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Dirigenti scolastici e retribuzione

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Dirigenti scolastici e retribuzione

Sono quattro gli incontri in Aran tra Miur e sindacati dell’Area Istruzione e Ricerca. Presentata una bozza su alcuni punti comuni della parte giuridica tra i dirigenti della ricerca, della scuola e dell’università confluiti sulla stessa area, ma rimane la volontà di non garantire né la piena perequazione esterna relativamente alla parte economica, né quella parziale prevista dalla legge per assenza dei fondi. Si pensa di utilizzare i 35 mln del FUN che andrebbero a decurtare però i soldi per le reggenze e per le altre voci della retribuzione. Assente, inoltre, nonostante le promesse ogni riferimento alla perequazione interna (RIA) tra gli ex presidi e i dd.ss. assunti dopo il 2001. A queste condizioni, inutile firmare.

Udir ha dedicato ampio spazio alle questione del contratto DS negli ultimi mesi. In particolare, sono sotto attacco i 35 milioni strutturali stanziati dalla legge 107/2015 per remunerare il maggior impegno e le enormi responsabilità dei dirigenti. L’Aran propone invece di destinare a questo contratto per la equiparazione della retribuzione di posizione /parte fissa i 4/12 dei 35 milioni dell’esercizio di Bilancio 2018, dato che la restante parte serve per finanziare il FUN 2017/2018, non ancora quantificato. Ma la legge di Bilancio è chiara: impone di utilizzare tutte le risorse disponibili per l’equiparazione della parte fissa. È altrettanto acclarato, però, che se per far questo si prendono i soldi dal FUN, diminuirà la retribuzione quota variabile e risultato (sulla retribuzione di risultato si avrebbero alcune centinaia di euro annuali). L’altro problema, definito “tecnico” ma in realtà ancora tutto politico, risiede nella possibilità di prevedere già in questo contratto la disponibilità delle somme stanziate dalla legge 205/2017 per il 2019 (41 milioni lordo Stato) e 2020 (96 milioni in totale a regime). L’Aran richiama a questi problemi “tecnici” per non contrattualizzarli da subito e propone una “dichiarazione di intenti” nel contratto relativa a queste cifre. Ma proclami del genere si ascoltano da troppo tempo. Dunque Udir rilancia e continua a dichiararsi pronta a trasformare le diffide messe a disposizione dei colleghi per ottenere tale parziale equiparazione già dal 2016 in ricorsi al giudice del lavoro se verrà firmato il contratto così come è. È giunta l’ora di dire basta: Udir afferma che i soldi della legge di Bilancio per il 2018 vanno conteggiati in questo contratto e incrementati nella prossima legge di stabilità per cominciare a garantire anche la parziale parità di trattamento economico tra i dirigenti della stessa area. Altrimenti, seguendo la linea Aran e quella delle OO.SS. rappresentative, è facile immaginare come finirà: per questo triennio contrattuale ci sono solo 37 milioni + 4/12 dei 35 ex legge 107, sottratti alle altre voci del Fun, totale circa 48 milioni che oggi ammonterebbero a circa 6mila euro lordo stato per ogni dirigente.Occorre negoziare adesso tutti i fondi stanziati, ancorché concretamente esigibili nel 2019 e nel 2020. E fare di più: chiedere che nell’imminente legge di Bilancio 2019 siano stanziati i fondi necessari per l’equiparazione totale, non armonizzante e progressiva, fin da gennaio 2019. È l’ora, dopo oltre 18 anni, di esigere realmente l’equiparazione, ponendo fine a un vergognoso sfruttamento. E respingendo le tesi consolatorie che già alcuni sindacati adombrano (l’aumento sulla parte fissa poi però non è suscettibile di modifiche in peggio: è pensionabile, si avrebbero aumenti dal 1 gennaio 2018 ma solo per il 2019 diminuirebbe la parte variabile). Sono promesse e batoste economiche a cui abbiamo già assistito negli ultimi 5 anni: davvero i DS appoggeranno i sindacati che le propongono? Certamente no.

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