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Poste Italiane: emissione francobollo dedicato a Gioachino Rossini

Poste Italiane: emissione francobollo dedicato a Gioachino Rossini

Francobollo  ROSSINI

Poste Italiane comunica che il 13 novembre 2018 è stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Gioachino Rossini, nel 150° anniversario della scomparsa, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€.

Tiratura: un milione di esemplari.

Fogli da 28 esemplari

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in calcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

Bozzetto a cura di Rita Morena.

La vignetta raffigura un ritratto di Gioachino Rossini, ispirato da una fotografia del fotografo francese Nadar, in primo piano su un particolare dello spartito musicale autografo “Barbiere di Siviglia”, il cui originale è conservato nel Museo Bibliografico Musicale di Bologna.

Completano il francobollo la leggenda “GIOACHINO ROSSINI”, le date “1792 – 1868”, la scritta “ITALIA” e la dicitura della tariffa B.

L’annullo primo giorno di emissione è disponibile presso l’ufficio postale di Pesaro Centro.

Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettino illustrativo, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 12€.

Quando nel 1858, a Parigi, detta il suo testamento, Rossini ha 66 anni e da tre è tornato a vivere nella capitale francese, dove resterà fino alla morte, nel 1868. Il documento, che nomina il Comune di Pesaro erede universale di tutti i beni del compositore, contiene due clausole: la prima è l’usufrutto a vita dell’intero patrimonio a favore della vedova Olympe Pélissier, la seconda è l’impegno del Comune di istituire un Liceo musicale intitolato al nome di Rossini. Alla morte di Olympe, nel 1878, il Comune si attiva immediatamente, assolve tutti i complessi obblighi formali, e nel 1882 è in grado di iniziare le lezioni nel nuovo istituto. Nel 1940 lo Stato prende in carico il Liceo musicale, che diventa così l’attuale Conservatorio statale G. Rossini, mentre contestualmente il Comune istituisce la Fondazione Rossini, destinata a diventare il più importante istituto musicologico di studi rossiniani del mondo. Nel 1980 nasce il Rossini Opera Festival, che si propone, proseguendo l’opera scientifica della Fondazione, la restituzione teatrale alla cultura di ogni paese, del patrimonio sommerso rossiniano. È dunque la volontà testamentaria di Rossini il primum movens di questa complessa filiera di eventi, fra loro concatenati, che hanno fatto di Pesaro il centro della Rossini renaissance, e messo in moto una delle più imponenti operazioni di recupero di una bellezza dimenticata. Fin qui la storia. Ma una domanda resta sospesa: perché Gioachino prende questa decisione? C’è una risposta scontata ed è: per amore verso la sua città natale. Non si nega che, almeno in parte, questo possa essere vero, ma con Rossini bisogna stare in guardia: lui non è un sentimentale, ma un uomo molto concreto e attento ai suoi interessi, oltre che assai determinato nel difenderli. E’ difficile che abbia preso una decisione del genere (oltretutto riguardante le sue sostanze) per un semplice impulso d’affetto, del resto abbastanza difficile da motivare. In realtà è Bologna la sua città d’elezione, quella dove cresce, studia e si forma. Certo, Rossini avrà una vita cosmopolita: starà complessivamente venti anni, in due distinti periodi, a Parigi, sette a Napoli e cinque a Firenze, ma la maggior parte della sua vita, a parte i brevi soggiorni in altre città per ragioni di lavoro, la trascorrerà a Bologna, dove ricopre anche un incarico di consulente per il Conservatorio. Allora, non poteva essere più ragionevole lasciare tutto a Bologna o, in seconda istanza, a Parigi? Invece no: Rossini sceglie Pesaro. Come mai? Anche qui c’è una risposta scontata: il compositore era in rotta con i bolognesi da quando, nel 1848, era stato fatto oggetto di una manifestazione ostile da parte dei patrioti liberali che lo accusavano di essere un reazionario. Certo, può essere: ma anche in questo caso vale la stessa obiezione. Rossini non era tipo da prendere una decisione così importante sulla base di una ripicca o per una semplice spinta emotiva, oltretutto tanto tempo dopo. E’ invece molto più probabile che abbia deciso, come suo costume, con ponderazione e soprattutto con lungimiranza. A ben vedere, solo Pesaro, sua città natale, poteva assicurargli nel mondo il culto esclusivo del suo nome e della sua musica senza miti concorrenziali: insomma, l’immortalità.

In conclusione si può dire che la decisione di Rossini di nominare la sua città natale sua sede universale sia stata dettata da un insieme di amore e di lungimiranza. A Pesaro, per fortuna, non è nata una chiesa rossiniana, un culto religioso come quello di Bayreuth per Wagner, ma qualcosa di più laico, fatto di rigore scientifico e di continue epifanie teatrali. Probabilmente Rossini ne sarebbe contento: la sua città lo ha felicemente ripagato.

