«SAN ROCCH E ‘L SO CAGNŒU» UNA STORIA LUNGO I SECOLI

san Rocco

Cover MI24 Gen-Feb 2018Tratto da "Milano 24orenews" - febbraio 2018

 

Quella di San Rocco è una storia, come tante, avvolta dalla leggenda. Secondo i dati più accertati, Rocco nacque in una famiglia agiata della grande borghesia mercantile a Montpellier, in Francia, fra il 1345 e il 1350 e morì giovane a Voghera, in provincia di Pavia, fra il 1376 e il 1379. Secondo la tradizione, una volta morti i genitori e donate ai poveri tutte le sue ricchezze, Rocco lasciò la Francia e attraverso la via dei pellegrinaggi (la cosiddetta via Francigena) giunse in Italia, dove infuriavano pestilenze e guerre, per alleviare le sofferenze e consolare i pellegrini ammalati. Per anni in varie città si dedicò alla cura di questi fratelli appestati e operò anche guarigioni considerate miracolose. Fu colpito egli stesso dalla peste a Piacenza, dove si trovava dal luglio 1371 per assistere gli ammalati di peste dell’Ospedale di Santa Maria di Betlemme. Tormentato dal dolore, addirittura si ritrovò cacciato dagli altri ammalati, stanchi dei suoi lamenti. Per non essere di peso, Rocco si trascinò fino a Sarmato (a pochi km dalla città) e si riparò in una grotta ad aspettare la morte. Fu un cane che lo salvò: la bestiola, accortasi della sua sofferenza, gli portava ogni giorno un pezzo di pane. Il cane (che la tradizione vuole si chiamasse "Reste") faceva parte della muta del nobile Gottardo Pallastrelli, signore del Castello di Sarmato. Un giorno Gottardo vede il suo cane prendere un pane dalla tavola e scappar via. La scena si ripete per più giorni e allora il padrone, incuriosito, lo segue e scopre così il rifugio dove il cane porta il pane “rubato”. Il nobiluomo prende Rocco, malato e sofferente, con sé e lo cura. Rocco una volta guarito, non torna in Francia, ma riprende la sua attività a favore degli appestati per la quale ancora oggi è ricordato. La santità di Rocco è contagiosa come la peste: Gottardo rinuncia ai suoi beni e presta il suo servizio ai malati.

San Rocco divenne il santo patrono degli appestati e poiché la Lombardia e Milano in particolare furono spessissimo colpite da epidemie di peste, il suo culto è qui diffusissimo. Presso ogni porta di Milano sorgeva un altarino dedicato a San Rocco, per scongiurar l’arrivo di pestilenze in città, e numerosi erano anche gli oratori a lui dedicati. Come si diceva, la storia si mescola con la leggenda e non è certo facile sapere cosa sia vero e cosa no. Però l’immagine del cane è rimasta profondamente impressa nella memoria collettiva. L’iconografia più diffusa rappresenta il santo vestito da pellegrino con il mantello e i sandali, il bordone in mano, la conchiglia sul petto e la bisaccia… che va, nonostante una piaga sulla gamba, e cammina in compagnia di un cane, suo unico amico.

“Vess come San Rocch e ‘l so cagnœu” è un modo di dire milanese: si riferisce a due persone che si frequentano molto e si vedono, quindi, sempre insieme.

Paolo Minotti