corriere150repubblica150

giornale150

sole24ore150

 

IlMessaggero-punto-itiltempo

 

ilpiccolo

ilmattino

 

 

lastampa.itil secoloxix

 

ilgiorno

avvenire

 

 

 

 


Mercati: Due trimestri di turbolenza

Mercati Due trimestri di turbolenza 2018-2019 r

MERCATI: DUE TRIMESTRI DI TURBOLENZA

A cura di William Davies,

Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. 

Nell’arco di soli sei mesi – dallo scorso ottobre alla fine di marzo – sui mercati mondiali è accaduto qualcosa di eccezionale. Il 21 settembre 2018, giorno dell’equinozio di autunno, i listini hanno raggiunto un picco; poi all’improvviso si è verificato una apparente cambio di stagione ed è arrivato l’inverno. Con l’inizio del quarto trimestre si è prodotta rapidamente una brusca correzione, durante la quale i principali mercati azionari hanno perso circa il 17%, toccando un minimo alla vigilia di Natale negli Stati Uniti (il giorno di Natale in Asia). Quindi, dopo aver annullato tutti i guadagni del 2018 e oltre, i listini mondiali si sono divincolati dalla gelida morsa della paura, e tra la fine di dicembre e l’equinozio di primavera (21 marzo) hanno invertito la rotta, registrando un rialzo del 18%. La bella stagione era arrivata.

Perché i mercati hanno manifestato di punto in bianco tanta paura? E se gli apparenti timori per l’economia globale erano giustificati, come si può spiegare l’improvviso ritorno dalla propensione al rischio? Il crollo del quarto trimestre è stato un’anomalia? Oppure il successivo rimbalzo segnala una pericolosa sottovalutazione dei pericoli che attendono gli investitori nel resto di quest’anno e nel prossimo? La mia risposta alle ultime due domande è “no”. La correzione del quarto trimestre è stata forse di una gravità inattesa, ma è spiegabile alla luce del contesto e di alcuni dati pubblicati intorno a quel periodo. Credo anche che il rimbalzo all’inizio di quest’anno sia giustificabile, anche se sono rimasto sorpreso dalla sua intensità. Sia la correzione che il successivo recupero sono stati una reazione a una serie di rischi geopolitici in rapida evoluzione – specie le tensioni sulle relazioni commerciali sino-statunitensi – che gli investitori trovano sempre più difficili da prevedere e da valutare. A causa della fragilità della fiducia e della successione talvolta rapida degli eventi i mercati potrebbero aver evidenziato oscillazioni più violente del solito, ma le loro reazioni non sono state irrazionali. Il contesto di lungo periodo è fondamentale in questo caso. L’attuale espansione globale e il corrispondente rialzo dei mercati azionari hanno raggiunto un fase avanzata in termini storici; di conseguenza, aumenta naturalmente il timore che l’economia mondiale sia vicina a una contrazione che segnalerà la fine del ciclo attuale. Non stupisce, quindi, che gli investitori prestino grande attenzione ai segnali di recessione, dopo aver osservato una crescita economica nominale del 3-4% all’anno negli Stati Uniti e del 4-5% a livello globale per gran parte del decennio da quando l’S&P 500 ha toccato un minimo nel marzo del 2009, il tutto abbinato a un’inflazione estremamente modesta. Le loro apprensioni si sono indubbiamente acuite in seguito all’ulteriore accelerazione del ritmo di espansione nel 2017 e 2018.

La marcata correzione degli ultimi tre mesi del 2018 è stata causata da due fattori importanti. Il primo è stato il mutevole panorama politico. Negli ultimi anni nelle principali economie mondiali sono saliti al potere alcuni uomini forti di orientamento nazionalistico che hanno adottato un approccio più risoluto nelle relazioni internazionali. Negli Stati Uniti i Repubblicani non hanno più la maggioranza al Congresso, ma il presidente Trump rimane una figura dominante e imprevedibile. In Cina Xi Jinping ha consolidato il controllo sul governo e ha eliminato i limiti temporali al proprio mandato di primo ministro. Analogamente, Narendra Modi in India, Recep Tayyip Erdogan in Turchia, Jair Bolsonaro in Brasile, Shinzo Abe in Giappone e il principe ereditario Mohammad Bin Salman in Arabia Saudita sono tutti leader più forti e nazionalistici dei loro predecessori, mentre figure anticonformiste come Vladimir Putin e Kim Jong Un godono di una notevole influenza internazionale.

È in questo contesto che la situazione della Brexit diventa particolarmente rilevante. In quanto economia aperta e interconnessa a livello internazionale, il Regno Unito è profondamente integrato in molte delle catene di produzione transfrontaliere lungo le quali si muovono i flussi commerciali. Ma se a causa dei cambiamenti geopolitici non si ha più la certezza che queste catene di produzione continueranno a operare come in passato, non è chiaro dove le aziende dovrebbero investire.

