppo poco tempo da quel 1945. Secondo, e non secondario, perchè l’Italia non è una nazione (checchè ne abbiano dette e ne dicano i nazionalisti - fascisti e non - di varia tacca). Terzo, perche’ quando una festa viene vestita con gli abiti dell’ufficialità, si crea un solco che divide nuovi e vecchi, noiosi e curiosi, soprattutto quando - come nel nostro 25 aprile, e non solo - la maggior parte delle persone e dei nuovi cittadini, non sanno neanche cosa si festeggia. Probabilmente un rimedio non c’è. Ma qualcuno ci sta provando a rendere interessante questa festa?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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