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Risparmio, le regole auree per tutelare il portafoglio

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Risparmio, le regole auree per tutelare il portafoglio

Per gli italiani, il risparmio privato è una passione e un dogma che viene trasmesso di padre in figlio. Nel 2017, secondo uno studio di Unimpresa elaborato sulla base dei dati della Banca d’Italia, il risparmio delle famiglie è aumentato del 4% rispetto all’anno precedente, sfiorando i 4.300 miliardi, ossia circa il doppio del debito pubblico italiano. Visto il volume, è sempre più importante conoscere alcune regole che consentano ai risparmiatori di tutelare il portafoglio, tenendo conto del fatto che risparmiando non si diventa ricchi, ma non risparmiando, probabilmente, si diventa poveri.

Che sia materasso o mattone, le vecchie generazioni insegnavano a tenere i soldi in caldo e al sicuro. A pensarci bene, questo antico detto potrebbe andare bene più oggi rispetto a cinquanta o sessant’anni fa, quando l’inflazione galoppava. Tuttavia, anche con un’oscillazione decisamente più bassa, il valore del proprio denaro rischia di ridursi ogni anno. L’investimento, in tal senso, rappresenta una buona soluzione. Gli italiani lo sanno, e infatti nel 2017 i titoli azionari e i fondi comuni hanno conosciuto un aumento rispettivamente del 9,67% e del 9,02%, crescite superiori a quelle dei conti correnti (+6,77). Complessivamente, il 35% del portafoglio dei risparmiatori italiani è destinato ad investimenti in titoli o fondi comuni. Non male.

Attenzione però, anche l’investimento comporta dei rischi. Oltre al pericolo insito nella natura finanziaria dell’operazione (fallimento, perdita di valore ecc.), esistono altri aspetti da tenere in considerazione, quali il costo delle commissioni, la questione della trasparenza e dell’indipendenza del consulente e non solo. Soprattutto, occorre saper scegliere il professionista giusto. Come amava ripetere Milton Friedman, “non esistono pasti gratuiti”, e nel mondo degli investimenti questo è tanto più vero. “Spesso”, - spiegano gli esperti di Moneyfarm all’interno di un articolo sui luoghi comuni del risparmio, “il risparmiatore non è consapevole di quanto stia versando al proprio consulente (in alcuni casi crede che non stia pagando affatto, una cosa che non può mai esistere)”. Altrettanto spesso, si tende a dare più importanza ai rapporti personali (strette di mano, sorrisi, pacche sulla spalla) e meno alle competenze e alle qualità di chi deve gestire il nostro denaro. Elementi quali amicizia o passaparola (“Me ne ha parlato un amico…”) non sono sufficienti per stare al sicuro.

Come ricordato all’inizio, con il risparmio non si diventa ricchi, ma senza dubbio si può godere di una certa stabilità. Scialacquare il proprio denaro con scelte avventate, invece, quasi sempre fa diventare più poveri.

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