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LA LEGENDA DEI PESCALÜNA DE CINISELL

“Vess de quii de Scinisell

che pèschen la luna con el restel”

Una leggenda vecchia di secoli, in cui si intrecciano abilmente verità storica ed invenzione, narra che intorno alla metà del secondo millennio a pochi chilometri a nord di Milano c’era un piccolo villaggio chiamato Cinixellum, posto tra una fertile campagna ed un folto bosco che partiva da Nord e sconfinava fra Monza e Desio. Era un villaggio di poveri ma operosi contadini che vivevano coltivando frumento, avena, segale, miglio e legumi vari, e allevando bestiame. Per scaldarsi durante i freddi inverni gli abitanti del piccolo villaggio si procuravano la legna nel vicino bosco tra l’altro popolato da lepri, fagiani, quaglie, pernici, caprioli, cervi, cinghiali… una selvaggina in quantità tale da soddisfare ogni cacciatore. Il bosco però nascondeva varie insidie, come la presenza di lupi famelici che talvolta si addentravano nel villaggio per aggredire il bestiame e chiunque fosse malcapitato sulla loro strada. Inoltre il bosco era riserva di caccia del Duca di Milano e frequentato esclusivamente dai suoi amici, nobili e ricchi possidenti, per cui chiunque fosse sorpreso a cacciare nella riserva veniva punito con pesanti ammende e sequestri. Ma torniamo alla leggenda. Una calda sera d’estate un contadino, disturbato dal continuo muggire del suo bue, decise di portarlo ad abbeverarsi allo stagno che si trovava nella piazza principale del paese. Nello stagno si rifletteva la splendida luna piena e, mentre l’animale beveva, il contadino se ne stava seduto ad ammirarla in tutto il suo splendore. Ad un tratto si accorse che la grossa luna era sparita dallo stagno e pensò che il bue l'avesse inghiottita. Spaventato per il danno irreparabile che temeva avesse compiuto il suo animale, non esitò a sgozzarlo per cercare di recuperare la luna. Amaramente sorpreso di scoprire che nel bue non vi fosse traccia alcuna della Luna, lo sciocco uomo allora afferrò un rastrello e incominciò a rastrellare l'acqua dello stagno per trovarla. In quel momento la luna uscì dalla nuvola che la teneva nascosta e si rispecchiò nuovamente nello stagno. Rasserenato per aver ritrovato la luna, si mise a girare per il paese canticchiando «Son content d’avess de Cinisell perché ho pescà la lüna cont el restrell», attirandosi così il sarcasmo e la rabbia dei suoi concittadini svegliati nel bel mezzo dei loro sogni. Da allora i Cinisellesi vengono chiamati i “pescalüna” e, per colpa dello sciocco contadino, nacque il modo di dire milanese “Vess de quii de Scinisell che pèschen la luna con el restel” (essere come quelli di Cinisello, che pescano la luna con il rastrello; essere uno sciocco).

Paolo Minotti

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