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Anief: il nuovo modo di fare sindacato

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Anief: il nuovo modo di fare sindacato

Quella della rappresentatività sindacale è solo “una prima tappa: vogliamo arrivare a quote sei zeri ed essere ascoltati seriamente nei tavoli nazionali di comparto e confederali, dai vertici europei perché vogliamo una scuola sempre più giusta e ancorata agli standard europei”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata oggi ad ​Orizzonte Scuola​, pochi giorni dopo che ​l’Aran l’ha annoverata come rappresentativa del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca. Il sindacalista autonomo ha affrontato molti temi: contratto, mobilità, GaE, precariato, relazioni sindacali, reclutamento, regionalizzazione, scioperi, politica, soffermandosi a lungo sul rapporto con le altre sigle sindacali.

Quando si parla dell’azione travolgente dell’Anief i numeri valgono più di tanti commenti: con un incremento di 25 mila deleghe e 28 mila voti rispetto alle precedenti elezioni nel comparto Scuola, ha raddoppiando il livello di rappresentatività registrato tre anni prima, meritandosi di sedere al tavolo con il Miur, assieme ai sindacati maggiori nazionali, dopo avere superato il 6% dei consensi.

Nell’ultimo anno – ricorda Pacifico – siamo cresciuti di altre 6 mila deleghe, ​siamo il sesto sindacato della scuola​, l’undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego”.

Il sindacalista autonomo è conscio che la strada da percorrere è lunga: quello realizzato, dice, “è ancora poco per essere realmente decisivi e incisivi, ma è anche un punto di partenza”.

Il sindacato, che dieci giorni fa ha celebrato il suo ​decennale ad Aosta alla presenza dell’intero direttivo nazionale​, avvierà la sua azione ai tavoli nazionali rivendicando a gran voce “il ​rinnovo del CCNL appena scaduto”​, che ha lasciato gli stipendi di oltre un milione di lavoratori della scuola tra i 5 e i 10 punti sotto il costo della vita. Inoltre, “siamo pronti a ricorrere nei tribunali se gli altri sindacati confederali ci impediranno – come hanno fatto con Gilda e Snals – di partecipare alle contrattazioni integrative a livello nazionale, regionale e d’istituto, se non firmatari del vecchio contratto”. “Sono passati dieci anni – dice ancora – in cui abbiamo ​vinto parecchi ricorsi e manifestato tante volte in piazza​, abbiamo portato avanti le nostre idee nelle aule parlamentari e giudiziarie, italiane ed europee. Ci siamo aperti al territorio senza tralasciare i social, abbiamo offerto ​servizi assicurativi, di formazione, di consulenza fiscale e di patronato​, ma soprattutto abbiamo dimostrato una ​capacità di analisi che si è presto trasformata in ​opinion leader della stampa tutta, cosa che il sindacato tradizionale aveva perso, e abbiamo lottato con coerenza, spesso sacrificando scelte politicamente a medio termine più fruttuose. Alla fine abbiamo raddoppiato i voti, triplicato gli iscritti e superato dopo trent’anni una soglia che aveva impedito la riapertura di un serio dibattito nei tavoli contrattuali, da molti anni considerato assente”.

Il ​leader del sindacato autonomo anticipa anche le altre linee d’azione sindacale: “subito riandremo nel territorio con assemblee a tappeto in ogni Comune​, così da ascoltare le esigenze del personale delle scuole autonome e ricordare i diritti di ciascuno. Estenderemo, grazie ai nuovi 4 mila TAS, l’​operazione verità ​già ​partita con le nostre mille RSU rimaste in carica su organici, contratti a termine, posti in deroga di sostegno e su potenziamento, ​burnout e formazione a tutte le scuole italiane e al Miur”.

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