A quel punto è affiorato il primo importante segnale positivo: gli Stati Uniti hanno sospeso l’innalzamento dei dazi dal 10% al 25% minacciato nei confronti di USD 200 miliardi di importazioni cinesi. Questo rinvio di 90 giorni ha spostato a fine febbraio il rischio di un’ulteriore perturbazione dei flussi commerciali, alleviando una delle principali fonti di apprensione per i mercati globali.

Nel contesto di crescenti timori riguardo ai dati economici che venivano pubblicati, i mercati hanno captato il secondo importante segnale positivo: dopo aver accennato a ulteriori rialzi dei tassi fino all’ultimo trimestre del 2018, la Fed ha reagito all’indebolimento delle prospettive indicando che non prevedeva più di aumentare i tassi nel corso del 2019. Questo mutato orientamento, unito al rinvio di un nuovo conflitto sul fronte commerciale, ha contribuito a innescare il rimbalzo degli indici azionari che è poi proseguito per tutto il primo trimestre.

In un’ottica futura, le prospettive a medio termine sono dominate da una questione in particolare: le elezioni statunitensi del 2020 e la volontà del presidente Trump di creare un solido contesto economico per la propria campagna elettorale. Deciso a ottenere un secondo mandato, il magnate farà tutto il possibile per evitare un rallentamento dell’economia statunitense esacerbato dalle tensioni commerciali e dalla debolezza degli investimenti aziendali. Avendo perso il controllo del Congresso e con un ampio disavanzo di bilancio, non sarà facile per Trump far approvare ulteriori misure di stimolo economico.

Un eventuale accordo commerciale con Pechino, in particolare laddove questo comporti un maggiore acquisto da parte cinese di beni e prodotti agricoli provenienti dagli stati centrali elettoralmente cruciali degli USA, potrebbe fornire all’economia nazionale e alle prospettive di rielezione di Trump quella sorta di stimolo che il Presidente sta cercando.

Trump ha già varato un ampio stimolo fiscale alla fine del 2017, con tagli alle imposte sui redditi individuali e societari che hanno dato impulso alla crescita sino alla fine del 2018, anche se gli effetti di queste misure dovrebbero iniziare a svanire dai dati economici con l’avanzare del 2019. Data questa lettura degli eventi, il rialzo messo a segno dai mercati mondiali a partire dai minimi di fine 2018 appare ragionevole, anche se è stato più marcato di quanto mi aspettassi. Ciò nonostante, sulla base delle attuali valutazioni i principali mercati azionari non sembrano sopravvalutati.

Le azioni statunitensi quotano a circa 16 volte gli utili attesi per il 2020. Se anche queste previsioni di utile non si realizzassero e il multiplo effettivo si rivelasse più elevato, le valutazioni sarebbero comunque ragionevoli, specialmente a fronte del rendimento del 2,5% offerto dal Treasury USA decennale – sceso dal 3,25% raggiunto nell’estate del 2018 – che fornisce supporto agli attivi rischiosi attraverso condizioni monetarie più accomodanti. Le azioni europee sono ancora più sottovalutate, a circa 13 volte gli utili, e una situazione molto simile si osserva in Asia o nei mercati emergenti. I mercati, per la maggior parte, non sembrano sopravvalutati sulla base delle attuali previsioni di utile; tuttavia, dato che l’economia mondiale si avvicina alla fine del ciclo economico, dovremmo aspettarci una graduale diminuzione delle valutazioni azionarie, perché quando il ciclo avrà raggiunto il picco gli utili potrebbero iniziare a diminuire.Tutto ciò suggerisce che, mentre la rapida correzione e ripresa dei mercati azionari negli ultimi sei mesi circa è giustificabile alla luce del quadro geopolitico e di una serie di dati economici deludenti, l’attuale ciclo economico è destinato per il momento a proseguire. Un mini ciclo non si è trasformato in una grave recessione… almeno per questa volta.I campanelli d’allarme, però, continuano a suonare, principalmente a causa della fragilità delle relazioni tra i grandi blocchi economici mondiali e dell’imprevedibilità dei negoziati tra potenti leader mondiali di orientamento nazionalistico. Ma il grande interrogativo per gli investitori di tutto il mondo sarà in ogni caso lo stesso: quando inizierà la prossima congiuntura negativa, quanto spazio di manovra avranno le banche centrali e le autorità di governo per proteggere e stimolare le loro economie?

fonte con testo integrale: www.columbiathreadneedle.com

Condividi
comments
  • Menabrea_2
  • Menabrea_1

In primo piano