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QUANTO VALE IL MARCHIO ITALIA NEL MONDO

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MILANO  SI DISCUTE

DEL VALORE DEL MARCHIO ITALIA NEL MONDO

MADE IN ITALY

A Milano al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci nei giorni scorsi si è svolto un Talk su “Quanto vale il marchio Italia? Dall’arte alla scienze, come viene percepito il Brand del nostro Paese all’estero” Gli oratori in sala Leonardo sono Enrico Pozzi AD della Eikon Strategic Consulting; Marco Moretti AD e direttore Generale banca Monte dei Paschi di Siena: Maria Rosa Antoniazza ricercatrice Istituto Italiano di Ttecnologia IT genova, ha moderato la giornalista Robeta Scorranese del Corriere della Sera.. Un’indagine di Eikon su 20 nazioni: le parole più associate alla nostra identità sono sport e politica: la ricerca poco considerata. I personaggi più commentati?

La Juventus, Salvini e Sarri: questa è l’Italia vista dagli altri Paesi . Indagine ricerca effettuata : analizzando un milione tra articoli, post su internet, scritti sui social network in venti Paesi del mondo, da gennaio fino a qualche giorno fa, emerge che quando si parla d’Italia all’estero si parla soprattutto di «Juventus», di «mercato» (calcistico) Sono queste le parole che ricorrono più di frequente quando viene citato il nostro Paese. Termini come «innovazione», «economia» o «banche» sono agli ultimi posti, preceduti da «politica» e «migranti». Mussolini supera BerlusconiMa le novità e le sorprese dei personaggi più citati: Matteo Salvini al primo posto, seguito da Papa Francesco e da Mario Balotelli, è dal quarto posto Maurizio Sarri, Berlusconi, scavalca Giuseppe Conte. Al 16° posto troviamo Leonardo da Vinci. Enrico Pozzi, commenta: «Quando si parla dell’Italia nei Paesi che abbiamo studiato, gli argomenti più forti sono il calcio e lo stile di vita. Ricerca, tecnologia e innovazione sono agli ultimi posti.

ITALIAN FOOD EXPERIENCE

E non è giusto, perché nella realtà questi sono settori molto forti». Certo, va detto che queste rilevazioni nascono da mezzi «caldi» come la tv, la stampa e i social, dunque c’è una portata emotiva che non va trascurata. Il dr. Pozzi, esponendo i dati raccolti afferma che il punto,: il valore di un Paese oggi è anche il suo valore percepito. «È anche in base a questo sentire che un turista sceglie di venire in Italia o di andare in Francia. Oppure di acquistare un’auto prodotta qui o in Germania», dice ancora Pozzi. Per Maria Rosa Antognazza, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, afferma «In tutti i Paesi europei, stando alla mia esperienza, c’è grande stima per quelli che vengono a formarsi qui in Italia e in generale per i ricercatori italiani. È piuttosto il “sistema Paese” che viene percepito come debole, refrattario a finanziare la scienza e disposto a concedere poche infrastrutture per i laboratori». L’indagine MonItaly ha misurato anche i Paesi più «benevoli» nei nostri confronti e se in testa troviamo il Giappone, in coda c’è la Germania. La Francia, con la quale abbiamo ingaggiato un duello governativo abbastanza acceso nelle settimane recenti, è solo al penultimo posto. E la moda? E il design? Curioso che la parola «fashion» sia al penultimo posto tra i termini più utilizzati in rete quando si parla di noi e che la parola «design» non rientri nemmeno nell’elenco. Eppure, come ha dimostrato il successo del recente Salone del Mobile di Milano, questi sono i settori che realmente ci proiettano in una dimensione internazionale. Allora, la sensazione è che ci siano due Italie che viaggiano parallele: una che produce, che si fa strada nei mercati internazionali e che si guadagna una solida eppure silente reputazione e un’altra che è più chiassosa, più «calda», più visibile che attraversa i confini e che spesso genera polemiche. Pozzi raccomanda: «È un’indagine che si basa soprattutto su fonti Internet, dunque i temi sono molto divisivi». Sì, però sono i più permeabili e così, alla lunga, il cosiddetto «marchio Italia» ne risente. Secondo Antognazza, che lavora in uno degli istituti scientifici più prestigiosi, «bisognerebbe scardinare i pregiudizi con una maggiore fiducia nelle nostre capacità. E cercare di evitare quell’impressione di strutture frammentate che tanto ci penalizza». E modernizzare il famoso «saper fare» che tanto ha reso famoso il nostro artigianato all’estero.

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