corriere150repubblica150

giornale150

sole24ore150

 

IlMessaggero-punto-itiltempo

 

ilpiccolo

ilmattino

 

 

lastampa.itil secoloxix

 

ilgiorno

avvenire

 

 

 

 


Elezioni in India: quale scenario per gli investitori?

Elezioni in India

Elezioni in India: quale scenario per gli investitori?

Le elezioni indiane sono iniziate ufficialmente l’11 aprile scorso e si stanno svolgendo nell’arco di sei settimane, con i risultati che verranno annunciati il 23 maggio al termine dei setti turni di voto. Tutti i 543 membri del Parlamento indiano verranno eletti in collegi uninominali con la regola del “first-pass-the-post” (in ogni collegio vincerà chi avrà la maggioranza relativa dei voti). Al termine degli scrutini, il partito che avrà la maggioranza semplice dei parlamentari (più di 271 seggi), o la coalizione che riuscirà a creare una maggioranza nella Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento, sceglierà il prossimo Primo Ministro indiano. Nelle ultime elezioni di cinque anni fa, Narendra Modi e il suo partito, il Partito Popolare Indiano (BJP), erano riusciti ad ottenere la maggioranza semplice nel Lok Sabha, cosa che non avveniva dal 1984. La proposta elettorale di Modi si basava sulla capacità di creare lavoro e superare l’inerzia della burocrazia, due delle gravi lacune dell’amministrazione precedente. Oggi però le proiezioni dicono che il BJP non riuscirà ad ottenere la maggioranza, e dovrà dunque cercare di formare una coalizione con alcuni partiti regionali. Modi ha portato avanti riforme radicali come la Good and Services Tax e l’istituzione di un codice fallimentare per i processi di insolvenza, ma la sua amministrazione ha subito forti critiche per il programma di smonetizzazione, che avrebbe danneggiato gli agricoltori e peggiorato le prospettive di occupazione.

I sondaggi prevedono che il Partito Popolare Indiano avrà più seggi di tutti, ma non sembra possa essere in grado di replicare il successo del 2014, quando si assicurò la maggioranza semplice dei seggi senza dover formare coalizioni. Lo scenario più probabile è che il BJP vincerà tra i 200 e i 230 seggi, il che significà che per formare il governo basterà una piccola coalizione. In questo caso, Modi ha ottime possibilità di restare Primo Ministro.

Tuttavia, nel caso il BJP andasse al di sotto delle aspettative e vincesse un numero di seggi inferiore a 200, ma ancora sufficiente a formare una coalizione con vari partiti regionali, le probabilità che Modi prosegua il suo mandato diminuirebbero, non essendo noto per la capacità di aggregare consenso. Secondo alcuni un suo possibile sostituto potrebbe essere, in questo scenario, Nitin Gadkari, l’attuale Ministro dei Trasporti. Il maggior rivale del BJP è il Partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi. Difficilmente riuscirà a vincere abbastanza seggi per formare un governo, ma è possibile che una grande alleanza con un certo numero di partiti regionali possa riuscire a soppiantare il Partito Popolare Indiano e la sua eventuale coalizione. Tuttavia, la probabilità che ciò avvenga è – a nostro parere – bassa. Infine, un’ipotesi più ardita sarebbe l’emergere di un piccolo partito regionale come pedina determinante, in grado di portare al ruolo di Primo Ministro una figura politica relativamente sconosciuta. Sarebbe lo scenario in cui aumenterebbero maggiormente le incertezze sulle future decisioni del governo.

L’esito più probabile, la vittoria del BJP con la conferma di Modi, sarebbe l’esito più favorevole per i mercati. Attualmente, i titoli di stato indiani a 10 anni rendono attorno al 7,4%, e su questo livello sono rimasti per tutto il 2019. Allo stesso tempo, a partire dall’inizio del 2018 gli investitori esteri hanno cominciato a disinvestire in maniera significativa i loro portafogli dai bond indiani. La percentuale di obbligazioni sovrane e corporate indiane detenute da soggetti esteri si attesta oggi rispettivamente al 68% e 73%.

Da una prospettiva macroeconomica, siamo positivi sull’India. Il conto delle partite correnti dovrebbe rimanere in deficit, ma complessivamente la bilancia dei pagamenti dovrebbe rimanere ben supportata. Gli investimenti diretti esteri, pari a circa 3 miliardi di dollari al mese, continuano ad essere solidi, mentre i flussi di portafoglio esteri dovrebbero riprendersi se lo scenario elettorale più probabile finirà per verificarsi. La Reserve Bank of India ha accumulato una quantità significativa di riserve estere, oltre 410 miliardi di dollari, per neutralizzare shock esterni. Inoltre, allo scopo di stimolare la crescita, la RBI nel 2019 ha tagliato i principali tassi di riferimento di 50 punti base, anche in conseguenza di un’inflazione nominale rimasta nella parte inferiore della fascia fissata come obiettivo (tra il 2% e il 6%, con obiettivo di inflazione 4%). Shaktikanta Das è stato nominato come governatore della banca centrale nel dicembre 2018, a seguito delle improvvise dimissioni del suo predecessore Urjit Patel. Das è percepito dal mercato come fortemente allineato alle politiche governative. Tuttavia, questo ha anche portato delle preoccupazioni sull’indipendenza e autonomia della RBI.

Condividi
comments
  • Menabrea_2
  • Menabrea_1

In primo piano