 

Gianfranco Mariotti - Presidente Onorario del Rossini Opera Festival

       Poste Italiane comunica che il 13 novembre 2018 è stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Gioachino Rossini, nel 150° anniversario della scomparsa, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€.

       Tiratura: un milione di esemplari.

       Fogli da 28 esemplari

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in calcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

Bozzetto a cura di Rita Morena.

La vignetta raffigura un ritratto di Gioachino Rossini, ispirato da una fotografia del fotografo francese Nadar, in primo piano su un particolare dello spartito musicale autografo “Barbiere di Siviglia”, il cui originale è conservato nel Museo Bibliografico Musicale di Bologna.

Completano il francobollo la leggenda “GIOACHINO ROSSINI”, le date “1792 – 1868”, la scritta “ITALIA” e la dicitura della tariffa B.

L’annullo primo giorno di emissione è disponibile presso l’ufficio postale di Pesaro Centro.

Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettino illustrativo, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 12€.

Quando nel 1858, a Parigi, detta il suo testamento, Rossini ha 66 anni e da tre è tornato a vivere nella capitale francese, dove resterà fino alla morte, nel 1868. Il documento, che nomina il Comune di Pesaro erede universale di tutti i beni del compositore, contiene due clausole: la prima è l’usufrutto a vita dell’intero patrimonio a favore della vedova Olympe Pélissier, la seconda è l’impegno del Comune di istituire un Liceo musicale intitolato al nome di Rossini. Alla morte di Olympe, nel 1878, il Comune si attiva immediatamente, assolve tutti i complessi obblighi formali, e nel 1882 è in grado di iniziare le lezioni nel nuovo istituto. Nel 1940 lo Stato prende in carico il Liceo musicale, che diventa così l’attuale Conservatorio statale G. Rossini, mentre contestualmente il Comune istituisce la Fondazione Rossini, destinata a diventare il più importante istituto musicologico di studi rossiniani del mondo. Nel 1980 nasce il Rossini Opera Festival, che si propone, proseguendo l’opera scientifica della Fondazione, la restituzione teatrale alla cultura di ogni paese, del patrimonio sommerso rossiniano. È dunque la volontà testamentaria di Rossini il primum movens di questa complessa filiera di eventi, fra loro concatenati, che hanno fatto di Pesaro il centro della Rossini renaissance, e messo in moto una delle più imponenti operazioni di recupero di una bellezza dimenticata. Fin qui la storia. Ma una domanda resta sospesa: perché Gioachino prende questa decisione? C’è una risposta scontata ed è: per amore verso la sua città natale. Non si nega che, almeno in parte, questo possa essere vero, ma con Rossini bisogna stare in guardia: lui non è un sentimentale, ma un uomo molto concreto e attento ai suoi interessi, oltre che assai determinato nel difenderli. E’ difficile che abbia preso una decisione del genere (oltretutto riguardante le sue sostanze) per un semplice impulso d’affetto, del resto abbastanza difficile da motivare. In realtà è Bologna la sua città d’elezione, quella dove cresce, studia e si forma. Certo, Rossini avrà una vita cosmopolita: starà complessivamente venti anni, in due distinti periodi, a Parigi, sette a Napoli e cinque a Firenze, ma la maggior parte della sua vita, a parte i brevi soggiorni in altre città per ragioni di lavoro, la trascorrerà a Bologna, dove ricopre anche un incarico di consulente per il Conservatorio. Allora, non poteva essere più ragionevole lasciare tutto a Bologna o, in seconda istanza, a Parigi? Invece no: Rossini sceglie Pesaro. Come mai? Anche qui c’è una risposta scontata: il compositore era in rotta con i bolognesi da quando, nel 1848, era stato fatto oggetto di una manifestazione ostile da parte dei patrioti liberali che lo accusavano di essere un reazionario. Certo, può essere: ma anche in questo caso vale la stessa obiezione. Rossini non era tipo da prendere una decisione così importante sulla base di una ripicca o per una semplice spinta emotiva, oltretutto tanto tempo dopo. E’ invece molto più probabile che abbia deciso, come suo costume, con ponderazione e soprattutto con lungimiranza. A ben vedere, solo Pesaro, sua città natale, poteva assicurargli nel mondo il culto esclusivo del suo nome e della sua musica senza miti concorrenziali: insomma, l’immortalità.

In conclusione si può dire che la decisione di Rossini di nominare la sua città natale sua sede universale sia stata dettata da un insieme di amore e di lungimiranza. A Pesaro, per fortuna, non è nata una chiesa rossiniana, un culto religioso come quello di Bayreuth per Wagner, ma qualcosa di più laico, fatto di rigore scientifico e di continue epifanie teatrali. Probabilmente Rossini ne sarebbe contento: la sua città lo ha felicemente ripagato.

Gianfranco Mariotti - Presidente Onorario del Rossini Opera Festival

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