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Pagine di storia: l’Italia postbellica con la “Svolta di Salerno”

Salerno - La svolta del 1944 che fece nascere la nuova Italia

Pagine di storia: L’Italia postbellica con la “Svolta di Salerno”

L’Italia come uscì da questa esperienza che la vide attraversata dagli eserciti alleati e di conquista con un ritmo frenetico ma soprattutto con tanti guasti che si riverberarono, inevitabilmente, nello stesso nostro modo di vivere.

Intanto dopo Brindisi, Salerno diventa, dall’undici febbraio del 1944, la nuova capitale del Regno del Sud costituito da tutte le province italiane poste a sud di Napoli. In quella sede Badoglio insedia il governo di unità nazionale. Il re, invece, viveva nella villa del duca di Sangro a Ravel-lo, immusonito e testardamente deciso a non lasciare il trono.

Ma Salerno era solo la capitale amministrativa mentre la vera capitale politica era Napoli e lì si svolgeva l’attività dei partiti e lì c’era la Giunta dei Comitati di liberazione nazionale. La sua posizione riproduceva al Nord quella di Milano, rispetto a Salò, per la Repubblica Sociale Italiana guidata da Mussolini.

Il 1° maggio 1944 ritornò in auge, nell’Italia liberata, la festa del lavoro dopo un ventennio di dittatura. Il clamoroso avvenimento politico fu segnato dall’arrivo a Salerno di Togliatti, proveniente da Mosca. Egli sbarcò il pomeriggio del 27 marzo dal cargo inglese “Tuscania” proveniente da Algeri. Fu un viaggio avventuroso e non privo d’imprevisti come il rifiuto inglese, ad Algeri, di trasferirlo a Salerno e non ultimo dalla pretesa di fargli pagare il passaggio via mare. All’arrivo fu prelevato dalla polizia alleata e solo dopo un lungo interrogatorio fu rilasciato per consentirgli di recarsi nella sede del partito in via San Potito. Togliatti prese ben presto in mano non solo la direzione dei comunisti di Salerno ma anche quella della politica del Regno del Sud imponendo la linea passata come la “svolta di Salerno.” Essa, tra l’altro, prevedeva la non collabora-zione con il governo Badoglio. Per l’immediato si puntava alla cacciata dei tedeschi dall’Italia e solo dopo si sarebbe presa una decisione sul problema riguardante la monarchia. Occorreva, nel frattempo, un governo più rappresentativo dell’Unità nazionale e che non potesse prescindere dalla presenza dei comunisti. E così fu. Il 22 marzo a Ravello, con la cerimonia del giuramento nelle mani di Vittorio Emanuele, fu costituito un nuovo governo nel quale entrarono i comunisti e Togliatti fu nominato ministro senza portafoglio. Il 27 marzo si riunì, il primo Consiglio dei Ministri, alle dieci di mattina.

Quei giorni furono dedicati soprattutto all’emergenza civile per un’impressionante eruzione del Vesuvio, in direzione di Torre del Greco, iniziata nel pomeriggio del 18 marzo. Il pericolo assunse dimensioni tali che il comandante della piazza di Napoli, generale Lush, preparò un piano di evacuazione della città. Intanto furono sgombrate le popolazioni di San Sebastiano, Massa di Somma e altre limitrofe. Un altro avvenimento, che ebbe tragiche conseguenze, fu la morte di 426 viaggiatori rimasti asfissiati dal fumo della motrice bloccata da un guasto dentro una galleria della tratta Napoli-Potenza.

Con la liberazione di Roma il 4 giugno del 1944 si concluse il Regno del Sud. Intanto il Re aveva ceduto i poteri, a Ravello, al figlio Umberto. Fu una mossa politica degli alleati per evitare che la cerimonia si svolgesse a Roma dove restava molto vivo il ricordo del precipitoso abbandono del re l’8 settembre del 1943.

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