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Nuovo anno e riti antichi

nuovo anno

Si fa un gran parlare in questi giorni del futuro prossimo che ci attente con l’anno nuovo e le previsioni non sono sempre ottimistiche, anzi propendono per il peggio. Pensiamo, innanzitutto, ai nostri problemi personali a partire dal reddito che disponiamo, dalle minacce che incombono sui nostri risparmi alle imposizioni fiscali di varia natura che palesi e occulte dobbiamo far fronte, e ancora alla salute che talvolta traballa e all’assistenza universale che ci sta abbandonando in favore di quella privata i cui costi spesso sono proibitivi. Pensiamo alla casa e alle spese condominiali tra ordinarie e straordinarie e non certo ultimo il problema davvero molto serio del lavoro che non si trova, in specie per i giovani, e delle retribuzioni e pensioni che calano.
I politici non so se per pietà o cinismo cercano di blandirci con i soliti discorsetti di fine anno e che per altro trovano un uditorio sempre meno aduso ad ascoltarli consapevole che non sono le promesse che devono fare ma un qualcosa di concreto. Sono quei “riti antichi” che non riusciamo a toglierci di dosso a retaggio di una mentalità ipocrita che i nostri padri non sono riusciti a cancellare e che continua con imperterrita cadenza di anno in anno, di generazione in generazione.
Se poi apriamo la nostra porta di casa alle vicende del mondo dalle più vicine, geograficamente parlando, alle più lontane il quadro s’insieme ci appare dei più desolanti: corruzione, criminalità, terrorismo, truffe di ogni genere, disservizi e una situazione politica generale dove il profitto prevale sul rispetto della persona umana e dove la legge dell’avere domina quella dell’essere. Alla fine di ogni anno per quanto vanno male le cose pensiamo di aver toccato il fondo ed invece non riusciamo ancora a vederlo. Ma ciò che più urta la nostra sensibilità è il cattivo uso delle parole come per dire ad esempio “buona riforma” mentre si sa che è cattiva e così per estensione lo facciamo per far digerire all’opinione pubblica il malaffare e il disagio sociale. Vogliono farci ingurgitare aria e illusioni per allontanare i nostri pensieri dalla dura realtà. Ma nonostante queste fosche visioni noi non siamo del tutto votati al pessimismo. Vi è in ciascuno di noi una speranza, per quanto flebile, che ci consente d’intravedere una luce che riesce a filtrare attraverso una densa coltre di nubi nere e minacciose. Sarà quando avremo raggiunta la consapevolezza, e l’evoluzione tecnologica ci aiuterà in questo, che è tempo d’imprimere una svolta radicale al nostro modo di gestire la nostra vita e al nostro interagire con la natura che ci circonda e che in un certo senso ci compenetra.

(Dal Centro studi sociali della Fidest)

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